IL CIMITERO DI C. - È il cimitero amministrato dal primo diacono della Chiesa romana C. fin dal tempo di Zéfirin, cioè dallo scorcio del sec. II. G. B. De Rossi fino dal 1852 ne rivendicò l'ubicazione, dopo il caos topografico dei secoli precedenti nei quali si era chiamato cimitero di C. non solo quello sotto S. Sebastiano, ma ogni cimitero sotterraneo sia sull'Appia che sull'Ardeatina. La sua identificazione fu suggellata da quella serie di scoperte monumentali consacrate dal De Rossi stesso nei tre tomi della sua Roma sotterranea (1864-77) per illustrarlo; Pio IX volle che venisse acquistata dalla S. Sede tutta l'area soprastante. Come tutti gli altri grandi cimiteri cristiani di Roma, il cimitero di C. è costituito da aree cimiteriali sopra terra con relativi ipogei scavati in origine separatamente, con propri descensi, e solo posteriormente collegati insieme.
Nel sopraterra ebbe il suo mausoleo il papa Zec-firino (217); vi fu deposto anche il protomartire dell'Eucaristia Tarsicio; ivi il 6 ag. 258 avvenne l'eccidio di Sisto II e di quattro suoi diaconi. Nel sotterraneo si distinguono varie regioni.
L'Regione dei Papi e di S. Cecilia. - Questa regione è composta di due nuclei, in origine separati tra loro, ciascuno con proprio descenso; il primo costituito da una galleria a nicchie per sarcofagi, poi prolungata per sepolture a loculi e approfondita; il secondo con propria scala che immetteva ad un cubicolo e ad una galleria poi approfondita e sulla quale venne scavata una serie di cubicoli dal De Rossi detti dei Sacramenti per le rappresentazioni simboliche in essi contenute datate tra la fine del II e l'inizio del III sec. Di
fianco alla scala in una galleria approfondita si trova il cubicolo dove vennero depositi i papi: Ponziano, Antero, Fabiano, Lucio, Stefano, Sisto II, Dionisio, Felice, Eutichiano e alcuni vescovi, come Urbano, Numidiano, Manno, Policarpo, Giuliano, Laodiceo, Ottato. Si sono ritrovate le iscrizioni sepolcrali in greco dei papi martiri Ponziano e Fabiano, dei papi Antero, Lucio ed Eutichiano, dei vescovi Numidiano e Ottato di Biskra (Numidia).
L'intonaco all'ingresso della cappella è coperto di graffiti di pellegrini con frequenti invocazioni a s. Sisto; l'intorno fu abbellito con colonne, con un carme di Damaso, un'iscrizione commemorativa di Sisto III ed ebbe un altare di cui restano le tracce. Adiacente è il sepolcro di s. Cecilia decorato con pitture dell'inizio del sec. IX. Un altro nucleo pure della fine del II sec. è quello più prossimo all'Appia, con area all'aperto e con una sotterranea, dal De Rossi detta cripta di Lucina, per la Lucina ricordata nella biografia del papa Cornelio nel Lib. Pont.; essa avrebbe sepolto quel papa in una sua area. Ma l'area è anteriore al papa Cornelio (253) sepolto in una zona approfondita che rappresenta l'ultimo periodo di sepoltimento. L'iscrizione del papa è l'unica in latino e il De Rossi ne rinvenne un frammento in un casolare fin dal 1849. Il sepolcro è abbellito con un carme di Damaso e con pitture del sec. VI rappresentanti i papi Cornelio e Sisto II e i vescovi Ottato e Cipriano che fin dal sec. IV veniva commemorato in C. Nella parte più antica di questa regione si trova un doppio cubicolo con affreschi della fine del sec. II rappresentanti il Battesimo di Cristo nel Giordano, Daniele fra i leoni, il ciclo di Giona, Buoni Pastori, Oranti, genii, i simboli delle stagioni.
