IL RITO ODIERNO DELL'I. - Dopo il 1870 l'i. ebbe luogo nell'interno di S. Pietro (Pio X e Pio XI) anziché all'esterno o nella cappella Sistina (Leone XIII e Benedetto XV); Pio XII invece fu incoronato sulla loggia di S. Pietro. La data dell'i. viene fissata dal neo eletto papa e ordinariamente si celebra di domenica o in altro giorno di festa.
Il papa, indossati gli abiti sacri e il pivaie bianco con la mitra di lama d'oro, scende per la scala regia con il solito corteo dei solenni pontificali papali, attraversa il portico di S. Pietro ed entra in Basilica per la porta di bronzo. Seduto sulla sedia gestatona, con i flabelli ai lati, viene portato nel portico di S. Pietro, che in questa circostanza è parato di damaschi rossi con trine d'oro, mentre i cantori della Basilica cantano: Tu es Petrus. Scende dalla sedia e va a sedere sul trono, che quivi trovasi alzato, e riceve l'omaggio del Capitolo Vaticano.
Il card. arciprete gli bacia la mano e il piede, e riceve dal Papa il duplice amplesso. Ciò fatto, gli esprime la sua gioia e quella del Capitolo Vaticano per la sua assunzione al pontificato, quindi i canonici, i beneficiari e tutto il clero della Basilica sono ammessi al bacio del piede.
Terminata questa dimostrazione di ossequio, il pon-

È la solenne inaugurazione del regno papale. Essa non attribuisce all'elettro la suprema potestà, la quale gli viene «iure divino» immediatamente con l'accettazione dell'elezione, ma costituisce una parte integrante dell'intronizzazione (cost. Niccolò II del 1059 § 6; Clemente VI del 1351; CIC, can. 219).
Fino al sec. x non furono eletti vescovi alla di-gnità papale perché considerati inamovibili dalle loro sedi. Con la consacrazione vescovile, l'elettro riceveva assieme la potestà di ordine e di giurisdizione. Co-minciando dal sec. x, furono eletti papi anche dei vescovi e per essi fu ordinato il rito dell'intronizzazione (cost. Niccolò II del 1059). Questo rito cominciava come la consacrazione, con la processione all'altare; il papa stesso diceva la Messa; dopo il Con-fiteor, prima del Gloria, i tre vescovi d'Albano, di Porto e di Ostia pronunciavano tre orazioni, s'imponeva il pallio al papa, alla cattedra il papa riceveva l'omaggio del clero, si continuava la Messa. Tanto in occasione della consacrazione, quanto in quella dell'intronizzazione, alla fine della Messa a S. Pietro, prima di cavalcare per la presa di possesso del Latrano, s'imponeva al capo del Pontefice il «regnum», di forma simile al «camelacum» o «frigium» (Ordo Rom., IX [M. Andrieu, Les «Ordines romani» du haut moyen âge, I, Lovanio 1931, pp. 21-22, XL], sec. IX), non è ancora la corona, ma sotto influsso delle idee dell'Impero sia per l'imperatore come per il papa, si aggiunse al «regnum» la prima corona, forse al tempo di Ildebrando (Gregorio VII). Nella prima metà del sec. XII la coronazione del papa diviene l'atto dell'istituzione papale, unita con la consacrazione o con la sola benedizione. Questa evoluzione toccò l'apice sotto Bonifacio VIII, nel qual tempo si aggiunse una seconda e terza corona, e dal «regnum» diviene «triregnum» (tiara). Il decreto di
tefice rimonta in sedia gestatoria, e per la porta maggiore si reca alla cappella della S.ma 'Trinità' ove si prostra in breve adorazione del S. mo Sacramento ivi esposto; viene quindi portato alla cappella di S. Gregorio per il canto di terza o di nona secondo le rubriche.
Ivi è eretto il trono ma senza baldacchino, ove ascende dopo brevi preghiere al faldisterio ed ammette all'ubbidienza i cardinali che in cappa rossa (anche se di Quaresima o Avvento) gli baciano la mano destra sotto l'aurifrigio del manto o pivaie. Finita l'ubbidienza il papa si alza ed impartisce la benedizione al popolo.
