HITITI - Rilievi hititi ed iscrizioni bilingui (fenicio e hitito - geroglifico) scoperti a Karatepe negli scavi turchi del periodo 1947-48.
RELIGIONE DEGLI H. - Gli H. si chiamavano da se stessi Hattu o meglio «uomini del paese della città di Hattu » o «Hattusas», nome della capitale. Essi erano di lingua indoeuropea, di razza mista, e si sovrapposero a popolazioni miracolistiche di altra lingua e civiltà, presso le quali la città di Hattu godeva già grande prestigio. Gli H. assunsero quale nome nazionale quello del popolo conquistato. Gli abitanti di Hattusas anteriori agli H. si sogliono chiamare Hattici; essi avevano una lingua del tutto diversa da quella propria degli H., parlata però ancora dopo la conquista hititta e rimasta quale lingua di certe cerimonie religiose. Finora non si sa nulla di preciso sul modo come è stato fondato l'Impero degli H. Può darsi che Anittas di Kussar (circa contemporaneo di Hammurabi di Babilonia) vi abbia avuto grande parte. Sembra che i successori di questo Re, conquistatore di varie regioni dell'Asia Minore, tra le quali il Regno di Hattusas, siano tutti appartenuti a quella dinastia che detiene il potere nell'Impero degli H. fino al crollo verso il 1200. L'apogeo della potenza si ebbe verso la fine, dal 1400 al 1200, segnatamente sotto i re Suppiluliumas e Mursilis II, quando la lotta in Siria con gli Egiziani rese l'Impero formidabile e un pericolo per l'Egitto.
Gli H., come ebbero una propria civiltà, ebbero pure una religione particolare, che, sebbene nei suoi tratti fondamentali fosse simile a quelle delle altre nazioni paleorientali politeistiche, ed in primo luogo a quella dei Babilonesi e Assiri, presenta parecchie peculiarità del tutto diverse. Essa era politeistica, con grandissimo numero di divinità, di provenienza diversa; divinità miracolistiche anteriori agli H., divinità dei pantheon dei popoli sottomessi, ed infine figure divine proprie degli H. e comuni con le altre schiatte di lingua indoeuropea. Il pantheon dell'Impero hititta era quindi alquanto composito, tanto più che esso subì pure l'azione di quello dei Babilonesi per il tramite del pantheon degli Hurriti, i quali abitavano nelle regioni tra l'Asia Minore hititta e la Babilonia e Assiria. L'influsso hurrita è piuttosto forte, oltre che nel pantheon, nei miti, dei quali numerosi sono di origine hurrita, sebbene pervenuti soltanto in versione hititta.
Del dio nazionale e principale si ignora ancora il nome, ma che esso era un dio della tempesta, dei fulmini, della pioggia e del cielo è attestato già dal suo ideogramma, che lo dimostra corrispondente al dio mesopotamico Adad. Accanto al dio della tempesta si ha quale sua moglie una dea, la prima nel pantheon degli Hattici, la dea sorore di Arinna, la quale non sembra però essere stata dea del sole, poiché gli H. avevano un dio del sole diverso da questa dea, che aveva il suo grande santuario nella città di Arinna. Essa è chiamata «la regina dei paesi», «la regina del cielo», «la signora del giudizio giusto». A lei i re degli H. stendevano le relazioni delle loro campagne militari e per lei giuravano nei trattati internazionali. Molto importante era ancora un'altra dea, quella cui i Babilonesi e Assiri davano il nome di Ištar. Oltre che il sole gli H. adoravano pure la luna: il dio della luna era Arma. Figlio del dio supremo era Telipinus, divinità agraria e della vegetazione, della fertilità, corrispondente al dio Tamuzu mesopotamico. Il nome del dio Inanras sta forse in rapporto con quello di Indra indiano. Il dio Hasamilia aveva la facoltà di nascondere la gente. Molto antico era il dio Halmasuittis, divinità di Anittas di Kussar. Le divinità hititte protettrici erano chiamate Kulses. Gli H. avevano personificato anche alcuni concetti astratti o morali, come il Peccato, la Sincretità, il Diritto, l'Esadizione ed altri.
