I VITA. - N. a Gerusalemme o nei dintorni verso il 313-315, C. presto fece parte del clero della città Santa. Dovette ricevere il sacerdozio nel 343 dal velo scovo s. Massimo, cui successe nel 348. La sua elezione avvenne in circostanze oscure. Secondo s. Girolamo, Chronicon, ad annum 349, Acacio di Cesarea, metropolita della Palestina, ed altri vescovi arianizzanti gli avrebbero offerto l'episcopato a condizione di ripudiare l'ordinazione ricevuta da Massimo. C. avrebbe accettato e procurato di ottenere la destituzione di Eraclio, successore designato dallo stesso Massimo prima di morire. A questa versione troppo malevola si oppone una dichiarazione del Concilio di Costantinopoli del 382 al papa Damaso, che l'elezione di C. all'episcopato fu fatta canonicamente da tutti i vescovi della provincia. È certo ad ogni modo che C., agli inizi del suo episcopato e poi ancora per molto tempo, aderì al partito antinicono e probabilmente fu ordinato dal suo metropolita, Acacio di Cesarea, uno dei capi degli eusebiani. Nelle sue Catechesi evita apposita mente la parola consonantiale, che secondo lui, come molti altri orientali, doveva sapere di sabbellianismo; ma, come appare da molti passi delle suddette Catechesi, egli era sostanzialmente ortodosso.
La sua unione con Acacio durò poco. Il motivo della discordia fu una questione di giurisdizione, senza dubbio relativa all'interpretazione pratica del primato d'onore che il Concilio di Nicea nel can. VII aveva riconosciuto alla sede di Gerusalemme (Teodoreto, Hist. eccl., II, 26).
Ma fra i due prelati vi era pure un'opposizione dottrinale; Acacio era in fondo un ariano e C. era di idee ortodosse. Il metropolita riuscì a far deporre il suo suffraganeo in un sinodo nel 357-58. Invano C. si appellò all'Imperatore; dovette fuggire ad Antiochia, poi a Tarso, ove il vescovo Silvano gli fece ottima accoglienza. Intervenne al Concilio di Seleucia nel 359, schierandosi dalla parte di Basilio d'Ancia, di Giorgio di Laodicea e di Eu
stazio di Sebasta, capi del nuovo gruppo di antiocheni che sono stati chiamati omosuiani, semi-ariani, o anche me-cedoniani o pneumatomachi (v. ARIANESIMO). Questo par-tico, dopo Seleucia, riuscì per un momento a guadagnare il favore dell'imperatore Costanzo, e C. poté ritornare alla sua sede; ma l'anno seguente, al conciliabolo di Costan-tinopoli, ove trionfò l'omnesimo, Acacio lo fece ancora una volta deporre. Morto Costanzo, sotto Giuliano e Giovanni ritornò a Gerusalemme; ma sin dall'anno 367-68 Valente lo esiliò non si sa dove. Quest'esilio durò fino alla morte dell'Imperatore ariano (378); in questo tempo C. dovette aderire definitivamente e senza restrizioni all'ortodossia ni-cena, accettando il termine stesso di omonosio, e abandonando per sempre gli omosuiani, la maggior parte dei quali si erano compromessi rigettando la divinità dello Spirito Santo. Nel Concilio generale dell'Oriente, tenutosi a Costantinopoli nel 381 e riconosciuto più tardi come il secondo ecumenico, C. fu uno dei principali rappresentanti dell'ortodossia cattolica, ma non sappiamo la parte che vi ebbe. L'anno seguente un altro Sinodo di Costantinopoli, al quale forse partecipò, testimoniò di nuovo al papa Da-maso la sua fede e la regolarità della sua elezione.
Di ritorno a Gerusalemme si adoperò a riparare i disordini e le rovine accumulare da quegl'intrusi che avevano occupato il suo seggio durante la sua lunga assenza, e poté governare pacificamente la sua Chiesa ancora per otto anni.
Morì nel 386 o nel 387, lasciando fra gli antichi una memoria assai discussa, per i suoi mutamenti nella comunione ecclesiastica, essendo stato successivamente eusebiano, omosuiano e niceno. Però, al-meno per quanto appare dalle sue Catechesi, si può dire che egli non ha mai cambiato di fede e fu sempre ortodosso, nonostante la tacita e lunga opposizione alla parola «consostanziale». Per questa ortodossia fon-damentale Leone XIII, nel 1882, poté annoverarlo fra i dottori della Chiesa.
