HOHENZOLLERN, DINASTIA degli. - La culla della dinastia sorta a grande potenza nella Prussia si trova nel Giura svevo: su una groppa ad 800 m. rimangono le rovine del castello di Zollern. Sono in origine piccoli vassalli degli Staufer: alla fine del sec. XII FEDERICO di Zollern diventa burgravio di Norimberga; i domini di Svevia sono in sviluppo, altri sono in aggiunta in Franconia, cosicché alla morte di Federico III la famiglia si divide in due rami (1201): CORRADO III crea la linea dei burgravi di Norimberga con i possessi di Franconia, FEDERICO IV conserva il titolo di conte di Zollern con i possessi di Svevia. La linea di Zollern si ramificò assai; matrimoni ed eredità crearono una ricca base patrimoniale
a ciascuno dei rami; gli H.-Hechingen si spensero solo nel 1869 e nel 1891 si spensero gli H.-Sigmaringen, di cui sopravvisse un ramo, rappresentato dalla dinastia regnante dal 1866 in Romania.
La dinastia burgraviale di Norimberga spostò il centro della sua attività, al principio del sec. XV, quando l'imperatore Sigismondo, per ricompensare FEDERICO VI di H. dell'appoggio datogli gli concesse il margraviato di Brandeburgo (1415). Federico VI acquistò allora tale prestigio che alla morte di Sigismondo gli elettori rimasero incerti tra Alberto d'Asburgo e l'elettore brandeburghese. Gli H. dovevano arrivare alla corona imperiale quattro secoli dopo. Nel
1486 il margravio ALBERTO ACHILLE stabilì uno statuto famigliare (Dispositio Achillea) per evitare il pericoloso smembramento dei domini. Tuttavia appunto da Alberto Achille la casa di Brandeburgo si divise in due rami: l'uno tenne l'elettorato brandeburgense, l'altro il burgraviato di Norimberga ed i possessi di Franconia. La casa elettorale presenta nel sec. XVI varie ramificazioni come i margravi di Bayreuth che si spensero nel 1769 ed i margravi di Ansbach che si spensero nel 1807. Al ramo di Ansbach
apparteneva al principio del sec. XVI ALBERTO di H. che nel 1511 fu eletto gran maestro dell'Ordine teutonico; nel 1525 aderì alla riforma luterana, sciolse l'Ordine e si proclamò duca di Prussia facendo omaggio feudale al re di Polonia. Gli H., duchi di Prussia, si spensero già nel 1618 con ALBERTO FEDERICO, la cui successione fu raccolta dall'elettore di Brandeburgo GIOVANNI SIGISMONDO che acconsentì a fare omaggio al re di Polonia, impegnandosi a garantire ai cattolici il libero esercizio della loro religione. Gli elettori di Brandeburgo erano infatti passati alla riforma luterana nel 1539 con GIOACCHINO II (1535-71). In conseguenza dell'acquisto della Prussia, gli H. di Brandeburgo ebbero due nuclei principali di domini: quelli del Brandeburgo per cui dipendevano dall'imperatore di Vienna, quelli di Prussia per cui erano vassalli del re di Polonia. Nel 1657 FEDERICO GUGLIELMO I, riuscì a sciogliersi dai legami di vassallaggio verso la Polonia e da questo momento in Prussia fu principe del tutto indipendente.
