TAMBURO

TAMBURO. - Struttura muraria di raccordo tra i pennacchi e la cupola, a forma cilindrica o prismatica, generalmente, in quest'ultimo caso, a pianta ottagonale.

Manca nelle prime chiese bizantine, essendo la cupola voltata direttamente sui pennacchi (S. Sofia, SS. Sergio e Bacco a Costantinopoli), e nei battisteri romanici a pianta centrale data la conformazione a tiburio: la struttura basamento - per lo più ottagona - prosegue esternamente per tutta l'altezza della cupola, nascondendo l'estradosso, per costituire il sostegno della copertura a tetto conico. Così pure, nella basilica di S. Marco a Venezia ed in quella di S. Antonio a Padova, il t. è solo apparente, ma senza funzione statica, perché la cupola esterna ha solo scopo di protezione, mentre la vera cupola in muratura è impostata direttamente sui pennacchi.

Un primo tentativo, di indubbia ispirazione classica, si osserva nel duomo di Pisa, dove però il passaggio dalla zona basamantale rettangolare alla cupola ovale viene ottenuto mediante pennacchi a cuffia, anziché a tromba; più tardi si trova nel duomo di Siena una struttura dodecagonale, analoga al t., inserita tra la pianta esagonale dalla crociera e la cupola circolare, ma le irregolarità incongruistiche determinano disorganicità costruttive e mancanza di unità compositiva. Solo a S. Maria del Fiore viene realizzata una disposizione unitaria, iniziando però la pianta ottagonale sin dalla struttura portante basamantale, cosicché sono eliminati i pennacchi di raccordo e si semplificano tutti i problemi costruttivi. Sul medesimo schema costruttivo sono concepite la basilica di Loreto e il duomo di Pavia. Invece in altre chiese quattrocentesche di minori dimensioni si compie un ulteriore progresso impostando il t., sempre a pianta ottagonale, sopra una base quadrata mediante pennacchi di raccordo costruttivamente semplificati, dato l'innesto con una parete piana (S. Maria del Popolo a Roma, S. Maria delle Grazie o del Calcinio a Cortona, duomo di Torino, cappella Colleoni a Bergamo). Esternamente questi t. presentano pareti liscie intonacate o a cortina di mattoni, nelle quali si aprono finestroni rettangolari o centinati; soltanto al-l'inizio dei secolo successivo appaiono quasi timidamente gli ordini architettonici in S. Maria di Loreto a Roma.

Ma l'innovazione fondamentale viene apportata da Bramante, dapprima nel tempietto di S. Pietro in Montorio, abbandonando le forme poligonali, sopravvivenza della tradizione gotica, ed impostando la cupola sopra un corpo cilindrico; e poi, sviluppando questa concezione classica, nel progetto per la Basilica Vaticana dove l'ordine architettonico diviene l'elemento dominante nel loggiato architravo, trasformando così il t. da pieno in traforato. La concezione bramantesca, mirabile per chiarezza di proporzioni, è stata giustamente definita «magnifica illogicità» nei riguardi costruttivi e statici.

Il modello per i secoli successivi si ha però nella forma data al t. da Michelangelo, in cui si equilibrano genialmente le esigenze statiche con l'unità compositiva, dando risalto alla struttura portante - pilastri e colonne a tutto aggetto - così da concentrare le spinte e da conferire un senso di articolazione ed un'espressione di potenza plastica. Al modello michelangiolesco si atterranno più o meno fedelmente gli architetti dei due secoli seguenti, sia ripetendo il motivo del colonnato (S. Andrea della Valle e S. Carlo al Corso in Roma, basilica di Superga, duomo nuovo di Brescia, duomo di Catania), sia adottando

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TAMBURO - T. ottagonale poggiante su trombe, una delle quali ci visibile. Architetto Pennafreita, m. nel 1286. - L'érida, Cattedrale antica.

paraste al posto delle colonne (S. Maria di Provenzano a Siena, S. Carlo ai Catinari in Roma, duomo di Palermo, duomo di Como), conservando però la trabeazione spezzata che imprime un senso di movimento ed un vivace effetto pittorico. Si allontana dagli altri il t. di S. Andrea delle Fratte a Roma che nella sua conformazione, non più cilindrica, ma su pianta mistilinea, manifesta il dinamismo borrominiano.

La stabilità delle cupole di notevoli dimensioni, specialmente se a sesto ribassato, determina talora interessanti disposizioni costruttive che anche esteticamente contribuiscono a rendere più serrato il collegamento tra le diverse parti dell'organismo architettonico: così a S. Maria della Salute in Venezia il t. è circondato dalle caratteristiche grandi volute (gli «orecchioni») che trasmettono le spinte sui muri perimetrali, mentre nel santuario di Vicoforte queste sono assorbite da enormi contrafforti a torre collocati in corrispondenza dei costoloni della cupola.

L'Ottocento continua freddamente gli schemi precedenti, nella forma del loggiato (S. Carlo di Milano) o in quella, più rispondente al gusto neoclassico, della superficie cilindrica completamente chiusa (S. Francesco di Paola a Napoli). Nella seconda metà del secolo le tendenze storicistiche portano talora all'imitazione delle forme rinascimentali (duomo di Cerignola, S. Maria Ausiliatrice di Torino); una concezione interamente nuova segue invece, con geniale ardimento, l'Antonelli nel S. Gaudenzio di Novara, frazionando il t. in una serie di loggiati sovrapposti, dei quali i superiori nascondono il nascimento della cupola. - Vedi tav. CXXI.

BIBL.: G. Dehio - G. Bezold, Kirchl. Baukunst des Abendlandes, Stoccarda 1894; J. Durm, Architektur der Renaissance in Italien, Berlino 1914; G. Giovannoni, Tra la cupola di Bramante e quella di Michelangelo, in Saggi sulla architett. del Rinascimento, Milano 1935, pp. 143-76.