II. OPERE
C. merita il titolo di dottore per le 24 Ca-techesi che ci pervennero sotto il suo nome. All'infuori di ciò, ben poco ci resta di lui, e cioè: una Omelia sul para-litico della piscina probatica, che pronunciò ancor giovane mentre non era che sacerdote: PG 33, 1131-56; una Let-tera all'imperatore Costanzo, ove narra l'apparizione di una croce luminosa nel cielo di Gerusalemme, fra il Golgota e il monte degli Olivi, che durò per più ore e che tutti si verificò il 7 maggio 351. L'autenticità di questa lettera non va esente da ogni sospetto. L'aggettivo omonosio, applicato alla Trinità nella dossolgia finale, è certamente apocrifo. Quattro brevi frammenti di omelie intorno alla natura di Cristo, probabilmente apocrifi. Tre di essi sono pubblicati ibid., 1181-82. Il quarto lo ritroviamo nella Doctrina Patrum de incarnazione Verbi (ed. Fr. Diekamp, Münster in W. 1907, p. 20; cf. J. Lebon, La position de Cyrille de Jérusalem dans les luttes provoquées par l'aria-nisme, in Rev. d'hist. eccl., 20 [1924], p. 185, nota 2).Altri brani apocrifi sono pubblicati in PG 33, 1187-1210. Citazione da una omelia sconosciuta di C. in F. Diekamp, Analecta patristica (Orient. chr. anal. 117 [Roma 1938], p. 10).
La collezione delle Catechesi comprende: I discorso preliminare che va sotto il nome di «procatchesi»; 18 Catechesi rivolte ai catecumeni preparantis al Battesimo; 5 Catechesi dette Mistagogiche, rivolte ai neofiti: PG 33, 311-1128. Esse sono di diversa lunghezza. Mentre le Ca-tchesi ai catecumeni, eccetto la prima, sono assai lunghe, le Mistagogiche invece sono cortissime. Secondo alcuni dati interni, le prime furono pronunciate durante la Qua-resima del 348, proprio all'inizio del suo episcopato, nella grande basilica dell'Anástasis innalzata da Costantino. Le Mistagogiche furono pronunciate durante la settimana di Pasqua nella cappella particolare del S. Sepolcro. Va ri-levato che secondo una nota del cod. Monacensis graecus 394, del sec. x, le Catechesi ai catecumeni sarebbero state pronunciate nel 352.
Sin dal sec. XVI molti protestanti per ragioni polemiche contestarono l'autenticità delle Catechesi. Oggi però i critici sono unanimi nel riconoscere che la *Procatchesi* e le 18. *Catechesi* ai catecumeni sono proprio opera di C. mentre persistono seri dubbi sull'autenticità delle cinque *Mistagogiche*, che bisognerebbe attribuire a Giovanni di Gerusalemme, successore di C. (386-417).
Difatti, nell'antichissima versione siro-palestinese e in quella armena del V. sec. non vi è traccia di *Catechesi* *mistagogiche*: ciò è segno che esse mancavano nel modello tradotto; inoltre si nota che nel lezionario armeno le due serie di catechesi sono separate. D'altronde molti monocratici antichi greci, fra i quali il *cod. Monac. 394* già menzionato, attribuiscono la completa collezione delle *Catechesi* a C. e a Giovanni: *τοῦ *αὐτοῦ Κυρίλλου χαλ* 'Iovu'. Avranno posto ciò che appartiene a Giovanni a seguito dell'opera di C. e pian piano il nome di Giovanni rimase nell'oblio.
Cf. la questione nel recentissimo studio di W. J. Swans: *A propos des catéchèses mystagogiques attribuées à S. Cyrille de Jérusalem* (in *Muséon*, 55 [1942], p. 1-43), ove sono tutte le indicazioni sulla controversia. L'importanza teologica delle *Catechesi* *mistagogiche* non è diminuita per il fatto che sono state attribuite a Giovanni piuttosto che a C.: si tratta infatti di due contemporanei che si succedono sulla stessa sede vescovile.
La collezione delle *Catechesi* forma un vero corso oratorio quasi completo d'istruzione religiosa, secondo le fonti della Rivelazione, cioè della S. Scrittura e della Tradizione; soprattutto la S. Scrittura, che è principale fonte utilizzata. Poco spunto di speculazione; esempi scelti apposte per rendere accessibili alle più umili intelligenze le verità della fede; confutazioni delle eresie del tempo; stile chiaro e alquanto ridondante; l'esortazione morale succede all'esposizione dottrinale; il tono è familiare e diretto e si tiene sempre in contatto con il pubblico: in C. si riscontrano tutte le qualità di un buon catechista che è anche oratore. Dopo un prologo formato dalla *Procatchesi* e la prima *Catechesi*, brevissima, che riassume la *Procatchesi*, l'oratore tratta della Penitenza nella II, del Battesimo nella III, e, con la IV, inizia un'esposizione metodica del simbolo battesimale della Chiesa di Gerusalemme; all'inizio ne fa un riassunto conciso e sostanzioso, prima di spiegarlo articolo per articolo nella V, intitolata *Della fede e del simbolo*. Le 4 seguenti hanno por oggetto Dio, considerato nella sua unità (VI), Dio Padre (VII), la Provvidenza (VIII), la creazione (IX). Sei altre (X-XV) sono consacrate al Figlio di Dio, considerato nella sua divinità e nei misteri consecutivi alla sua Incarnazione; due allo Spirito Santo (XVI-XVII), una alla risurrezione dei corpi, alla Chiesa e alla vita eterna (XVIII).
