TAMBURINI, Tommaso. - Gesuita, moralista, n. a Caltanissetta il 6 marzo 1591, m. a Palermo il 10 ott. 1675.
Insegnò da prima retorica, filosofia e teologia dogmatica; indi per 17 anni teologia morale nei collegi di Messina e di Palermo; fu anche parecchio volte rettore e contava tra i consultori e censori della Inquisizione di Sicilia.
L'ottimo successo delle prime tre sue opere, riprodotte in varie edizioni: Methodus expeditae Confessionis (Roma 1647), Methodus expeditae Communionis (ivi 1648), De sacrificio Missae expedite celebrando (Palermo 1649), nelle quali scioglieva quasi tutti i casi, che possono interventire nella pratica di questi Sacramenti, con chiarezza, brevità e mitezza, indussero il generale V. Carafa a prorogare il successo di una Summa completa di casuistica; si ebbero perciò: Expeditae Decalogi explicationes (2 voll., Venezia 1654); Expeditae iuris divini, naturalis et ecclesiae sticorum moralis explicatio (3 voll., Palermo 1661); Tractatus de Bulla Cruciatae (ivi 1663). Se le numerose edizioni gli acquistarono una grande fama, del resto ben meritata, di dottrina e di erudizione, non mancarono però anche di suscitargli contro le recriminazioni e le aree accese di teologi di altre scuole, che lo denunciarono come lassista, pernicioso, distruttore della morale cristiana. Egli stesso, sotto lo pseudonimo di don Luigi Sanmarino si difese contro il p. V. Baronio: Germana doctrina r. p. Thomae Tamburini perspicue repellens impugnationes r. p. Vinncentis Baronii adversus illum allatas (ivi 1666). Si può tuttavia ritenere il T. un teologo probabilista, notando però che alcune soluzioni troppo larghe non possono scusarlo del tutto dal rimprovero di tendenza lassista. Ed è ormai comune il giudizio di s. Alfonso de' Ligouri: Negari non potest quod auctor iste multum facilis fuerit ad tribuendum probabilitatis pondus opinionibus, quae probabiles dici non merebantur, unde cum cautela legendus est (Theol. moralis, lib. IV, n. 645). D'altronde
se alcune sue soluzioni furono poi condannate dalla Chiesa, ciò dimostra soltanto che egli ha errato e non che sia di proposito lassista. Postumi uscirono, ca. vent'anni dopo la sua morte: Tractatus quinque in quinque Ecclesiae praecepta (Palermo 1694) a cura di Filippo Sidonetti; ma si tratta delle lezioni, a cui il T. non aveva potuto mettere l'ultima mano.