INTELLIGENZA, L'. - Poemetto allegorico in nona rima di 309 stanze di autore ignoto (malsicura è la paternità di Dino Compagni), ma composto certo alla fine del sec. XIII o ai primi del XIV.
Vi si canta una donna bellissima, lussuosamente vestita, e si descrive la sua corona d'oro ornata di 60 pietre (st. 16-58), la sua graziosa compagnia e il suo fastoso palazzo in Oriente distinto in 12 parti e ornato dalle rappresentazioni del trionfo d'Amore (st. 71-76), delle storie di Cesare (st. 77-216), d'Alessandro (st. 216-39), della guerra di Troia (st. 240-86), della Tavola Rotonda (st. 287-88). La donna, la sua compagnia, il suo palazzo, sono un complicato simbolo dell'Intelligenza, che dimora nell'anima e risplende fino a Dio: «e mai nessun piacere no le si serra... e chi l'è servidor già mai non era». La materia è tratta dai lapidari, dai romanzi francesi o dai loro rifacimenti e dalla letteratura medievale latina, e sovraccarica la tenue trama che è peraltro alleggerita da un delicato senso della natura e da un gentile incantamento di tono stilnovistico per la bellezza della donna.