Le 5 *Catechesi* *mistagogiche* hanno per oggetto i tre Sacramenti dell'iniziazione cristiana, cioè: il Battesimo (XIX e XX), la Cresima (XXI) e l'Eucaristia come sacramento e come sacrificio (XXII e XXIII), sia sotto l'aspetto dominato che liturgico.
Le *Catechesi* non c'interessano solo per la loro dottrina ma anche per particolari sui riti sacramentali, sul testo del simbolo battesimale e su quello della Messa e dei rosolimitanza del sec. IV, e sulla topografia di Gerusalemme.
Le numerose traduzioni in lingua volgare, eseguite in questi ultimi tempi, stanno a testimoniare che il loro interesse è ben lungi dall'essere cessato.
III. DOTTINA
L'importanza delle *Catechesi* cristiana sotto l'aspetto dottrinale sta nel fatto che esso sono l'eco fedele dell'insegnamento comune della Chiesa in epoca particolarmente torbida. La controversia ariana è al colmo. Il dogma fondamentale della Trinità è tacitamente attaccato dagli avversari del Concilio di Nicea. A giudicare dalle sue relazioni sembra che C. fosse uno di loro, ma rileggendo le sue *Catechesi* ogni sospetto cade. Nessuno ha affermato più chiaramente di lui l'eterna generazione del Verbo, Figlio di Dio, vero Dio nato dal vero Dio, e così pure la vera divinità dello Spirito Santo, che i pneumatomachi attaccarono poco tempo dopo. Se si astiene dall'uso del termine *ομοούσιος*, *consonanziale*, ciò significa che forse in lui c'è uno scrupolo di ortodossia, perché in Oriente questa parola, Paolo di Samosata (v.), sembrava inclinare all'eresia sabeliana. Affermando chiaramente la distinzione delle tre persone divine, si guarda dal cadere nel tritesimo ed insegna l'unità numerica della natura divina. Cf. particolarmente la *Catechesi* XVI, 4, 24: PG 33, 921-53; *Catechesi* VI, 5: *ibid.*, 545; *Catechesi* XI, 1: *ibid.*, 709.La sua dottrina cristologica non è meno notevole e del tutto conforme all'ortodossia tradizionale. Condanna già anticipatamente l'eresia nestoriana insistendo sull'unità personale di Cristo, dando alla Vergine Maria il titolo di *theotocos*, *παράθενος* ή *θεοτόκος*, *Catechesi* X, 19: *ibid.*, 685, e praticando correttamente la comunicazione degli idiomi, *Catechesi* X, 3: *ibid.*, 622; XII, 1, 3: *ibid.*, 622, 729.
Ma ciò che soprattutto ha suscitato interesse presso gli storici del dogma, causando ostinate controversie fra cattolici e protestanti, è stata la sua dottrina sacramental e espressa nelle *Catechesi* *mistagogiche*.
C. è infatti il dottore per eccellenza della presenza reale di Gesù Cristo nell'Eucaristia, della Transustanziazione e del sacrificio della Messa. Non si poteva più chiaramente sostenere il dogma cattolico come in queste sue espressioni: «Ciò che vi è dato, ricevetto con ogni sicurezza come il corpo ed il sangue di Cristo; poiché è il suo corpo che vi si dà sotto la figura del pane, è *τοῦ *αὐτοῦ*, ed è il suo sangue che vi si dà sotto la figura del vino, è *τοῦ *οὔνου*, affinché avendo preso il corpo ed il sangue di Cristo voi siate i suoi concorpi e i suoi consanguinei: *οὔσσομοι χαλ* *σύνομοι αὑτοῦ*. Cosicché il suo corpo ed il suo sangue diffondendosi per le nostre membra, noi diveniamo dei *porta-Cristo*, *χριστόφωμοι*,... Ciò che sembra pane, *οὔσσομον* *αὐτοῦ*, non è pane, contrariamente al gusto, ma il corpo di Cristo, e ciò che sembra vino, *οὔσσομον* *οὔνου*, non è vino, contrariamente al gusto, ma il sangue di Cristo... Altre volte, a Cana di Galilea, egli cambiò l'acqua in vino, sostanza che ha qualche analogia con il sangue; e voi non credereste al cambiamento che fa del vino nel suo sangue? *Catechesi* XXII, 2, 3, 9: *ibid.*, 1097, 1100, 1104.