L'accordo di famiglia di Gera del 1603 stabilì che i domini della dinastia dovessero essere indivisibili e che dovessero trasmettersi soltanto in linea di primogenitura. In conseguenza i margraviati di Franconia, allo spegnersi delle famiglie che li godevano, passarono alla branca principale di Brandeburgo. Durante i sec. XVII l'ampliamento era stato cercato con un'abile politica di matrimoni e di eredità. Nel sec. XVII le grandi guerre europee aprirono agli elettori di Brandeburgo la possibilità di raggiungere l'unificazione dei vari loro domini attraverso conquiste su vari fronti. La guerra dei Trent'anni mise a repentaglio l'esistenza del Brandeburgo preso tra Svedesi ed imperiali, ma rivelò agli elettori la necessità di un'abile politica di ondeggiamento tra le parti contendenti. GIORGIO GUGLIELMO non assunse ancora una posizione netta; maggiore energia mostrò il figlio FEDERICO GUGLIELMO, detto il Grande Elettore (1640-88). Alla pace di Vestfalia ottenne la Pomerania orientale. Fu la prima rivelazione per gli H. della possibi-
lità di un'espansione: allora si iniziò un programma politico diretto a farsi valere tra le potenze di secondo ordine che erano nell'Impero. Il Grande Elettore organizzò un esercito permanente, creando con gli elementi feudali un corpo di ufficiali istruiti; riordinò le finanze in un sistema regolare di tributi; diede al governo un'amministrazione organica con funzionari stabili, stipendiati e disciplinati; ripopolò i paesi devastati dalle guerre ospitando gli ugonotti francesi cacciati dalla Francia da Luigi XIV con la revoca dell'Edito di Nantes; diede alla casa ed al paese un esempio di politica religiosa pietista e fanatica con l'assoluta dedizione alle tradizioni luterane ed una legislazione ostile al cattolicesimo. Così, applicando quelli
che si potevano chiamare i caratteri fondamentali della razza, la tenacia, la disciplina, la parsimonia, il Grande Elettore gettò le basi dello Stato passiano: un esercito disciplinato e fedele basato sulla devozione della nobiltà feudale, lieta di provvedere gli ufficiali, e della classe agricola obbediente ciecamente; un'amministrazione statale organizzata militarmente con funzionari convinti di svolgere una missione mistica al servizio di Dio e del loro principe; popolazioni devote e disposte a lasciarsi manipolare dal prin-
cipe che tutto fa e tutto dispone. La battaglia di Fehrbellin del 1675 fu per l'Europa la rivelazione di una realtà politica insospettata; un paese nuovo organizzato da una dinastia; un esercito ed una burocrazia condotti dalla volontà di un principe; un programma unico di dinastia e di popolo: fedeltà, onore, disciplina.
FEDERICO III con altra intelligenza, ma con pari tenacia, continuò l'opera paterna (1688-1713). Egli seppe approfittare delle guerre della fine del sec. XVII e del principio del XVIII per imporre alla casa imperiale di Asburgo, bisognosa del suo contributo militare, il riconoscimento del suo desiderio di diventare re. L'Imperatore lo riconobbe re di Prussia, l'ex-feudo polacco dove gli H. erano padroni assoluti. Il 18 genn. 1701 Federico si incoronò da sé nel duomo di Koenigsberg e creò in ricordo dell'avvenimento l'Ordine cavalleresco dell'Aquila Nera.
Ora lo Stato degli H. acquistava in Germania una importanza nuova; di fronte all'Impero il Regno di Prussia, di cui il Brandeburgo elettorale e gli altri domini di carattere feudale erano solo delle appendici, appariva come una potenza indipendente e pericolosa. Gli H. dovevano essere come il centro di raccolta di tutte le forze tedesche luterane contro l'Impero asburgico cattolico. Federico III (ora I re) trovò non poche opposizioni al suo riconoscimento da parte dei principi europei, ma egli mise le sue truppe al servizio dell'Imperatore e gli si conservò fedele. Alla pace di Utrecht ottenne un cospicuo ampliamento territoriale: gli H. ora avevano tre gruppi principali di domini, quelli di Prussia, di Brandeburgo, del Reno, senza contare gli aviti feudi di Sveria e di Franconia. Le relazioni tra i vari gruppi erano difficili. FEDERICO GUGLIELMO I (1713-40) con grande pazienza attese a rinsaldare l'organizzazione dello Stato: egli sentiva che non sarebbe tardato troppo il giorno della prova. Avaro, dominato dalla passione dell'oro, fu preoccupato durante tutto il regno dalla esigenza di creare un esercito forte e numeroso. I suoi provvedimenti fecero sì che la car-

HOHENZOLLERN. DINASTIA degli - Il primo H., Federico di Norimberga, riceve l'investitura del marchesato di Brandeburgo (1415). Miniatura della Cronaca del Concilio di Costanza di U. von Richental.
