MONTALEMBERT, CHARLES-RENÉ, FORBES DE

MONTALEMBERT, CHARLES-RENÉ, FORBES de. - Pubblicista ed uomo politico, n. a Londra il 15 apr. 1810, m. a Parigi il 13 marzo 1870. Fu educato dapprima sotto la guida del nonno materno, James Forbes, protestante austero, che vedeva nella sua Inghilterra il «santuario della religione, della virtù e del vero liberalismo»; poi in Francia, dal 1819. Adolescente, visita già la Germania, legge molto e si entusiasma per Rousseau, per la Staël, per Chateaubriand: già si oppone allo «spirito volteriano» diffusato tra i colti, come cristiano e come romantico. D'altra parte, l'influenza dei maestri liberali, da

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insiste sulla educazione della intelligenza, mentre trascura le altre facoltà, ch

Cousin, a Guizot, a Thierry, a Michel, le staccato del legittimismo. Nel 1830 passa, in un'aura di attesa messianica, al romanticismo rivoluzionario del La Mennais: entra fra i redattori dell'Avenir (nov. 1830) accanto al Lacordaire e al Gerbet, più anziani. Do-mina su di essi il polemista bretone che tende a dare un valore super-nazionale alla sua iniziativa, esalta la rivoluzione esemplare del Belgio, sviluppata tutta una dottrina politico-religiosa.

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va, esalta la rivoluzione esemplare del Belgio, sviluppata tutta una dottrina politico-religiosa.

Il M., che aveva visitato l'Irlanda di O' Connell, ne idealizza l'esperienza e si accende per tutte le nazionalità oppresse: soprattutto per la Polonia cattolica. Questa politica romantico-rivoluzionaria prende corpo nella Agence générale pour la défense de la liberté religieuse, fondata dai redattori dell'Avenir: essi aprono la lotta per la libertà d'insegnamento, fondandosi sulla promessa contenuta nella Charte. Il processo dell'école libre porta M., imputato, a difendersi davanti alla Camera dei Pari, di cui diviene membro per la morte del padre (22 giugno 1831). Intanto la democrazia francese del 1830 si rivela sempre più irreligiosa: nel nov. 1831, il M. può ancora ammirare il moto operaio di Lione, a cui assiste, perché gli sembra apolitico, ma già teme il «despotismo democratico», pur condannando insieme il «despotismo della legalità», e il «governo come tutela». Nel 1833 M. traduce il Livre des pèlerins polonais di A. Mickiewicz, in cui si manifesta un misticismo politico-religioso, e auspica nella prefazione un ritorno alla solidarietà cristiana fra i popoli che lottano contro il duplice egoismo dei re e dei liberali materialisti.

Sospeso l'Avenir (15 nov. 1831), M. parte con La Mennais e Lacordaire per Roma: il viaggio è occasione di contatti con i cattolici liberali italiani. Lasciata Roma, i «pellerini» ricevono a Monaco di Baviera, il 30 ag., l'encicli. Mirari vos, che condanna le loro dottrine. Un breve di Gregorio XVI, del 1833, biasima insieme l'indisciplina del La Mennais e il libro sulla Polonia. Turbato, il M. giunge a una totale sottomissione soltanto nel die. 1834. In contatto con il gruppo cattolico di Monaco, fra il 1832 e il 1834, s'inizia allo studio dei testi storici e religiosi medievali, e prepara una storia di s. Elisabetta d'Ungheria, mentre difende, con F. A. Rio, l'arte cristiana del medioevo (Contre le vandalisme en France. Lettre à V. BALL, HUGO, in Revue des deux Mondes, 19 marzo 1833, e altri scritti, in Oeuvres, VI). Nel 1836, sposa una de Mérode, figlia di un eroe dell'indipendenza belga: in Italia, con la sposa, è ricevuto dal Papa, che orienta M. verso una posizione conciliante di fronte a Luigi Filippo. Fra il 1837 e il 1839, M. abbandona in parte le sue tesi politiche: mantiene però i principi ispiratori della polemica contro l'alleanza fra il trono e l'altare, contro il gallicanismo, contro la politica «materialista» della «monarchia di luglio». Così spinge il governo a proteggere i cristiani d'Oriente, si fa avvocato del Belgio, difende gli Ordini religiosi, medita fin dal 1838 un partito cattolico, e nel 1839 sostiene e dirige con il Bailly l'Univers, che poi il Veuillot renderà celebre. Nel 1840, in relazione a un progetto di legge sul lavoro dei fanciulli, fa obbligo al potere pubblico di intervenire a protezione dei lavoratori: esige però l'autonomia delle associazioni caritative private di fronte allo Stato, come esige la revoca del monopolio statale nel campo dell'istruzione. Questo problema cen-trale del cattolicesimo francese della Restaurazione muove l'azione di M. in Parlamento, e lo determina a scrivere nel 1843 sul «dovere dei cattolici nella questione della libertà d'insegnamento». Con questo scritto, e con tutta la sua attività negli anni cruciali della lotta, fra il 1842 e il 1846, il M. persuade il clero e i cattolici francesi ad esigere la libertà comune en Belgique, e con lo stesso metodo: conquista dell'opinione ed azione di laici (il vescovo Parisis scrive «sulla parte che debbono prendere i laici nelle questioni relative alla libertà della Chiesa»). Ma soltanto la crisi politica e sociale del 1848 scuote i pregiudizi anticlericali borghesi: in un clima di paura sociale, nel 1850, la legge Falloux corona lo sforzo ventennale di M. per il libero insegnamento.

