HOPKINS, Gerard Manley. - Gesuita e poeta inglese, n. a Stratford 1'11 giugno 1844, m. a Dublino 1'8 giugno 1889. Dal 1863 al 1867 studiò ad Oxford (Balliol College) e qui venne in contatto con gli ultimi esponenti del «Movimento di Oxford», principalmente con Edward B. Pusey; ma nel 1866 si convertì al cattolicesimo. Nella sua conversione ebbe forse una certa parte almeno l'esempio del card. Newman (v.) con il quale H. era in relazione epistolare. Nel 1868 entrò nella Compagnia di Gesù e fu ordinato nel 1877. Insegnò e predicò in Inghilterra e nel Galles, e nel 1884 ebbe la cattedra di greco all'Università di Dublino. È sepolto nel cimitero di Glasnevin.
H. aveva scritto versi durante la sua giovinezza, ma bruciò tutto all'entrata nella Compagnia, giudicando la poesia un'occupazione mondana: però il 7 dic. 1875 la notizia del naufragio della nave Deutschland, che portava cinque suore espulse dalla Germania, commosse il suo animo di poeta; e allora chiese ed ottenne il permesso di scrivere in versi. Nacque così The Wreck of the Deutschland (1844) e poi il naufragio del Deutschland (1850). In questi anni, dopo il quale H. ricominciò a scrivere, ma in vita non pubblicò niente, se non una poesia a vent'anni e qualche verso d'occasione; le sue poesie uscirono in un unico volume nel 1918 a cura di Robert Bridges e da allora la sua fama si è venuta affermando sempre più chiaramente. In principio essa fu dovuta soprattutto alle innovazioni metriche, a quelle stesse questioni formali che gli fecero rifiutare la pubblicazione del Wreck of the Deutschland nel 1876; oggi una critica più approfondita riconosce che la musicalità sincopata del ritmo è l'espressione di un sentimento tortuoso, il quale raramente si piace nella contemplazione della bellezza del mondo e nel riconoscimento del suo significato divino, ma più spesso, invece, si angoscia per la caducità e la peccaminosità di questa stessa bellezza amata fino a sentirsene indegno.