HÖLDERLIN, Friedrich. - Poeta tedesco, protestante, n. a Lauffen sul Neckar il 20 marzo 1770, m. a Tubinga il 7 giugno 1843. La sua vita fu un pellegrinaggio sempre più irrequieto (anche materialmente) verso la parte più intima di sé e dell'essere, due aspetti che venivano sempre più a coincidere, quanto più confluivano in un dio inteso in modo risolutamente panteistico.
Studente, collaborò intimamente con Schelling ed Hegel e si appassionò di Kant, Platone e Spinoza: filosofi legati fra loro dall'idealismo di struttura «matematica»; né può destare meraviglia il legame con Schiller, che aiutò H. con vivo interessamento e del quale è indiscutibile l'influenza sugli Inni che, primi, dettero a H. la fama. Nel periodo 1706-98, a Francoforte, nasce e muore, per le avverse circostanze, il fervido amore per Susette Gondtard, madre dei bimbi dei quali H. era divenuto precettore. Ne è testimonianza il romanzo epistolare Hyperion, di carattere lirico e assorto. Sempre più si veniva accennando il conflitto fra la mistica esaltazione per il dio che abita ogni cosa, dandole quel valore che essa possiede, e il dissentimento di ogni cosa dal dio.
Tale conflitto, ancora superato nelle Odi con l'attesa e la speranza, porterà H., psicologicamente, alla pazzia nella quale rimarrà quaranta anni, fino alla morte; ma, poeticamente, si esprimerà in un linguaggio che rompe ogni sintassi «ortodossa», in un'atmosfera pindarica, cui avevano precluso le traduzioni del lirico greco; le effusioni liriche degli Inni e delle Elegie scoppiano successivamente richiamandosi per il connaturato, necessario legame segreto dell'immagine e del colore e fluscono immerse e collegate nell'onda melodica. Con questo linguaggio, al di fuori di ogni nesso «logico», H. realizza perfettamente il suo dio di cui ogni cosa è realtà.