ERDMANN, BENNO. - Filosofo, n. a Glogau (Slesia) il 30 maggio 1851, m. a Berlino il 7 genn. 1921. Studiò filosofia e scienze a Berlino e Heidelberg. Insegnò alle Università di Kiel, Breslavia, Halle, Bonn e Berlino. Subì l'influsso di Bonitz, Helmholtz e Zeller. È fondatore principale della Kantphilologie.
Iniziò la sua carriera scientifica con la dissertazione, pubblicata solo in parte, Über die Stellung des Dinges an sich in Kant's Ästhetik und Analytik (Berlino 1873), a cui seguirono un Nachtrag zu Kant's Werken e un'ampia monografia su M. Knutson und seine Zeit (Lipsia 1876). Secondo E., l'intenzione di Kant non era di detronizzare la metafisica, ma di sostituire la vera al posto della falsa, o meglio di prepararla con una propedeutica (cf. Kants Kritizium in der ersten und zweite Aufl. der Kritik der r. Vernunft, ivi 1878). Le opere sistematiche di E. si iniziano con Die Axiome der Geometrie (ivi 1876) e culminano con la Logische Elementarlehre (Halle 1892), rielaborata in seguito (1907) si dà apparire un'opera completa degna di essere messa accanto a quelle di Sigwart, Brentano e Lotze. Si occupò inoltre di studi psicologici con gli Unrisse zur Psychologie des Denkens (Tubinga 1900, 2ª ed. 1908) e la Reproduktionspsychologie (Berlino 1920).
Il tratto fondamentale delle sue ricerche storiche e teoretiche fu la fedeltà ai dati. Difese i diritti e la funzione dell'esperienza accogliendo i lati migliori del positivismo e del kantismo.
BIBLI: E. Wentscher, B. E. als Historiker d. Philos., in Kantstudien, 26 (1921); id., B. E. 1. Stellung zu Kant's Ethik, ibid., 32 (1927). Altre indicazioni in W. Ziegenfuss, Philosophen-Lexikon, I, Berlino 1949, pp. 292-98.
Andrea Ferro