TEOLOGIA MORALE. - È quella parte della teologia cattolica che direttamente considera l'agire specificamente umano, diretto al suo fine ultimo, che, conosciuto mediante la Rivelazione, diventa concrètamente conseguibile mediante la Grazia.
I. OGGETTO MATERIALE E FORMALE
Ne risulta che l'oggetto materiale della t. m. è l'agire dell'uomo cosciente e libero. L'oggetto formale sta nel carattere soprannaturale dei suoi principi, nelle sue conclusioni e in tutto il sistematico sviluppo delle dottrine, in relazione al fine ultimo dell'uomo, che è la sua eterna beatitudine (v.) e che è conosciuto mediante la Rivelazione (v. FINE ULTIMO). Ed in rapporto a questo fine soprannaturale espone tutta la dottrina delle leggi, conosciute ed illustrate anche dalla Rivelazione; tratta delle virtù morali destinate ad essere informate dalla caritas; dei Sacramenti, che sono i mezzi essenzialmente soprannaturali. L'oggetto materiale della t. m. comprende pure gli atti indifferenti (v. ATTTO UMANO). Non si può, infatti, mettere in dubbio che tutto l'agire umano, anche quello che viene considerato indifferente, possa salvare intenzionaliter essere riferito a Dio come fine ultimo, e quindi meritorio e perciò sotto il controllo dellat. m.; come pure le omissioni che abbiano una relazione con il fine ultimo. Gli scolastici racchiudevano tutto l'oggetto della t. m. nel precetto generale: «Declina a malo et fac bonum» (Ps. 36, 27), cioè: precetti negativi e precetti positivi.
Certamente la t. m., anche fondandosi essenzialmente sulla Rivelazione e perciò sulle verità di fede, deduce razionalmente le sue conclusioni (v. CONCLUSIONE TEOLOGICA), sempre sotto il controllo del magistero ecclesiastico; ma quando si avvale di precetti e principi di ordine naturale o positivo-umano non perde il suo carattere di soprannaturalità, perché quegli stessi principi ci devono da essa la luce della Rivelazione e vengono così diretti al fine ultimo, conosciuto solo mediante la Rivelazione e conseguibile soltanto con mezzi soprannaturali.
In relazione ai soggetti, cioè agli uomini di cui la t. m. deve regolare l'agire, valgono gli stessi principi teologici che riguardano i soggetti della Rivelazione in genere (v. RIVELAZIONE).
II. RELAZIONE CON LE ALTRE SCIENZE
Per il suo oggetto formale la t. m. si ricollega strettamente con la dogmatica (v.), sia perché le verità insegnate da questa sono premesse fondamentali e necessarie alla t. m., sia perché ambedue, pur rimanendo nel loro campo specifico, convengono pienamente nell'oggetto formale, ossia nel carattere di soprannaturalità. Per questo, giustamente, i grandi scolastici nelle loro Somme trattavano insieme la dogmatica e la morale, secondo il famoso principio sempre ripetuto nelle fonti, per cui tutta la disciplina teologica è racchiusa in fide et in moribus. Tuttavia in ragione dell'oggetto materiale la dogmatica si distingue dalla morale, in quanto quella non considera direttamente l'agire specificatamente umano, che è proprio invece della t. m. Inversamente, la t. m. ha relazioni di affinità con l'etica, sia in quanto essa non distrugge e non si disinteressa dei principi morali di ordine naturale, sia perché ambedue considerato direttamente l'agire specificatamente umano. Ma esse si distinguono a loro volta per il loro oggetto formale. Perciò la t. m. supera essenzialmente l'etica, che si rivolge soltanto al fine naturale dell'uomo. Pertanto per le relazioni che intercedono tra la t. m. e l'etica possono valere anche le discussioni che si muovono circa le relazioni tra filosofia e teologia, e quindi circa il problema se esiste una filosofia cristiana (v. FILOSOFIA) e conseguentemente se esiste un'etica cristiana (v. ETICA). Comunque l'etica non può proclamare, come legittime e vere, dottrine morali che siano in contrasto con i principi certi della t. m. D'altra parte è necessario che, per l'affinità tra le due discipline, il teologo moralista sia anche versato nell'etica. Quanto alle relazioni tra t. m. e diritto civile i filosofi del diritto si sforzano, secondo le varie tendenze, a trovare una ragione fondamentale di distinzione (v. DIVITTO). Si può ritenere che la t. m. per il suo oggetto materiale, abbia certamente relazioni di affinità e di connessione con il diritto civile, non solo in quanto anche questo regola l'agire umano, sia pure nei limiti della socialità e del foro esterno, ma anche perché le stesse leggi civili, le legittime e giuste, obbligano in coscienza (v. LEGGE, III. L. civile) e perciò hanno relazione con il fine ultimo, oggetto proprio della t. m. Ma per il suo oggetto formale nello stesso tempo la t. m. si distingue dal diritto civile. Infatti, mentre il fine del