Come aveva difeso nel 1847 i cantoni cattolici del Sonderbund contro i radicali svizzeri, così, nel 1848 e nel 1849, il M. difende la sovranità di Pio IX contro i patrioti radicali italiani: promuove ed appoggia la spedizione di Roma alla Costituente, quindi attacca V. Hugo alla Legislativa. Appoggia la candidatura di Luigi Bonaparte alla presidenza della Repubblica, in quanto s'impegna a sostenere le rivendicazioni dei cattolici. Dopo il colpo di Stato del 2 dic. 1851, che disapprovò, cerca ancora una via di conciliazione. Deluso, stende il manifesto dell'opposizione cattolico-liberale all'Impero (Les intérêts catholiques au XIXe siècle, 1852); dal 1855 guida il gruppo del Correspondant. Difende ancora Pio IX contro la diplomazia inglese e cavouriano-napoleonica, nel 1856. Nei famosi discorsi del 12 ott. 1860 e del 27 marzo 1861 il Cavour abilmente invoca l'autorità del M., e mutua dalla sua replica la formola «libera Chiesa in libero stato», costringendo il M. a scagionarsi di fronte all'abusiva interpretazione. Al Congresso cattolico di Malines, nel 1863, il M. riprende la sua tesi liberale, precisando che «esiste un'alleanza possibile, legittima... fra Stato e Chiesa»; ma l'indipendenza reciproca ne è la condizione.

Per quanto rifiutasse, con il separatismo radicale, l'indifferentismo, e dichiarasse fuori causa il problema teologico, analizzando unicamente ciò che spetta alla «condotta politica», fu attaccato dagli intransigenti. Il card. Antonelli gli fece pervenire privatamente un biasimo. Il «Sillabo» parve colpire la posizione sua e degli amici suoi, nel 1864: ma nel 1891 mons. d'Hulst noterà che le sue tesi liberali contenevano sempre «le riserve più espresse in favore dei superiori diritti della verità». Manca al M., pubblicista ed oratore, il rigore logico del giurista e del teologo: le contingenze della polemica politica, la lotta contro l'Impero autoritario, e contro quei cattolici francesi che gli sembravano accettare l'ideologia del cesarismo, dominano il suo pensiero. Il prevalere delle preoccupazioni politiche turba la sua visione di fronte ai preparativi per il Concilio Vaticano: riaffiorano in lui, come nel Dupanloup, motivi gallicani. Non passa, però, dalla critica di una temuta «degenerazione» mondana delle formole teologiche, ad un'aperta insottimazione. Documento della sua fede, negli ultimi anni di vita, resta la grande ricerca da lui intrapresa sulla storia del monache-simo nell'Occidente, dagli inizi al sec. XII, senza poterla completare. Le opere del M. vengono intanto raccolte in 9 voll., fra il 1860 e il 1868: escono in quello stesso periodo 5 voll. de Les moines d'Occident depuis le Benoît jusqu'à St Bernard: dopo la sua morte, escono altri 2 voll. (1877). Vengono quindi alla luce molti preziosi carteggi, fra i quali si cita la Correspondance de M. et de L. Cornudet, 1831-72 (Parigi 1905); fin dal 1873 uscivano le Lettres d'un ami de collège (del M. allo stesso); G. Goyau e P. de Lallemand raccolgono parecchie lettere del M. al La Mennais (ivi 1932) e ad altri. Manca un epistolario completo.

BIBL.: Oltre alla classica biografia del Lecanuet (3 voll.), Parigi 1895-1902, sono da segnalare almeno gli studi recenti di P. de Lallemand su M. et ses amis dans le Romantisme (1830-40), Parigi 1927; M. et ses relations littéraires avec l'étranger jusqu'en 1840, ivi 1927; A. Trannoy. Le romantisme politique