Una terza regione è quella detta di Eusebio; essa pure con propria scala. Contiene la cripta dei martiri Calocero e Partenio, nella quale non resta che un graffito con i loro nomi; il sepolcro del papa Caio con la iscrizione sepolcrale in greco indicante la sua deposizione al 22 apr. (283); il sepolcro del papa Eusebio (311) con frammenti del carme composto da Damaso in suo onore
e una copia del sec. VI; il cubicolo doppio del diacono
Severo, scavato con il permesso del papa Marcellino
(296-304). La regione contiene altri notevoli cubicoli,
come quello con la rappresentazione di una famiglia di
5 persone in beatitudine, veri ritratti della fine del sec. III;
il cubicolo detto delle pecorelle con la scena del Buon
Pastore, circondato dal suo gregge, la moltiplicazione dei
panni, Mosè che si scioglie i sandali, il miracolo della fonte.
Più oltre un arcosolio con l'Epifania, la risurrezione di
Lazzaro e un giardino. Un'altra regione del cimitero fu
detta dal De Rossi
del papa Milziade,
ma del papa deposto
in C. non si è trovata
alcuna memoria.
Infine più a nord
la regione detta Li-
beriana per una i-
scrizione di una de-
funta deposta sub
Liberio papa (352-
366). Anch'essa ave-
va la propria scala.
Ivi il De Rossi rin-
venne un frammento
del carme sepolcrale
del diacono Redento,
mentre le sillogi ne
hanno conservato
l'intero testo.
Una serie di ar-
cosoli dipinti è della
seconda metà del
sec. IV; uno di essi
contiene il busto di
Cristo nimbato e due
volte l'orante; un
secondo Adamo ed
Eva, un terzo una
venditrice d'erbe.
Una regione fu
detta dal De Rossi
del Labirinto o del-
l'Arenario d'Ippolito
e ivi egli cercò le memorie di quel gruppo di martiri
ricordato dall'itinerario inserito nei Gesta regum Anglorum
e dal De Rossi identificato con i confessores quam Graecia
nuisit di Damaso, che il Marucchi volle invece cercare a
torto fuori dell'ambito callistiano. - Vedi Tav. XXVI.
Roma 1864; II, ivi 1867; III, ivi 1877 per la descrizione e per
le iscrizioni; compendi di essa: P. Allard, Rome sotterranea,
Parigi 1874; J. Spencer Northcote e W. R. Brownlow, Roma sot-
terranea, I, Londra 1879, pp. 264-462; F. X. Kraus, Roma sot-
terranea, Friburgo in Br. 1879, pp. 131-215; M. Armellini, Le
catacombe romane, Roma 1880, pp. 221-362; G. B. De Rossi,
Paralipomeni del cimitero di C., in Bull. d'arch. crist., 3° serie,
6 (1881), pp. 154-62; J. Wilpert, Neue Studien zur Katakombie
des heiligen Kallistus, in Röm. Quartalschrift (1901), pp. 507-71;
id., La cripta dei papi e la cappella di S. Cecilia, Roma 1900;
S. Scaglia, Les catacombes de St-Caliste, ivi 1909; P. Stygier,
L'origine delle cripte di Lucina, in Rendiconti della Pont. accad.
rom. di archeol., 3 (1924-25), pp. 269-87; id., L'origine del cimiti-
tero di S. C. sulla via Appia, ibid., 4 (1925-26), pp. 91-153;
id., Die Römischen Katakomben, Berlino 1933, pp. 131-651; O.
Marucchi, Le catacombe romane, Roma 1933, pp. 179-237; E.
Josi, Il cimitero di C., ivi 1933; P. Stygier, Die Römischen Mar-
tyrergüfte, Berlino 1935, pp. 77-126; A. Ferrúa, Iuxta come-
terium Callisti, in Rendiconti della Pont. accad. rom. di archeol.,
20 (1943-44), pp. 109-15. Per le pitture: J. Wilpert, Die Male-
reien der Sakramentkapellen in der Katakombe des heil. Callistus,
Friburgo in Br. 1897; id., Pitture, pp. 504-507. Per i sarcofagi:
id., Sarcofagi, V. indice.