HABHDÄLÄH («separazione»). - Cerimonia religiosa ebraica alla fine del sabato (e, in forma ridotta, di ogni giorno festivo) ed inizio del periodo di giorni lavorativi: e ciò in corrispondenza alla prassi del giddäš («consacrazione»), all'inizio del giorno festivo (il giorno festivo ha inizio dopo il tramonto del sole del giorno che precede la festa).
Si celebrava anticamente «l'uscita del sabato» con un banchetto in comune, alla fine del quale, all'entrata della sera, si portava, come alla fine di ogni celebrazione della mensa in comune, un lume acceso e droghe accese. A questo punto si recitavano i testi scritturali (Ps. 141, 67, 91; Gen. 27, 28-29), atti ad invocare benedizione, abbondanza e illibatezza di costumi nel periodo entrante, ad allontanamento di influssi malefici. «Separazione» fra tempo sacro e profano, tra Israele e le genti lontane da Dio. Il distinguere, il separare, suppone intelligenza, e così la menzione della h. fu inserita nelle preghiere delle «18 benedizioni», e precisamente in quella in cui si domanda al Signore il dono dell'intelligenza.
Nel medioevo si era diffusa la credenza popolare che alla fine del sabato le anime dei malvagi tornavano alle pene ed è così che nel cerimoniale fu inserita la recita di Ps. 91.