IMPURITÀ. - Dal lat. _impuritas_, l'essere impuro, è uno dei termini usati per indicare il vizio contro la purezza (v.). In genere consiste nella mescolanza con una cosa meno perfetta: perciò l'uomo si
rende impuro quando si assoggetta alle creature, amandole disordinatamente, il che avviene in ogni colpa. Si può quindi dire che l'ì. è la parte opaca che si riscontra in ogni azione contaminata da colpa, ma in senso specifico si adopera per denotare le colpe contrarie al sesto comandamento, lussuria (v.).
L'ì. legale o immondezza, nel Vecchio Testamento, è lo stato di chi ha contratto macchia legale. Era causata dall'uso, contatto o vicinanza, secondo i casi, di cose impure come le tombe e certi cibi (Num. 19, 11-22; Lev. 11), dalla lebbra (ibid. 13-14) e da alcuni fenomeni aventi relazione con la generazione umana (ibid. 12 e 15). Aveva diversa durata ed estensione e toglieva a chi era contaminato il diritto di partecipare pubblicamente al culto e talora alla vita sociale. Cessava con le purificazioni rituali, diverse secondo le specie e descritte nei luoghi citati.