Però circa un punto della dottrina eucaristica sembra ch'egli cada in un difetto. Difatti sembra che consideri l'invocazione, detta *epiclesi dello Spirito Santo*, come la vera forma del Sacramento e tralascia, nella spiegazione delle preghiere della Messa, il racconto dell'istituzione (*Catechesi* XXIII, 7: *ibid.*, 1116). Ma senza dubbio non è altro che una apparenza; difatti egli afferma semplicemente che dopo l'epiclesi, il sacrificio è perfettamente compiuto, consumato. Forse, come molti altri Padri, sotto il nome di epiclesi egli avrà inteso tutto il canone o anafora. Nella *Catechesi* XIX, 3: *ibid.*, 1072, attribuisce la transustanziazione alla invocazione o epiclesi della Trinità. Dunque, secondo lui, l'epiclesi dello Spirito Santo è identica a quella della Trinità, mentre, in realtà, quest'ultima non è che l'intera anafora. Aggiungiamo che un secolo dopo C., Esichio di Gerusalemme attribuiva espressamente la Consacrazione alle parole del Signore: «Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue» (v. M. Jugie, *De forma Eucharistiae. De epiclesibus eucharisticis*, Roma 1944, pp. 111-104, 101-102).
Non meno notevole è l'insegnamento del nostro dottore sul sacramento della Cresima, che distingue bene dal Battesimo propriamente detto e di cui af-
fermò l’indelebilità del carattere (Procatechesi, 17: ibid., 365).
Vita e opere: dom. A. A. Toutee, Dissertationes Cyrilli-lianae de vita, de scriptis, de doctrina, riprodotte in PG 33, 31-204; Tillemont, VIII, Parigi 1702, pp. 483-499, 779-789; dom. P. Maran, Dissertation sur les ariens, dans laquelle on défend la nouvelle édition de St Cyrille de Jérusalem contre les auteurs des Mémoires de Trévoux, 1712; J. Th. Plitt, De Cyrilli Hierosol. orationibus quae exstant catechetici, Heidelberg 1855; G. Delacroix, St Cyrille de Jérusalem, sa vie et ses oeuvres, Parigi 1865; J. Marquardt, Sancti Cyrilli Hierosolymitani de contentionibus et placitis arianorum sententia, Braunberg 1881; id., S. Cyrilli Hierosol. Baptismi, Christianis, Eucharistiae mysteriorum interpretes, Lipsia 1882; F. Risi, Di una nuova edizione delle opere di s. C. Gerosolimitano, ossia di un errore gravissimo falsamente attribuito a s. C. e ad altri Padri e Dottori nella edizione mauriana, Roma 1884; J. Mader, Der heilige Cyrillus, Bischof von Jérusalem, in seinem Leben und seinen Schriften nach den Quellen dargestellt, Einsiedeln 1891; T. P. Themelis, Κόσμολλος ὁ Ἱεροσολύμης & Καπνιχτῆς, Gerusalemme 1920; P. Hauser, Des heiligen Cyrillus, Bischof von Jérusalem, Kateschen, Monaco e Kempten 1922; S. Salaville, Une question de critique littéraire. Les catéchés mystagogiques de St Cyrille de Jérusalem, in Echos d'Orient, 17 (1925), pp. 531-537; W. J. Swans, A propos des catéchés mystagogiques attribués à St Cyrille de Jérusalem, in Muséon, 40 (1942), pp. 1-43.
Dottrina: X. Le Bachellet, Cyrille de Jérusalem, in DTHC, III, 11, coll. 2337-37, esposto sistematico della dottrina teologica di C.; J. W. Feuerlein, Dissertatio qua in sententiam Cyrilli Hierosolymitani de praesentia corporis et sanguinis Christi in sacra coena inquiritur, Gottinga 1765; J. J. van Vollenhoven, Specimen theologicum de Cyrilli Hierosolymitani catechesibus, Amsterdam 1837; Th. Schermann, Die Gottheit des heiligen Geistes in C., in Strassburger theologische Studien, 4-5 (1901), pp. 17-47; V. Schmitt, Die Verheissung der Eucharistie (Io. 6) bei den Antiochenern Cyrillus von Jérusalem und Joannes Chrysostomus, Würzburg 1903; B. Niederberger, Die Logoslehre des heil. Cyrillus von Jérusalem, Paderborn 1923; J. Lebon, La position de St Cyrille de Jérusalem dans les luttes provoquées par l'arianisme, in Revue d'histoire ecclésiastique, 20 (1924), pp. 181-210, 357-86, studio fondamentale sull'ortodossia trinitaria di s. C. secondo le prime 18 catechesi; Jos. Frughier, Het woord mysterion..., in de catechesen van Cyrillus V. Jérusalem, dissert., Nimega 1947, Martino Jugie 1961.