diritto civile è direttamente in bonum sociale temporale, il fine della cosiddetta teologia del diritto è il bonum sociale aeternum, controllato anche dal foro interno, ossia è lo stesso bonum sociale, ma sub specie aeternitatis e sotto il lume della Rivelazione. Per questo il diritto positivo umano non considera tutti i diritti dell'uomo, perché, come dice s. Agostino, «videtur multa reliquere impunita, quae per divinam Provvidentiam vindicantur» (De libero arbitrio, c. 5, n. 15: PL 32, 1228); mentre la t. m. considera tutti i diritti dell'uomo non solo come membro d'una società civile, ma anche di una società soprannaturale, che incomincia in questa vita e si perfeziona nell'altra (v. CORPO MISTICO). Onde, dove non arriva il giudice del diritto civile, arriva il giudice della t. m., ossia il confessore, per il cui retto e giusto giudizio la t. m. espone con particolare cura il trattato De iustitia.Il diritto canonico è strettamente connesso con la t. m. per l'oggetto formale, in quanto i canoni presuppongono per la personalità giuridica un soggetto elevato all'ordine soprannaturale mediante il Battesimo (can. 87) e quindi sotto la visione del fine ultimo da conseguire; donde la stretta connessione del diritto canonico con le verità dogmatiche e morali. Tuttavia il diritto canonico si distingue dalla t. m. in quanto esso non controlla, come la t. m., tutta l'attività umana in relazione al fine ultimo (e de interni non iudicat Ecclesia) e si fa la questione se la Chiesa possa comandare atti meramente interni (v. canonico). La t. m. nella sua casistica considera, è vero, anche le leggi canoniche, perché essa deve giudicare in concreto tutta l'attività umana in tutte le sue circostanze del lecito e dell'illecito, qualunque sia la legge; però la t. m. speculativa non se ne dovrebbe interessare. Tuttavia, per le ragioni esposte, molte sono le interferenze fra esso e la t. m., il che facilmente spiega il modo con cui si comportano moralisti e canonisti nel trattare le loro discipline.
Più sentita invece è oggi la tendenza a non voler distinguere essenzialmente la teologia ascetica dalla t. m. per non minimizzare quest'ultima. La t. m. infatti per la sua stessa natura non può essere soltanto la scienza dell'illecito o del solo peccato mortale, ma di tutta l'attività umana, in tutte le sue graduazioni di bene e di male, fino a tutti i gradi del perfetto e perciò fino all'esercizio anche eroico delle virtù. Il contrario non è giustificato e renderebbe la stessa t. m. come qualche cosa di meno stimabile da parte di quelle anime che non amano praticamente questa distinzione. Ogni anima infatti sotto la ispirazione della Grazia con il suo aiuto è tenuta a perfezionarsi sempre in vista del fine ultimo e dell'eterna beatitudine che non sarà uguale per tutti. Meno distinta, invece, è la t. m. da quelle che sono considerate come sue parti: come la teologia pastorale, casistica (v.), ecc.
III. FONTI DELLA T. M. — È fuori di dubbio che, data la natura della stessa t. m., fonte primaria ne sia la stessa divina Rivelazione, nelle sue due fonti della S. Scrittura (v.) Tradizione (v.); fonte secondaria e subordinata la ragione umana.
IV. DIVISIONI E METODI DELLA T. M. — Anche se i moralisti sono piuttosto d'accordo nel distinguere e nel dividere la t. m. in due parti: fondamentale e generale l'una e speciale l'altra, tuttavia non sono d'accordo nelle sottodivisioni di queste due parti. Nei riguardi della t. m. fondamentale alcuni premettono il trattato delle leggi a quello della coscienza, altri fanno il contrario; alcuni poi studiano il peccato prima delle leggi, altri dividono diversamente. O. Lottin (op. cit. in bibl.) propone che, premesse le nozioni psicologiche dell'atto umano, tre trattati si susseguano: in primo luogo venga considerata la stessa norma della moralità; in secondo luogo l'applicazione oggettiva di queste norme all'atto umano; in terzo luogo l'applicazione soggettiva di queste norme, mediante il giudizio della coscienza (vita conscienziosa) e mediante il giudizio prudenziale (vita virtuosa); ed in fine le necessarie conseguenze nella vita meritoria. Nei riguardi della morale speciale si nota anche una grande differenza nel modo di dividerla. Alcuni infatti la dividono nei due grandi trattati De praeceptis e De Sacramentis: altri nei trattati De virtutibus e De Sacramentis; altri infine in individuale e sociale, considerando nella prima le obbligazioni che si riferiscono all'individuo e nella seconda quelle che hanno una relazione sociale. Anzi non mancano quelli che cominciano a parlare e scrivere della morale sociale come una scienza a sé (cf. R. Lortat, Principes de morale sociale, Lione 1946).