Ha quindi inizio il canto dell'ora canonica, alla fine della quale il papa, indossati i sacri paramenti per il solenne pontificale, al cenno del primo cardinale diacono che, con la ferula in mano, dice *Procedamus in pace*, e rispondendo il coro *In nomine Christi*. Amen, preceduto dalla Croce e dalla processione si avvia all'altare papale, in sedia gestatoria, sotto baldacchino bianco, con i fiabelli ai due lati.
Nell'usciere dalla cappella di S. Gregorio, trova un maestro delle cerimonie che, genuflesso con una canna inargentata con in cima della stoppa ed un chierico di cappella con candela accesa che dà fuoco alla stoppa, alza la canna e canta queste parole: *Pater sancte, sic transi gloria mundi*. Questa cerimonia si ripete tre volte durante il percorso dalla cappella all'altare. Ivi giunto il pontefice recita le preghiere comuni della Messa che si svolge nel solenne rito dei pontificali papali. Finita la confessione, il primo diacono gli pone la mitra in capo, quindi risale sulla sedia gestatoria, ed i tre primi cardinali vescovi subbricari recitano su di lui le preci speciali dell'ir.
Al termine di esse il Papa sale i gradini dell'altare, ove il card. diacono gli toglie la mitra e gli impone il *pallium* sopra il fanno, pronunciando la formula: «Accipe pallium sanctum, plenitudinem pontificalis officii, ad honorem omnipotenti Dei et gloriosissimae Virginis Mariae eius Matris, et beatorum apostolorum Petri et Pauli et Sanctae Romanae Ecclesiae». Dopo l'incensazione dell'altare il papa è dal card. diacono incensato e baciato ad una gota e sul petto: la stessa cosa fanno i due cardinali diaconi assistenti.
Il pontefice va al trono dove riceve l'ultima *adorazione*. I cardinali baciano il piede e la mano del papa che li abbraccia due volte, i patriarchi, gli arcivescovi e i vescovi gli baciano il piede e il ginocchio destro, gli abati mitrati e i penitenzieri gli baciano il piede.
Dopo l'orazione della Messa: *In die coronationis*, il pontefice si siede, e il card. primo diacono con la ferula in mano, per implorare la divina protezione e quella dei santi sopra il novello Capo della Chiesa, accompagnato da un maestro di cerimonie e seguito dagli uditori di Rota, dagli avvocati concistoriali e da altri ufficiali della Corte Pontificia, precedendo quattro mazzeri, processionalmente scende al sepolcro di S. Pietro, e genuflesso intona le litanie dell'ir.
Finita la recita di queste orazioni e litanie, continua la celebrazione del Pontificale.
Terminata la Messa e salito il papa in sedia gestatoria, il card. arciprete della Basilica Vaticana, in compagnia di due canonici, si avvicina al papa e gli offre una borsa di seta bianca ricamato in oro, contenente 25 giuli, «pro Missa bene cantata». S. Santità porge la mano al bacio dell'arciprete e consegna la borsa al card. diacono officiante che la passa al suo cuadratario. Quindi si riforma il corteo. Secondo l'antico cerimoniante, che fu ripristinato per l'ir. di Pio XII, il corteo passa in processione attraverso la Basilica poi sotto il portico donde, per la scala regia, alla Sala regia, e da qui entra nell'aula detta delle Benedizioni sovrastante il portico di S. Pietro.
Sul balcone che è nel mezzo della facciata si erige un trono e il popolo assiste dalla piazza di S. Pietro alla cerimonia dell'ir.
Il papa, salito sul trono, viene attorniato dai cardinali. Prendono posto ai suoi lati i diaconi assistenti, i prelati che portano la croce papale, le tiare, le mitrie e i candelieri.
Il coro intona l'antico inno: «Corona aurea super caput eius» ecc., dopo il quale il decano del S. Collegio recita il *Pater*.

