HOREB (ebr. Hörébh, «siccità», «desolazione»). - Altro nome biblico del Monte Sinai (v.). All'H. infatti ed al Sinai sono comuni la visione del roveto ardente, dell'ordine divino a Mosé di ritornarvi ad offrire dopo l'uscita dall'Egitto (Ex. 3, 2-12; Act. 7, 30 ss.); l'adunanza del popolo d'Israele con la terribile teofania e l'alleanza cosiddetta sinaitica (Ex. 19, 18 ss.; Deut. 4, 10, 15; 5, 20; 18, 16); la consegna delle tavole della Legge e la loro collocazione nell'Arca (Deut. 9, 8 ss.; I Reg. 8, 9; I Par. 5, 10); la promulgazione della Legge (Mal. 4, 4); l'adorazione del vitello d'oro (Ps. 105[106], 19; Deut. 9, 8 ss.); il lungo soggiorno degli Israeliti appena usciti dall'Egitto e il punto di partenza per Cadesbarre (Deut. 1, 2, 19, ecc.); ivi Mosé fece scaturire le acque da una roccia (Ex. 17, 6) e vi si rifugiò il profeta Elia (I Reg. 19, 8).
In questa duplicità di nomi, la scuola di Wellhausen riscontra un indizio di diversità di documenti (H.: ED; Sinai: JP). I cattolici ne danno diverse spiegazioni: H. sarebbe un nome madianitico, Sinai uno canone dello stesso monte. Più comunemente sono ritenuti H. nome primitivo della catena montagnosa; Sinai del deserto circostante, che avrebbe prevalso sull'altro; oppure, H. nome di tutta la catena, Sinai di un picco della medesima; H. del picco settentrionale (Räs cs-Safsaf, m. 1214), Sinai del meridionale (Gebel Mūsā, m. 2240). Nel Deuteronomio in luogo di Sinai si adopera sempre (eccetto 33, 2) H., forse perché Sinai è connesso con il dio lunare Sin.