HUS, JAN

HUS, JAN. - Agitatore religioso, instauratore dell'istituto e della Chiesa nazionale ceca, n. ca. il 1370 a Húsinec nella Boemia meridionale da umili parenti e giustiziato a Costanza in Svizzera il 6 luglio 1415.

Dopo i primi studi, iscritti a Praga alla facoltà delle arti, H. conseguiti nel 1393 il baccellierato in artibus, nel 1394 quello di teologia, e nel 1396 il grado di maestro in arti. Nel 1401-1402 fu decano della facoltà di filosofia, nel semestre 1402-1403 rettore dell'Università di Praga. Nel 1400, anno in cui era stato ordinato sacerdote, aveva iniziato la predicazione nella chiesa di S. Michele, con successo crescente, sicché nel 1402 ottenne, con beneficato del re Venceslao, il pergamo della grande cappella, destinata ai sermoni in lingua ceca, detta di Betlemme. Dotato di eccellenti qualità, dialettico irruente, con parola viva ed efficace H. cominciò ad essere uno dei rappresentanti più influenti della nazione ceca.

I temi da lui trattati erano soprattutto la riforma del clero e l'elevazione morale e religiosa del popolo, avendo in ciò un forte appoggio dal re Venceslao IV, e dal giovane e zelante arcivescovo di Praga Zbynek di Hasenburg, il quale gli affidò nel periodo 1403-1407, insieme con Stanislao da Znaim, l'ufficio delle conferenze agli ecclesiastici nei periodici convegni del clero. Dal 1404 cominciò a tenere anche corsi di teologia all'Università.

In quegli anni avevano cominciato a serpeggiare in Boemia le dottrine eretici di Wyclif, portate dall'Inghilterra da Girolamo di Praga. Le rivalità tra Tedeschi e Čechi ebbero in tale occasione una manifestazione nel fatto che, mentre i čechi Stanislao da Znaim e Palec se ne mostrarono sostenitori, i maestri tedeschi fecero condannare 45 articoli desunti dalle opere di lui. L'H. in un primo tempo tenne un atteggiamento neutrale e conciliante; ma pian piano si orientò verso l'errore wyclifiano. Già dal 1405, nei suoi discorsi e scritti, si poterono notare affermazioni più o meno contrarie alla dottrina ortodossa. Nel 1408 l'arcivescovo cominciò ad accorgerne, ed essendo stato esortato vivamente da Innocenzo VI (vero Papa) ad estirpare l'eresia, gli proibì di tenere prediche contro il clero, proibizione che H. non osservò, sostenendo anzi nel trattato De arguendo clero (1408) che i sacerdoti indegni dovessero essere pubblicamente darguiti. Alle questioni religiose si mescolarono quelle nazionalistiche. Il dissidio tra Tedeschi e Čechi acuiva la situazione; l'H., facendosi paladino delle rivendicazioni cche, con lo studio della lingua nazionale, di cui fin dal 1405 fece uso accanto al latino nelle sue opere, acquistò un prestigio ed un'influenza di prim'ordine. Stese inoltre inni religiosi e curò la riforma della ortografia ceca (per ogni suono sconosciuto al latino egli propose una lettera con l'aggiunta di un segno diacritico e tale riforma passò ai posteri: cf. De ortographia bohemica, ed. Sembra, Vienna 1857).

Nel 1408, in seguito al perdurare dello scisma d'occidente, avendo Venceslao IV optato per la neutralità tra Gregorio XII e Benedetto XIII (antipapa), e con lui i maestri čechi, mentre l'arcivescovo con l'alto clero ed i Tedeschi avevano aderito a Gregorio XII (vero Papa), l'Università fu investita della questione, e la decise con 3 voti (delle nazioni bavarese, sassone e polacca) contro i (dei Čechi) in favore di Gregorio e quindi schierandosi con l'arcivescovo. Il Re allora emanò un decreto (Kuttenberg, 18 genn. 1409) con il quale invertiva le proporzioni dei voti all'Università, riservandone tre alla nazione ceca ed uno alle altre, ottenendosi di nuovo la maggioranza per i Čechi; ma i Tedeschi per protesta abbandonarono Praga e, ritiratisi a Lipsia, vi fondarono la nuova Università. H., che in predica aveva sostenuto il punto di vista dei Čechi, fu da questi eletto nuovamente nell'ott. di quell'anno (1409) rettore dell'Università. Da allora le sue relazioni con l'arcivescovo si fecero tese, ed avendo questi lanciato l'interdetto su Praga, egli sostenne il Re contro l'arcivescovo; sicché questi ricorse ad Alessandro V (antipapa), eletto a Pisa, il quale dispone che si proibisse a H. di predicare in chiese che non fossero pubbliche, e che si procedesse contro gli errori di Wyclif. Infatti le opere di costui vennero condannate. Ma H. si appellò a nome dell'Università a Giovanni XXIII (antipapa), sostenendo che i libri eretici potevano opportunamente essere letti (De libris haereticorum legendis). Il 16 luglio 1410 però l'arcivescovo fece bruciare nel cortile del suo palazzo ca. 200 manoscritti wyclifiti e condannò H. al bando; ma questi continuò a predicare, e, non essendosi presentato all'inquisitore romano card. Oddone Colonna (poi Martino V), venne comunicato dal Papa, con sentenza del febbr. 1411, letta il 15 marzo in quasi tutte le chiese di Praga. Benché la condanna fosse fatta contro H. in qualità di ribelle e non di eretico, tuttavia egli aderì allora maggiormente alle dottrine di Wyclif e, perdendo ogni ritegno, insieme con l'Università combatté con veemenza le indulgenze promulgate da Giovanni XXIII quasi fossero una simonia, provocando nella città e nella campagna; turbamenti in cui lasciarono la vita alcune persone.