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**FIG. 1.** (fot. Alinari)
**INCORONAZIONE** - I. di Pio III (8 ott. 1593).
**Affresco** di Bernardino Pinturichio nella Libreria Piccolomini.
**Siena, Cattedrale.**
Il secondo diacono si avvicina al papa, che è rimasto seduto al trono e gli toglie la mitra. Il decano dell'Ordine dei diaconi prende allora il trinceo e lo pone in capo al Pontefice dicendo: «Accipe tiram tribus coronis ornatam et scias te esse patrem principum et regum, rectorem orbis, in terra vicarium Salvatoris nostri Iesu Christi, cui est honor et gloria in saecula saeculorum. Amen».
Fatta la ir. il papa sedendo legge ad alta voce le solite orazioni per impartire poi in piedi la trina benedizione.
Il card. diacono assistente pubblica in latino ed in italiano l'indulgenza plenaria concessa dal sommo pontefice. - Vedi tav. CVIII.
**FIG. 2.** DELLE IMMAGINI DI MARIA S.M.A.
L'uso antico di rappresentare le croci sormontate da una corona e specialmente le immagini sacre con una corona in capo, come pure il pio costume di far omaggio ai simulacri dei santi di oggetti preziosi e di corone, con cui venivano adornati in segno di particolare venerazione, portarono alle solenni i delle immagini mariane. Clemente VIII donò una corona di gemme alla venerata immagine della basilica di S. Maria Maggiore. I vari titoli della regalità di Maria S.ma (come Madre di Gesù Cristo e come partecipe della sua opera ed autorità di Redentore, come Regina per eccellenza delle varie categorie dei santi) e la fase finale della sua assunzione corporea in cielo, rappresentata dalla sua ir. per mano di Gesù Cristo o della Trinità, conferiscono un fondamento dottrinale alla suddetta manifestazione cultuale.
Il rito delle i. solenni e pubbliche delle immagini mariane si va stabilendo dalla fine del sec. xvi. Il predicatore cappuccino Gerolamo Paolucci di Calboli da Forlì (m. nel 1620) stimolava i suoi uditori alla raccolta di oro, argento e gemme preziose per la confezione di corone che venivano apposte con grandi manifestazioni di pietà sulle immagini della Madonna, e unitamente del Bambin Gesù, che erano venerate nei luoghi dove pre-
dicava. Si hanno le descrizioni contemporanee delle i. da lui promosse, p. es., a Cremona (1596), a Parma (1600), a Comacchio (1619), con la partecipazione delle autorità ecclesiastiche, che ne celebravano il rito, e civili. Ne emulò lo zelo il confratello Fedele da S. Germano Vercellese (m. nel 1623), che, fra molte immagini mariane, fece incoronare quella del santuario di Oropa (1620). Questa forma di culto fu favorita da Alessandro Sforza Pallavicino, conte di Borgonovo (Piacenza), che donò l'oro per la corona con cui il Capitolo Vaticano adornò con solenne rito il 27 ag. 1631 l'immagine di S. Maria della febbre nella Sagrestia dei beneficiari della basilica di S. Pietro. Dopo aver promosso l'ir. di altre immagini mariane dell'Urbe, diede stabilità a tale devozione lasciando nel testamento del 3 luglio 1636 un legato al suddetto Capitolo per l'invio di corone alle immagini di Maria S.ma in Roma, prima, e poi a quelle che godevano di una particolare venerazione in altri santuari. La connessione di tali i. divenne privilegio del Capitolo di S. Pietro, il quale ne stabilì le condizioni e il cerimoniale. I sommi pontefici tuttavia si riservarono di procreare a i. personali: Pio VI il 3 maggio 1782 incoronò l'immagine di S. Maria del Popolo nella cattedrale di Cesena; tra quelle incoronate da Pio VII figura la Madonna di Loreto (febbr. 1801); Gregorio XVI, il 15 ag. 1838, cinse di corona d'oro gemmata la Madonna «Salsus populi romani» della Cappella Paolina o Borghesiana in S. Maria Maggiore. Altre immagini vengono incoronate per breve pontificio. La coronazione di una statua o immagine della Madonna può esser fatta dal vescovo locale di sua ordinaria autorità. Si richiede il permesso (dato con breve apostolico) del S. Padre o del Capitolo Vaticano qualora l'ir. si voglia fare a loro nome ed autorità per una solennità maggiore. Non si permette la coronazione delle statue o immagini di santi.

