TEMPERANZA

TEMPERANZA. - Virtù morale e cardinale che modera, secondo l'ordine della natura, le tendenze, i moti e le azioni; in una parola, gli appetiti che nella sfera del sensibile esercitano una maggiore attrattiva, offrono maggior piacere o somma di piaceri all'uomo, affinché questi, subendone l'incanto, non metta in pericolo la salvezza eterna.

La t., pertanto, avrà come oggetto materiale, intorno a cui esercitarsi, in primo luogo i piaceri inerenti alla conservazione dell'individuo e della specie (piaceri sensibili del cibo e della bevanda, piaceri sessuali dell'attività genetica), i quali, per la stretta connessione che hanno con il senso del tatto, si dicono anche piaceri del tatto. Essi sono l'oggetto primario della t., perché sono i più forti e importano le più cocenti deviazioni dall'ordine morale. In secondo luogo la t. si eserciterà intorno ai piaceri degli altri sensi: vista, odorato, udito, gusto, in quanto gli oggetti propri di questi sensi possono accrescere l'attrattiva e l'eccitazione verso tutto quanto appartiene alla conservazione dell'individuo e della specie (p. es., la bellezza, la disinvoltura della persona, il gusto saporito dei cibi, il profumo, la voce argentina, ecc.). In terzo luogo la t. modera anche i desideri interni, in quanto non si possono desiderare i piaceri, di cui si è parlato, se non quanto, come e nel modo che è conforme all'ordine della ragione.

Perciò l'oggetto formale della t. è la particolare onestà che si riscontra nel moderare l'uso di questi piaceri, nel cercarli e approfittarne secondo la giusta misura. E la giusta misura si deduce dalla finalità di essi, la quale per rispetto al cibo e alla bevanda è il benessere del corpo e della mente in ordine alla loro attività, e la buona disposizione dell'animo in ordine alla salvezza eterna; e per rispetto all'attività genetica è la procreazione dei figli e il conseguimento degli altri fini propri della vita coniugale.

Secondo poi i diversi campi, in cui la t. si esplica, e le varie circostanze e gradi della sua applicazione, si hanno le varie parti di essa, che si dicono soggettive, e cioè: l'astinenza (v.) riguardo ai piaceri della mensa; la sobrietà riguardo alle bevande, specialmente quelle inebrianti (v. ALCOOLISMO), comprendendovi anche le altre sostanze stupefacenti (morfina, cocaina, oppio, chloroformio, etere, ecc.); la castità riguardo ai piaceri dell'attività generatrice; la pudicizia, riguardo agli elementi accessori di essa.

I vizi opposti sono, rispettivamente, la ghiottoneria, l'ebrezza, la lussuria e l'impudicizia.

Per custodire e rafforzare la t., che è salvaguardia preziosa della dignità umana, bisogna ricorrere a tutti i mezzi naturali e soprannaturali che servono ad elevare e mantenere in alto i nostri pensieri e ideali e a rinvigorire

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TEMPERANZA - La t. Mussico del sec. XIII - Venezia, basilica di S. Marco.
(fot. Anderson)
subiectivis, in Coll. Brugenses, 47 (1951), pp. 38-48. Celestino Testore

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“TEMPERANZA.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 1137. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/temperanza.