HUMANI GENERIS

«HUMANI GENERIS». - Enciclica di Pio XII, del 12 ag. 1950, riguardante false opinioni, che minacciano di sovvertire i fondamenti della dottrina cattolica (AAS, 42 [1950], pp. 561-78).
«HUMANI GENERIS». - Enciclica di Pio XII, del 12 ag. 1950, riguardante false opinioni, che minacciano di sovvertire i fondamenti della dottrina cattolica (AAS, 42 [1950], pp. 561-78).

Questo modernismo (v.), che affonda le sue radici nel divorzio tra ragione e fede, nato al tempo dell'umanesimo e maturato attraverso l'illuminismo, l'enciclopedismo e il criticismo kantiano, da cui scaturì il liberalismo, il marxismo e il razionalismo. Verso la fine dell'Ottocento si acuì il contrasto e si prospettò il problema di una conciliazione. Il Concilio Vaticano tracciò la via di una giusta soluzione: dal divino all'umano attraverso la Chiesa. Il modernismo invece volle andare dall'umano al divino senza la Chiesa. E fu la rovina. La storica encic. Pascendi (v.) stroncò la crisi, liberando il pensiero cristiano dal grave pericolo. Ma in questi ultimi anni si son visti affiorare qua e là, nel vasto campo della cultura sacra, motivi, atteggiamenti tendenze, che hanno una evidente affinità con la crisi modernistica e costituiscono un nuovo disagio e un nuovo pericolo.

Pio XII, ha avuto la sensazione pronta e precisa del pericolo, e nella encic. «H. g.» ha diagnosticato il morbo in via di sviluppo ed ha apprestato gli efficaci rimedi, individuando anzitutto le direttive di marcia della cultura moderna nell'evoluzionismo universale, nell'esistenzialismo e nello storicismo, che portano alla negazione o svalutazione dell'assoluto nell'essere e nel pensiero, a beneficio di un contingentismo, di un positivismo e di un relativismo, che rendono impossibile una metafisica e quindi una teologia.

Di fronte a queste correnti minacciose il Papa non decreta l'isolazionismo della cultura cattolica, anzi esorta gli studiosi a rendersi conto delle nuove dottrine, che pongono problemi nuovi da approfondire e spesso racchiudono germi di verità; ma deplora l'imprudenza di certi cattolici che, smaniosi di aggiornarsi, si abbandonano ad un falso irenismo compromettendo l'integrità della fede e di tutta la dottrina tradizionale della Chiesa.

Segue un'acute analisi delle morbose tendenze in teologia, in filosofia e nella zona di confine con le scienze positive. Con il pretesto di ritornare alle fonti, si disprezza la teologia sistematica con le sue nozioni e la sua terminologia tecnica e si preferisce il linguaggio più semplice e più elastico dei Padri; si trascuri il saldo complesso dottrinale definito dalla Chiesa nel corso dei secoli e si fa appello alla S. Scrittura, interpretandola per via di arbitrario simbolismo, come se Gesù Cristo non avesse costituito la Chiesa unica depositaria e interprete della parola di Dio. In tal modo si svalutano le formule dogmatiche, riducendone il contenuto a un minimo che può adattarsi a qualunque sistema filosofico o religioso. Relativismo dogmatico, che ha cominciato già a dare i primi frutti velenosi.

Più audace ancora è l'attacco alla filosofia scolastica, che, secondo i novatori, non risponde più alle esigenze del pensiero moderno impaziente di metafisica rigida e di schemi fissi, nemico della verità immutabile e tutto proteso sul flusso della vita in divenire. Svalutazione della ragione e dei principi supremi, della teodicea e dell'etica, opzione fideistica della verità per via di volontà e di sentimento, conubio dei sistemi più opposti nello sforzo di esprimere una verità inafferrabile. Tale la filosofia vitale che si vorrebbe sostituire alla filosofia scolastica.

Finalmente l'enciclica deplora l'incauta tendenza ad accogliere ipotesi scientifiche e opinioni di critica critica come conclusioni dimostrate, anche se sono in antitesi con il dogma e con i dati della Rivelazione, come, p. es., il poligenismo (v. MONOGENISMO) suggerito dalla teoria evoluzionistica, e inconciliabile con il dogma del peccato originale, e l'interpretazione allegorica e mitologica dei primi capitoli del Genesi.

Contro questi e altri errori, più o meno larvati, della filosofia e teologia nuova, il Papa pronunzia la sua parola di riprovazione, che non è però una brusca stroncatura né uno sbarramento a ogni progresso della cultura cristiana, né un rifiuto in blocco del pensiero moderno. Anzi egli esorta al progresso degli studi in teologia, in filosofia e nelle scienze, purché il progresso non faccia del valore della verità una questione cronologica e non consideri la funzione normativa del magistero della Chiesa come un impedimento.

Aggiornamento nel metodo e nella forma, sviluppo endogeno del pensiero cristiano, integrazione anche per via di controllata assimilazione di elementi e di atteggiamenti nuovi sul terreno filosofico e scientifico, ma tutto in armonia e in continuità con la filosofia e la teologia classica, di cui la Chiesa addita la migliore sintesi nell'opera di s. Tommaso d'Aquino, pur auspicandone un crescente approfondimento e una presentazione sempre più adatta allo spirito dei tempi.

Il valore storico e dottrinale di questa enciclica sta nell'arginare il dinamismo evoluzionistico che minaccia di travolgere ragione e fede insieme, e nel riaffermare la certezza e la fiducia nel valore dell'essere, del pensiero e della vita, termini dell'azione creatrice e motrice di Dio.

BIBL.: I. Levic, L'encyclique H. G., in Nouvelle revue théologique, 82 (1950), pp. 785-93; M. Labourdette, Les enseignes-monts de l'encyclique H. G., in Revue thomiste, 50 (1950), pp. 32-35; M. Flick, L'encicli. H. G. Vero e falso progresso del pensiero cattolico, in Civ. Catt., 1950, 111, pp. 577-90; C. Boyer, Les leçons de l'encycl. H. G., in Gregorianum, 21 (1950), pp. 526-40; F. Asensio, La enciclica H. G. y la Escritura, ibid., pp. 540-61; P. Parente, Il significato storico e dottrinale dell'encicli. H. G., Roma 1951. Si veda anche il commento della Theologisch-praktische Quartalschrift, 99 (1951), pp. 75-77, e delle principali altre riviste cattoliche.