Mentre le agitazioni ed i moti si propagavano, H. incitò lo stesso re di Polonia alla ribellione al Papa, difendendo le dottrine vychifite (Defensio articulatorum Wyclief), finché fu costretto ad abbandonare Praga e si ritirò a Kozi nella Boemia meridionale. Quivi nel 1413 venne alla luce il suo Tractatus de Ecclesia, i cui primi 10 capitoli erano presi quasi completamente dalle sentenze dell'ecclesia inglese, staccando da Roma molte popolazioni, esaltate dai suoi sermoni, ed arricchirono il movimento di tutto poi ha suscitato, quasi disordini e queste divisioni degli animi indusero l'imperatore di sigmondo ad intervenire, proponendo a H. di presentarsi al Concilio di Costanza allora convocato, per chiarire e sistemare la sua posizione. Recitò, H. scrisse un'opera Utrum expediat laici fidelibus sumere sanguinem Christi sub specie vini, in cui sosteneva la suzione delle due specie eucaristiche (utraquismo); per ciò egli venne accusato, ed invitato a dare spiegazioni sulle sue dottrine, particolarmente sulle 45 proposizioni di Wyclief. Non avendo risposto in maniera soddisfacente, cavillando e contraddicendosi in varie riprese, fu tenuto prima prigioniero a Costanza, indi a Gottlieben. Dal giugno 1415 compare finalmente dinanzi al Concilio, per la discussione della causa. Le sue sentenze sovvertitrici, raccolte dai teologi in 39 articoli, gli furono lette. Egli ne negò alcune, pur ammettendo le altre; ed essendo riusciti a tentativi di persuadere ad una ritrattazione, anche generica, fu secondo la legge vigente condannato al regno, mentre i suoi libri furono pubblicamente bruciati. Dopo l'esecuzione, sopportata da H. con forza, le sue ceneri vennero gettate nel Reno.

Gli errori principali di H., condannati nel Concilio di Costanza, sono prevalentemente nell'ambito dell'ecclesiologia. Secondo H., la Chiesa è la società dei predestinati, e conseguentemente non le appartengono i presciti; s. Pietro non fu capo della Chiesa, mentre la dignità papale è cosa terrena emanata da quella di Cesare. Secondo H. l'obbedienza ecclesiastica è un'invenzione dei preti contro l'espressione autorità della Scrittura; le censure ecclesiastiche sono un mezzo usato dal clero per sottoporre il laicato e preparano la via all'anticristo; l'ufficio di predicatore si riceve come un mandato nella stessa ordinazione sacerdotale, sicché si può e si deve adempiere nonostante l'espresso divieto del papa o d'altro pretore, né la scomunica può impedirlo. Molti sono gli errori di H. circa l'autorità ed i diritti del pontefice e degli altri prelati. Egli fa dipendere l'autorità dallo stato morale personale. Così, se il papa diventa auro, è vicario di Giuda Iscariota. Cristo, senza tanti monstruosi capi, governerebbe molto meglio la sua Chiesa per mezzo dei veraci discepoli sparsi per l'orrore. Nessuno ha autorità né può essere signore di città, prelato o vescovo, quando è in peccato mortale (cf. Denz-U, 627-56).

Bibl.: Le opere di H. furono edite a cura di V. Flajshans (Opera omnia, 3 voll., Praga 1903-1908), in una duplice ed. con note in tedesco ed in ceco, e prima da K. J. Erben, Spisy Huovry (Opere di H.), 3 voll., ivi 1865-68. Per la storia di H. e la conoscenza del suo pensiero: Johannis H. et Hieronymi Praegensis, martyrum Christi, historia et monumenta (a cura di Flacio Illirico), Norimberga 1558; F. Palacký, Documenta Mag. Joh. Hussii vitam, doctrinam, causam illustrantia, Praga 1869; K. Krofta, Novější Badání o H. a hnutí husitském, ivi 1915; V. Novotný, M. Jan H., Život a dílo (vita e opere), 2 voll., ivi 1919-1921; V. Kybal, Učení Mistra J. Husa (Ladotrina di J. H.), 3 voll., ivi 1923-27; J. Loserth, H. und Wyclief, zur Genesis der husitschen Lehre, ivi 1884, 2a ed. Monaco 1925; F. Struns, J. H. Sein Leben und sein Werk, ivi 1927; K. Kašpar, H. und die Früchte seiner Wirksamkeit, Warnsdorf 1929; B. Spáčil, Učení M. Jana Hust, Brunn 1931; Pastor, I. pp. 166-68; J. Sedlák, Tractatus causam Migri Joannis H. e parte catholica illustrantes, Brunn 1931; B. Ráček, Československé dějiny, Praga 1948, pp. 170-240. Arnaldo M. Lanz