Erano entrate a far parte del pantheon hititta alcune importanti figure divine dei Luvì, come Santas e Kupapa, e degli abitanti del paese di Palà. Le divinità babilonesi e assire del pantheon erano Anu assieme a sua moglie, Enlil e sua moglie, Ea e Damkina, Išhara ed ancora non poche altre figure divine. Gli H. avevano grande venerazione anche per i fiumi, i monti e il mare, dei quali essi tenevano immagini nei templi.
Essi raffiguravano le loro divinità del tutto antropomorficamente, come se fossero uomini in tutto e per

Hittiti - Rilievi hittiti ed iscrizioni bilingui (fenicio e hittito-geroglifico) scoperti a Karatepe negli scavi turchi del periodo $1947-48$.
tutto. Infatti davano ai loro dèi tutte le qualità fisiche e morali caratteristiche degli uomini.
Anche gli H. avevano, come i loro vicini, una ricca fioritura di miti, in parte di origine indoeuropea, in parte di provenienza mesopotamica attraverso la mitologia degli Hurriti. Vanno rilevati specialmente il Mito di Tellipinus, secondo il quale questo dio scomparve un brutto giorno, al che sulla terra cessò la vita vegetativa e generativa. Si va in cerca del dio ed infine l'ape riesce a rintracciarlo. È evidente l'influsso del mito di Tamuzu su questo racconto mitico degli H. È stato conservato inoltre il racconto del dio della tempesta e del serpente Illyunakas. Di altri miti non si hanno che frammenti. Gli H. avevano tradotto nella loro lingua il mito babilonese di Gilgames, cioè l'Epopea di Gilgames: di questa la versione hittita ha conservato certi passi non ancora ritrovati nella redazione assioma.
Sotto agli dèi stanno nella gerarchia degli esseri numerosi demoni; sotto questi gli uomini, tra i quali i re occupano una posizione molto preminente, poiché sono i vicari degli dèi in terra e i loro rappresentanti, e in primo luogo delle divinità personali, come della dea Ištart, che è stata la divinità personale del re Hattusilis, da lei favorito perciò in tutte le sue imprese.
Ciò che accadrà e la volontà degli dèi gli H. cercavano di apprendere mediante la mantica o arte divinatoria, non meno importante presso di loro che presso gli antichi mesopotamici. Moltissimi testi mantici in lingua hittita sono stati tradotti dal babilonese, altri si basano sopra testi redatti in questa lingua. Spiccavano tra le arti mantiche l'epatoscopia, l'estipio, l'astrologia, le predizioni dal volo degli uccelli, dai parti difettosi. Gli dèi comunitari, cavano la loro volontà anche nel sogno e mandavano gli uccelli a significare ciò che gli uomini dovevano fare. Si prediceva il futuro, inoltre, dalle febbri che colpivano il re hittita. Si vedevano segni ominosi nei cambiamenti che subivano le statue degli dèi.
Molto ricca era la letteratura religiosa degli H. di scritti magici e incantatori. La magia e gli incantesimi avevano grandissima parte nella loro religione, lato questo della loro vita religiosa che li avvicina ai Babilonesi e ai popoli primitivi. Specialmente la magia simpatica era molto in voga. Le tavolette d'argilla inscritte con testi hittiti hanno conservato molti scritti incantatori, descriventi cerimonie di scongiuri, tutte pieni di atti prototipici magici.
Gli H. conoscevano altresì l'evocazione di divinità da città nemiche per farle passare nel proprio campo, come facevano i Romani, e la maledizione delle città conquistate. Interdetti particolari proteggevano la persona del re, il quale doveva sottomettersi frequentemente ad atti purificatori per rendersi immune dai contatti delle terre. Gli H. avevano una dottrina molto elaborata sul peccato, che era ritenuto colpire con le sue conseguenze qualche volta appena i successori dei veri peccatori. Il sacrificio era simile a quello delle altre nazioni palerine-tali: aveva carattere di pasto e di offerta presentata al dio. La composizione della numerosa ed influente casta sacerdotale non variava molto da quella dei sacerdoti presso i mesopotamici. La letteratura religiosa era ricca di rituali con la minuziosa descrizione di feste e cerimonie religiose. Nei riti se ne riscontrano ancora parecchi di origine hittita.