riera delle armi diventasse l'occupazione assoluta della nobiltà, che la classe colta considerasse la burocrazia come la carriera più pregevole dopo quella militare. Fu Federico Guglielmo I quegli che creò la tradizione prussiana della precisione nei servizi statali. Ultimo dei grandi H. fu FEDERICO II il Grande (1740-86). Come il padre osservò fedelmente il principio che il re doveva essere il primo servitore dello Stato e che doveva dare l'esempio del lavoro continuo, metodico nel governo. Egli però volle che il suo Stato non fosse soltanto militaresco e burocratico, ma anche civile e colto e si sforzò di creare in Prussia una tradizione di cultura, non iniziandola, ma imponendola. L'idea che la Prussia sarebbe stata la rivale definitiva dell'Austria lo portò ad affrontare senz'altro la guerra per strappare alla nemica la Slesia, come le spartizioni della Polonia gli diedero modo di unire saldamente il Brandeburgo e la Prussia. La guerra dei Sette anni portò gli H. sull'orlo della rovina: ne uscirono inoperatamente signori di una delle principali potenze d'Europa. La Rivoluzione Francese determinò l'urto delle nuove concezioni politiche democratiche con il vecchio mondo dominato dalle tradizioni monarchiche. Gli H., sconfitti da Napoleone, perdettero buona parte dei loro domini, ma si conservarono fedeli alle tradizioni dinastiche. Così, dopo la caduta dell'Impero napoleonico FEDERICO GUGLIELMO III (1790-1840) cercò di conservare il suo potere autocratico confidando sulla burocrazia e sull'esercito in cui dominava l'aristocrazia, gelosa nella conservazione dei suoi privilegi. Attorno a lui però si agitavano i partiti: gli assolutisti ed i liberali. Egli sentiva parlare di unità nazionale, ma diffidava dell'unitarismo e degli unitari; voleva conservare la Prussia intatta come gli avi gliela avevano affidata. Così nella crisi liberale del 1848 FEDERICO GUGLIELMO IV (1840-61) fu pieno di diffidenza per i liberali che sognavano l'unità della Germania e volevano offrire al re di Prussia la corona imperiale. Tradizionalista, era convinto seguace del diritto divino dei re ed odiava le costituzioni. Ma la ripresa del conflitto con l'Austria a proposito dei ducati danesi e la guerra del 1866 portarono la Prussia di fronte al problema definitivo dell'assetto da darsi alla Germania. Il ministro di GUGLIELMO I (1861-88), il conte di Bismarck, mentre velò al momento opportuno il dissidio con l'Austria, perché non giungesse alle estreme conseguenze - la distruzione dell'Impero di Vienna - seppe legare strettamente le sorti della dinastia degli H. alla urgenza del conflitto con la Francia per l'indipendenza della Germania. Così, a Versailles, il 18 genn. 1871, Guglielmo I assunse la corona di imperatore del Deutsches Reich in cui vi doveva essere la conciliazione tra le tradizioni assolute, militariste degli H. e l'unitarismo liberale tedesco. La esperienza fallì sotto GUGLIELMO II (1888-1918); in questo principe comparvero alcune delle qualità tradizionali della sua stirpe, ma non le migliori. La dinastia degli H. cadde per l'abdicazione di Guglielmo II dopo l'armistizio di Rétondes, l'11 nov. 1918: essa aveva però dato alla Germania l'unità politica che doveva sopravvivere.