HARMACK, ADOLF von. - Teologo protestante. n. a. Dorpat (Livonia) il 7 maggio 1851, m. a Heidelberg, il 10 giugno 1930. Professore a Giessen, Marburgo c. nel 1888, a Berlino, fu dal 1890 influente membro dell'Accademia di Berlino e nel 1905 direttore generale della Biblioteca reale. Educato in una famiglia ortodossa luterana (il padre Teodosio era autore di un libro, scritto dal punto di vista ortodosso, sulla teologia di Lutero), si staccò dalle tradizioni della casa paterna, per aderire alla teologia di A. Ritschl, tipico rappresentante della Germania liberale di Bismarck. Da Ritschl prese la diffida della metafisica, che lo portò alla condanna della filosofia greca come elemento formativo della Chiesa antica e da Ritschl imparò anche l'interpretazione moralistica dei concetti escatologici, come regno di Dio, ecc. Ritschl aveva formulato la sua teologia in contrasto con la cosiddetta scuola di Tubinga (F. Chr. Baur e discepoli), che aveva adoperato la dialettica hegeliana nel campo della storia ecclesiastica e spiegata la formazione della Chiesa cattolica come la sintesi fra giudeo-cristianesimo e cristianeismo ellenistico. Con l'adesione al punto di vista di Ritschl, l'11. vide unilateralmente gli elementi greci nella formazione del cristianesimo antico e non riconobbe l'importanza del giudeo-cristianesimo, come del resto anche la sua teologia non aveva comprensione per la religione giudaica né per il Vecchio Testamento, fatto importante, perché spiega la sua adesione posteriore alla teologia antigiudaica di Marcione.
H. voleva essere e rimanere un teologo. Non era veramente un filologo (il famoso Wellhausen, critico del Vecchio Testamento, scrisse su un libro di H.: «Per me il punto debole di H. è quello che secondo lui è la sua forza: la filologia ») e questa mancanza di senso filologico lo fece cieco anche di fronte ai problemi della scuola comparativa delle religioni, sviluppata in massima parte da filologi classici. Ma mancò a lui anche ogni comprensione per la filosofia, nemmeno sotto la forma dello storicismo di Dilthey. Così rimase nell'ambito di una forma di cristianesimo protestante e liberale, che però si stava sempre più disgregando. Quando la teologia di Barth cominciò ad attaccare le posizioni del vecchio liberalismo, l'H., una volta capo di una corrente fortissima del protestantismo tedesco e protetto dal favore di Guglielmo II (anche contro i dirigenti delle Chiese protestanti), era già assai isolato. Il suo liberalismo progressivo l'allontanò del resto sempre di più da ogni forma di Chiesa; in una lettera ad E. Peterson, esprimeva apertamente la sua simpatia per il cristianesimo delle sette (quacquerismo) e così non è da meravigliarsi che le Chiese protestanti in Germania non parlino più con entusiasmo dell'autore dell'una volta molto famoso libro sull'Essenza del cristianesimo (1a ed., Lipsia 1900).
Inquadrato nella storia della teologia protestante tedesca, si vede ora quanto siano superate le idee direttrici del suo grande Lehrbuch der Dogmengeschichte (1a ed., Tubinga 1886, 1888; 4a ed., 1910). Conservano il loro valore ancor oggi due grandi pubblicazioni di H.: Geschichte der altchristlichen Literatur bis Eusebius. I. Die Überlieferung und der Bestand (Lipsia 1893). II. Die Chronologie (ivi 1897-1904). Volumi di grande erudizione, ma che sono più un repertorio che una storia dell'antica letteratura patristica. L'altra pubblicazione è la Mission und Ausbreitung des Christentums in den ersten drei Jahrhunderten (1a ed., ivi 1902, 4a ed., 1924). Importante per il materiale raccolto, inaccettabile nella parte che spiega la diffusione del cristianesimo antico. Scrisse inoltre Marcion. Das Evangelium vom fremden Gott (1a ed., ivi 1921; 2a ed., 1924).
Marcione è, in questo libro, in contrasto con la tradizione antica, distaccato dalla gnosi. Nel dualismo di Marcione l'H. vede una specie di luteranesimo, avvicinandosi in questo punto, senza saperlo, al giudizio di Moehler sulla dottrina luterana. H. era un grande organizzatore. A lui spetta il merito di aver organizzata l'edizione dei Griechisch christlichen Schriftsteller, senza però assumersi la responsabilità dell'edizione di un testo patristico greco in questa serie. Nella collezione dei Texte und Untersuchungen, che affianca la pubblicazione della raccolta, ha pubblicato gran parte delle sue indagini.
H. era un pubblicista fertilissimo e scrittore brillante, ma disposto spesso ad emettere ipotesi poco fondate. Amava veramente i più antichi scrittori cristiani. Disse a Peterson: «La Chiesa antica è la mia vera moglie, tutto il resto non erano che concubine per me »; il che fa comprendere che non aveva vero interesse né per il medioevo, né per la fase classica del protestantesimo. Personalmente un uomo che poteva affascinare, rassomigliava nell'umanismo della sua persona più ad Erasmo che ad una delle figure classiche del protestantesimo tedesco. Nei suoi studi sul Nuovo Testamento proseguiva una strada più tradizionale. Il ritorno alla tradizione lo mise in questo campo in contrasto aperto con la scuola comparativa delle religioni.