IMENEO (Υμεναιος). - Propagatore di false dottrine, ricordato da S. Paolo in I Tim. 1, 19 sg. e in II Tim. 2, 17 sg. Nel primo di questi passi l'errore è denunciato in maniera piuttosto generica e si insiste con forza sulla condanna della persona; nel secondo, invece, oggetto della riprovazione dell'Apostolo è la dottrina insegnata. Nel primo caso I. è ricordato con Alessandro, nel secondo con Fileto: si tratta del medesimo individuo.
La sua dottrina concerneva particolarmente la risurrezione, che concepiva come già avvenuta (II Tim. 2, 18). Non è improbabile che si trattasse di tendenze pregnostiche, che, considerando il corpo come opera del principio del male, davano tutta l'importanza all'anima, al punto d'interpretare anche la risurrezione in senso puramente spirituale, come il passaggio dal peccato alla grazia o dall'errore alla verità (cf. Ireneo, Adv. haer., II, 31, 2; Tertulliano, De Resurr. carnis, 19). L'insegnamento erroneo di I. e di Fileto viene paragonato a cancrena che serpeggia nel corpo e lo corrode. Da questa alcuni fedeli sono stati effettivamente intaccati. All'avere deviato dalla verità di II Tim. 2, 18 corrisponde in I Tim. 1, 19 l'avere naufragato intorno alla fede. L'immagine della navigazione e del naufragio era molto usata da filosofi e da moralisti. Quanto alla pena inflitta, ossia al venire abbandonato nelle mani di Satana, non è una semplice analogia con il caso di Giobbe; vi è l'equivalente di una scomunica: l'eretico viene escluso dalla comunione dei fedeli con uno scopo medicinale, sottolineato fortemente dalle parole «affinché imparino a non be stemmiare» (I Tim. 1, 20).