IDOLATRIA. — Clodoveo indica a Cristo gli idoli pagani ch'egli ha fatto distruggere e s. Remigio battezza i suoi compagni. Opera di Jacopino del Conte (1510-98) — Roma, chiesa di S. Luigi dei Francesi.
dei Greci), la quale era consumata dal fedele offerente nel recinto sacro, o era portata al mercato per la vendita.
Già Ex. 34, 15 proibiva di mangiare le carni immolate agli idoli, per non incorrere nell'«imputicizia» (zānah) dell'idolatria (cf. Apoc. 2, 14, 20); si stabiliva un supposto rapporto tra l'idolo e chi mangiava i. (cf. Ex. 23, 32). Per IV Mach. 4, 26 e 5, 2, l'uso di i. è praticamente un'abitare la religione. I rabbini ne proibiranno la vendita (sia pure a pagani) e qualunque utilizzazione e profitto. Al Concilio di Gerusalemme (Act. 15, 21, 23, 29; 21, 25) gli etnico-cristiani di Antiochia, Siria e Cilicia vennero impegnati ad astenersi dagli i., per riguardo ai giudeo-cristiani.
In I Cor. 8, 1-11, 1 s. Paolo pone e risolve il caso morale: i fedeli sono spesso invitati a mensa dai pagani; come devono comportarsi, dinanzi agli idolottici, serviti a tavola? A Corinto ferveva la controversia: «i forti», per una bravura che abusava del principio della libertà cristiana (10, 2; cf. 6, 2) e della scienza dell'io, intesero giustamente quale cosa in sé indifferente il mangiarne (capp. 1-3): e, a costo di scandalizzare «i deboli», intervenivano perfino ai banchetti sacri (8, 10). «I deboli», al contrario, accordarono una certa realtà maledetta all'idolo (10, 19) ed arrivarono ad escludere anche quell'uso dell'io, che esulava da ogni atto cultuale. Mancava ad essi (per fortuna, non molti: 8, 7) una fede forte ed illuminata, che li preservasse dallo scandalo e dal peccato. S. Paolo richiama «i forti» alla carità che evita lo scandalo dei «deboli» (8, 1-13); ma condanna l'uso degli i. quando fa parte di una cerimonia idolatrica, mettendo in rapporto chi mangia i. con i demoni, per il senso che allora si dava all'atto di mangiare l'io. (10, 14-22). A questo l'Apostolo aggiunge una casistica pratica (10, 25 sg. 27,28), non senza aver fatto prima susseguire al richiamo fatto ai «forti» una conferma tratta dal proprio esempio e dalla storia dell'antico Israele (9, 1-10, 13).
