IL CINISMO NELL'ETÀ IMPERIALE

IL CINISMO NELL'ETÀ IMPERIALE. — Durante l'età imperiale il cinismo, in ripresa, si rifà al modello diogenico. Torna in onore il saio del mendicante, e le vie dell'Impero sono percorse da predicatori vaganti. Uno di questi, l'unico di cui ci siano state conservate le opere, che, per il loro valore retrospettivo, costituiscono la massima fonte per la ricostruzione del pensiero cinico, è Dione da Prusa in Bitinia (n. ca. 40 d. C.), detto per la sua eloquenza Crisostomo o Bocca d'oro. Di lui ci sono pervenute 80 orazioni, che si sogliono dividere in sofistiche, politiche e morali. In quelle politiche e in quelle morali i motivi cinici sono contemporani e fusi con quelli stoici. Interamente dalla parte degli stoici egli è per quanto riguarda il problema religioso, e con essi afferma non solo l'esistenza di Dio, ma il suo provvidente governo del mondo e la parentela degli uomini con lui. Particolarmente importanti per la storia del cinismo sono l'orazione XIII, in cui è riprodotto un moderno antisemitico, e le orazioni relative a Diogene. In netta polemica contro la mantica e il fatalismo storico e contro le forme della religione tradizionale sono invece Ennoma di Gadara e il suo contemporaneo Demonatte di Cipro, vissuti nel sec. II. Del primo possediamo una serie di estratti in Eusebio, del secondo una vita idealizzata in Luciano.