HULST, MAURICE d'. - Apologista e oratore, n. a Parigi il 10 ott. 1841, m. ivi il 6 nov. 1896. Di nobile famiglia, in relazione con le corti di Parigi e di Bruxelles, ebbe una fine educazione, completata al Collegio Stanislas, ove sotto la guida di mons. de Ségur maturò la vocazione al sacerdozio. Nei Seminari d'Issy (1859) e di S. Sulpizio (1861) si distinse tanto, che fu mandato a Roma a perfezionare gli studi teologici alla scuola del Franzelin all'Università Gregoriana e quelli giuridici all'Apollinare, ove seguì il De Angelis. Ordinato sacerdote a Chartres (1865), ritornò a Roma. Dal 1866 al 1872 esercitò il ministero a Parigi. All'indomani della Comune venne chiamato dall'arcivescovo a lavorare nella Curia. Fu questo il momento in cui lo spirito del d'H., provato esternamente (morte del fratello, incendio del castello paterno) e soprattutto interiormente, si affinò: Dio lo preparava ad una grande opera. Nel 1875 l'Assemblea nazionale votò la legge che accordava la libertà d'insegnamento: i vescovi francesi decisero la fondazione di un'università cattolica a Parigi: come esecutore fu scelto il d'H., che in tre mesi adunò un cospicuo corpo insegnante (L. Duchesne, J. De Broglie, A. De Lapparent ecc.) e tutto dispose per il pronto funzionamento delle tre facoltà di lettere, scienze e diritto. Fu nominato subito rettore dell'Istituto e tenne questa carica fino alla morte. Da quel momento, presente a tutti i dibattiti sociali, politici, intellettuali della feconda età leoniana, che chiude il sec. xix, il d'H. s'inscrive nella storia religiosa della Francia.
Facendo leva sulla classica distinzione di una tesi cattolica nell'ipotesi di un mondo anticattolico, pur sempre ortodosso nei principi, nella pratica indulse alle tendenze liberali, Montalembert (v.). Un correttivo a questa tendenza fu la sua costante preoccupazione di mostrare, pur nelle accidentali divergenze, la

Più fortunato e più efficace il suo influsso nel campo filosofico e apologetico. Particolarmente versato nella filosofia, alle due dominanti correnti dell'idealismo metafisico di tinta hegeliana e del monismo positivistico di tendenza darwiniana, oppose i principi dello spiritualismo cristiano. Fedele alla consegna dell'encicl. Aeterni Patris (1879), nell'insegnamento come nelle conferenze culturali, si prefisse di educare gli spiriti alla tradizione armonizzata con il progresso e di offrir loro con la dottrina di s. Tommaso la chiave della vera metafisica, atta ad aprire i tesori della scienza moderna asservita ad una concezione anticattolica. Idee finemente svolte nei Mélanges oratoires (2 voll., Parigi 1891) e soprattutto nei Mélanges philosophiques (ivi 1892) e in molti articoli degli Annales
de philosophie chrétienne. Succeduto a J. Monsabré (v.) sulla cattedra di Notre-Dame, volle completare l'opera dogmatica del celebre domenicano, trattando della morale cattolica. Così Monsabré e il d'H. formano come un dittico dottrinale completo. Il d'H. svolse successivamente: i fondamenti della moralità (1891), i doveri verso Dio (1892-93), la morale domestica (1894), la morale del cittadino (1895), la morale sociale (1896). Alle conferenze delle singole Quaresime aggiunse le prediche del ritiro pasquale (eccetto l'anno 1893). L'oratore contava ancora su a Quaresime, ma la prematura morte gli impedì il compimento del vasto disegno. Pur incompleta è l'opera più fortemente pensata di tutte quelle che vengono da Notre-Dame nell'Ottocento; forse non è la più popolare, perché, stesa in un francese di classica perfezione, non può essere gustata che da spiriti molto colti, tanto più che al d'H. fa difetto l'oratoria e il calore esterno; chi legge e medita vi trova però una latente inestinguibile fiamma interiore, alimentata da una fede sincera e da una singolare forza di raziocinio. Nobiltà di stirpe e di spirito, finezza di stile e di pensiero, sentita e vissuta pietà sacerdotale unita ad una misericordiosa larghezza verso i poveri e i peccatori, fanno del d'H., come lo definì L. Baunard, il primo prete della Francia, alla fine del sec. XIX.