romement des saintes-images, Lione 1900; Ottavio da Alatri, Anselmo da Reno Centese, L'ir. delle immagini mariane: istituzione, cerimonia, catalogo, in L'Italia franc., 8 (1933), pp. 159-180, 305-18, 415-31, 530-42, 651-65; Donato da S. Giovanni in Persiceto, P. Girolamo Paolucci di Calboli, Forlì 1939, pp. 23-31.
Il carnevale di Milano
Iconografia. — La rappresentazione iconografica dell'ir. di Maria si formò non prima del Duecento; l'arte bizantina non la conosceva affatto. Nell'arte dell'Occidente europeo il tipo si sviluppò nei sinottici del trapasso di Maria i quali in una continua serie, spesso verticale, di alcune rappresentazioni, illustrando le successive fasi del trapasso della Vergine dalla terra al Cielo, dove l'ir. di Maria simboleggiava il trionfale ingresso della Madre di Cristo nella gloria eterna. Tra gli esempi più antichi di raffigurazioni dell'ir. di Maria, inquadrati nel genere sinottico, si possono citare: una miniatura del Salterio della regina di Francia Bianca di Castiglia, conservato ora nella Biblioteca dell'Arsenale a Parigi, ed una scultura in un timpano della chiesa di Notre Dame a Parigi, ambedue del primo ventennio del Duecento. Frequenti sono le i. di Maria in diversi timpani di altre chiese gotiche della Francia. Un buon esempio di analoga rappresentazione nell'arte italiana, sebbene posteriore di un secolo, offre la vetrata dell'occhiello nell'abside del duomo di Siena, ultimamente ritenuta come eseguita verso il 1320 su un disegno di Duccio.
Nell'arte italiana lo sviluppo iconografico dell'ir. di Maria è preceduto e deriva da un tipo di raffigurazione della Vergine in gloria, dove Maria siede a destra di Cristo su un trono avendo ai lati dei santi oppure degli angioli. Il grande museo di S. Maria in Trastevere a Roma del 1160 c. è uno splendido campione di tale rappresentazione; un esempio dello stesso tipo, anche se posteriore di più di un secolo, è l'affresco nell'abside della chiesa superiore della basilica di S. Francesco in Assisi, ritenuto opera del Cimabue. In queste «glorie» manca solo l'azione di Cristo di porre la corona sulla testa di sua Madre perché esse siano chiamate proprio delle «ir.».
Tale gesto appare tuttavia con piena evidenza nello splendido museo nell'abside della basilica di S. Maria Maggiore a Roma, capolavoro di Jacopo Torriti del 1296.
Il ricchissimo sviluppo iconografico del tema nel Trecento e nel Quattrocento italiano coincide con lo stabilirsi formale del Rosario, nel quale l'ir. di Maria costituisce il soggetto da meditare dell'ultimo Mistero della vita di Maria. Si nota che le origini del Rosario, unite a S. Domenico, precedono di poco le primissime rappresentazioni dell'ir. di Maria nell'arte dell'Occidente europeo.
Nel Trecento, nelle scene dell'ir. la Madonna siede su un massiccio trono gotico, a destra di Cristo; angeli e santi circondano il trono. Come modelli della tipica raffigurazione trecentesca possono servire: il polittico della cappella Baroncelli nella chiesa di S. Croce a Firenze, attribuito anche a Giotto; l'affresco sopra il pergamo della chiesa inferiore della basilica di S. Francesco in Assisi (1325 c.), ritenuto, senza sufficiente base, opera di Maso; ed anche il grande pannello della Galleria nazionale di Londra attribuito all'Orcagna, o alla sua scuola. Segue le forme della tradizione gotica del Trecento l'ir. di Lorenzo Monaco datata del 1413, agli Uffizi, e la quasi contemporanea grandiosa rappresentazione di Jacobello del Fiore all'Accademia di Venezia.
