INTEMPERANZA

INTEMPERANZA. - Dal lat. intemperantia, smoderatezza, è in senso generico il vizio opposto alla temperanza considerata come virtù generale ed indica la mancanza di moderazione negli atti umani. In senso proprio, come INTEMPERANZA (v.) in senso stretto, è la brama disordinata, eccedente cioè per quantità, modo, tempo o altro i limiti voluti dalla ragione, dei piaceri connessi con gli atti necessari alla conservazione dell'invividuo e della specie umana. Ha quindi per oggetto principalmente i piaceri sensuali e quelli del tatto e della gola. Comprende perciò i seguenti vizi: golosità, ubriachezza sia da alcool che da stupefacenti, lussuria, ira, crudeltà, superbia, curiosità, immodestia e simili.

In generale i peccati d'ir. sono meno gravi dei peccati spirituali, ma più infamanti perché riducono l'uomo al livello del bruto, né rivelano in sé quel minimo di lume intellettuale che appare in quelli. Primo rimedio è evitare le occasioni e, in alcuni campi, come in quello della lussuria, anche il pensare agli oggetti bramati; secondo, la mortificazione in tutte le sue forme, che rende la volontà vigile e forte a superare gli allettamenti dei sensi.

Bibl.: C. R. Billuart, Summa s. Thomae, VIII, Lione 1864, p. 52 seg. (Tractatus de temperantia et virtutibus illi annexis); P. Lumberras, De fortitudine et temperantia, Roma 1939; A. Thouvenin, Intempérance, in D'Itch. VII, coll. 2266-67. Giuseppe Piston