Riguardo ai metodi di trattare ed insegnare la t. m., tradizionalmente si suol parlare di un metodo positivo, che tiene prevalentemente conto delle fonti della Rivelazione con particolare attenzione allo sviluppo storico-dottrinale degli stessi principi morali. In secondo luogo è riconosciuto il metodo speculativo, che piuttosto insiste nell'illustrare anche razionalmente i principi morali e nel dedurre nuove conclusioni armonizzandole tra di loro. Il metodo apologetico inoltre si compiace delle controversie, aggredendo vivacemente l'errore e dimostran-
done la falsità. Il metodo casistico, dopo aver esposto brevemente i principi, insiste sull'applicazione di essi ai casi pratici. Oggi si notano nuove tendenze che riguardano appunto il metodo (ché solo in questo senso si può parlare di nuove tendenze nella t. m.). Esse hanno i maggiori esponenti in Germania (con Tillmann), nel Belgio (con Mersch, Leclercq), e altrove altri (v. BIBLICA) che nell'insegnamento della t. m. ai vecchi metodi manualistici preferiscono nuovi modi. Qualunque abbia ad essere lo sviluppo di queste nuove tendenze di metodo, nel trattare la t. m. si dovrà sempre mettere in luce il suo carattere di scienza teologica e di arte moderatrice dei costumi dell'uomo singolo e collettivo. Considerando, infatti, la stessa natura della t. m. non basta organizzare i suoi principi (morale speculativa) sotto la visione teologica del Corpo Mistico (Mersch), dell'imitazione di Cristo (Tillmann), della Caritas (Gilleman); ma è necessario anche una sapiente applicazione dei suoi principi all'uomo concreto (morale casistica), per cui sappia darsi concretamente un giudizio non solo sulla graduale perfezione delle azioni umane, ma anche sulla gravità o meno delle colpe, che l'uomo tanto spesso commette.
V. BREVE SGUARDO STORICO
Durante il periodo plastistico ed in quello susseguente, fin oltre all'età aurea della scolastica, la trattazione della t. m. non ha uno svolgimento a parte della teologia genericamente detta (v. SORA); Somme (v.) la t. m. è trattata accanto alla dogmatica, anche se qualche scrittore espone in trattazioni particolari qualche argomento specificamente morale. Dopo il Concilio di Trento, accanto ad alcuni autori che vollero mantenersi ancora sulla linea antica (ad es., Bartolomeo da Medina, Fr. Toleto, D. Bañez, G. Vasquez, Johannes a S. Thoma, Fr. Suárez), si ha l'inizio di un periodo fecondo della t. m., trattata come parte a sé, nei testi di T. Sanchez, G. Argor, V. POLE, REGINALD, Fr. da Castro Palao, M. Bonacina, P. Laymann, H. Busembaum e nei trattati più particolari e ristretti a qualche argomento morale di L. Molina, L. Lessio, G. da Lugo, ecc. Né va casistica (v.), che degenerò lassismo (v.).Con l'opera di s. Alfonso de' Liguori, proclamato da Pio XII protettore dei moralisti, si ebbe una svolta salutare e a poco a poco la t. m. venne ricollocata sul piano teoretico e scientifico che le compete. Liberato, infatti, il campo dagli errori del giansenismo, del gallicanesimo e del giuseppinismo, la t. m. rincaque con J. Gury, A. Ballerini, D. Palmieri, G. d'Annibale, F. Carrère, G. Frassinetti e continua a fiorire nei numerosi manualisti moderni: A. Lehmkuhl, A. Vermeersch, E. Génétic-Salmans, G. Noldin, D. Prümmer, B. Merkelbach, F. Tillmann, L. Fanfani, F. Aertyns-C. A. Damen, O. Schilling, A. Piscetta - A. Gennaro, G. Pighi - A. Grazioli, A. Lanza, T. A. Iorio, ecc. Ma più importanti dal lato scientifico sono le moderne monografie storico-sistematiche e i numerosi articoli di riviste teologiche su particolari temi e problemi della t. m.
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