IERACA. - Asceta in Egitto (preso Leontopoli), vissuto nel sec. III. Fonte principale della attuale conoscenza è Epifanio (Haeres., 67; cf. anche 55, 6; 69, 7; Ancor., 82; Agostino, De haer., 47). Conoscitore della lingua e letteratura greca ed egiziana; che sia stato discepolo di Origene è una insinuazione di Epifanio. Sapeva a memoria gli scritti del Vecchio e Nuovo Testamento. Scrisse commentari biblici (p. es., sull'Esamerone) in lingua greca e copta
e compose nuovi salmi. La novità della dottrina di Gesù di fronte al Vecchio Testamento era, secondo J., l'encratismo. Negava la Risurrezione dei corpi e la beatitudine dei bambini, anche dei battezzati, perché non ancora in possesso dell'ascesi.
Secondo Epifanio (le fonti copte non ne parlano) avrebbe insegnato strane speculazioni sullo Spirito Santo, in base all'Assessione di Isaia (cap. 9). Melchisedech sarebbe la rappresentazione dello Spirito Santo. Probabilmente J. era un erede della tradizione degli encratiti, in Egitto (Vangelo degli Egiziani, Giulio Cassiano). In Egitto fu combattuto da Atanasio (2), De virginitate (scritto copto); cf. Th. Lefort, in Le Muséon, 42 (1929), pp. 250, 252 e nella recensione maggiore della Historia Laudicaa (Revue de l'Orient chrét., 3a serie, 5 [1925-26], p. 263). Epifanio lascia aperta la questione, se I. era un mago.