Verso il 1400 il trono di Cristo e di Maria perde sempre più del suo pesante aspetto architettonico, trasformandosi in un drappeggio di ricchi tessuti decorativi, talvolta sostenuto da angioli. Così raffigura l'ir. Lorenzo di Niccolò Gerini nel suo pannello agli Uffizi; così ancora, nella seconda metà del Quattrocento, dipinge le sue i. Sanio di Pietro, delle quali due si conservano nella Pianoteca di Siena. Un tardo campione di questo tipo offre alla vigilia del Cinquecento la pala di Bernardino Fungai nella chiesa dei Servi a Siena.
Nel corso del Quattrocento ben presto il trono viene sostituito da nubi. A tale riforma iconografica dell'ir. di
INCORONAZIONE - Il Padre Eterno incorona Maria S.ma. Tavola di fra' Filippo Lippi (1441-47) - Firenze, Galleria degli Uffizi.
Maria diede largo contributo l'Angelico. Tuttavia la sua grandiosa I. del Louvre segue ancora in gran parte la disposizione tradizionale, sebbene quale nuovo elemento appaia in essa l'atteggiamento della Vergine inginocchiata per ricevere la corona. Invece le sue tre i. di S. Marco a Firenze, cioè l'affresco in una cella del convento, il maestoso pannello e il tondo del Museo, si svolgono tutte e tre fra nubi. Anche nelle raffigurazioni lasciate da fra' Filippo Lippi, la Vergine inginocchiata riceve la corona dalle mani del suo Divino Figliolo sia su un trono (trittici della Pinacoteca Vaticana e degli Uffizi) sia sulle nubi, nell'affresco del duomo di Spoleto.
Numerosissime pale d'altare della seconda metà del Quattrocento rappresentano nella loro parte superiore l'i. di Maria, che si svolge in Cielo tra cori di cherubini, e nella parte bassa alcuni santi. Esempi di questo tipo sono: la pala dell'Alunno della chiesa di S. Niccolò a Foligno, la pala di Piero Pollaiolo della chiesa di S. Agostino a S. Gi-mignano, e soprattutto la grande I. con quattro santi del Botticelli, del 1490, agli Uffizi. Appartiene a questo gruppo iconografico anche la grande pala di Francesco di Giorgio, dipinta nel 1471, ora nella Pinacoteca di Siena, seppure in essa la divisione orizzontale in due distinte parti sia meno accentuata. Anche l'altare in terra cotta di Andrea della Robbia all'Osservanza di Siena si avvicina a tale modello.
La Vergine viene sempre di regola raffigurata a destra di Cristo. Rara eccezione da questa regola è la pala del Pinturicchio del 1503-1505 della Pinacoteca Vaticana, dove nel cielo sul fondo di una mandorla adornata di puttini la Vergine si vede inginocchiata a sinistra dal suo Divino Figliolo.
L'I. dipinta da Raffaello, prima del 1505, per la chiesa di S. Francesco a Perugia ed ora conservata nella Pinacoteca Vaticana, si presenta divisa in due parti orizzontali: nella parte superiore della tavola è raffigurato Cristo in atto di coronare Maria, seduta alla sua destra sulle nubi, e nella parte bassa si vede il fiorito sepolcro vuoto della Madonna, circondato dagli Apostoli.
Ad una distanza di 25 anni seguono la stessa disposizione iconografica G. Romano e F. Penni nella loro pala d'altare ora conservata nella Pinacoteca Vaticana.
Rare sono le raffigurazioni dove Maria viene incoronata non da Cristo solo, ma dalla S.ma Trinità. Così, p. es., in un pannello del primo Quattrocento di Gentile da Fabriano, proprietà della Pinacoteca di Brera a Milano, in una tavola di Giovanni d'Alemagna e Antonio Vivarini, conservata all'Accademia di Venezia, ed anche nell'affresco cinquecentesco dipinto dal Sodoma sulle pareti dell'Oratorio di S. Bernardino a Siena, intervengono nell'i. di Maria Vergine il Padre Eterno e lo Spirito Santo, seppure solo Cristo imponga la corona sulla testa di Maria. Invece in una incisione di Alberto Dürer e nella cuspide del grandioso altare ligneo della chiesa di Maria a Cracovia, capolavoro di Veit Stoss del tardo Quattrocento, nell'