SOMME

SOMME. - La voce «Summa» ebbe nel medioevo numerosi significati: da quello di compilazione enciclopedica assai vasta (tale potrebbe dirsi la produzione scientifica di s. Alberto Magno, di Guglielmo di Auvergne o di Raimondo Lullo, anche se non ne porta il nome) a quello di modesti riassunti, come la Summa totius, Autun (v.) traccia un rapido compendio di tutta la storia ecclesiastica, o come la S. di Simone di Hinton, nella quale sono successivamente esposti gli articoli del Simbolo, il decalogo, le domande del Pater, i Sacramenti, le virtù, i doni, le beatitudini, i vizi, ecc.

Anche il fine che i loro autori si propone sono assai vari: dare ai predicatori argomenti di sermoni; ai notarì modelli di lettere per tutte le eventualità; ai giuristi riassunti di leggi; ai confessori o ai penitenti regole di condotta o soluzioni di casi di coscienza; finalità didattica: presentare una piccola sintesi agli studenti in modo da invogliarli a farne uso. È in quest’ultima direzione che verranno a collocarsi, nei secc. XII e XIII, le S. teologiche, contrassegnate dalla triplice preoccupazione enciclopedica, sintetica, didattica.

I. S. TEOLOGICHE. - La S. di S. Tommaso, il tipo classico di tale produzione nel campo della teologia, permette di fissare le caratteristiche. Il suo intento, come egli si esprime nel prologo, è di esporre tutto ciò che si riferisce alla dottrina cattolica; intende trattare cioè il complesso scientifico della «sacra doctrina», non si limita pertanto allo studio di un solo trattato, per es., del De Sacramentis o del De vitiis. Questa trattazione è concepita e svolta da S. Tommaso, «e modo trasferito secondo quanto di congiunti ad eruditi incepimenti». Essa è, sostanzialmente, opera di coordinamento e di ripensamento scientifico, non semplice compilazione di Sententiae di Padri e di antichi scrittori, come erano le deflorationes e i Libri Sententiarum dei secoli precedenti; ne risulta una costruzione in cui sono utilizzate tutte le risorse dell’intelligenza che opera nella luce della fede. Tali S. sono, infine, vere sintesi più o meno imponenti che si vanno costruendo nello sforzo di approfondire i dati della Rivelazione.

Lo schema interno delle S. teologiche poté subire variazioni, perché ognuno ebbe il suo modo personale di costruire una sintesi: Abelardo, Ugo di S. Vittore, S. Tommaso non adottarono lo stesso criterio; il metodo, la presentazione tecnica, le divisioni e le suddivisioni cambiano da autore ad autore, anche se il modo di argomentare è identico, secondo le grandi linee del pensiero scolastico. Sempre identica, però, è la caratteristica delle S. teologiche: lo stesso sforzo di sintesi, di esposizione completa, di adattamento.

Contrariamente ad altre opere del tempo e nonostante l’innegabile preoccupazione di entrare nella scuola, le S. teologiche non entrarono nel ciclo scolastico. Molte opere di allora non sono che la redazione o l’eco dell’attività scolastica. I sermoni furono realmente pronunziati davanti agli studenti universitari. I commentari sulle «Sentenze» sono il frutto dell’insegnamento impartito giorno per giorno dal baccelliere «sententarius». I commentari bibliici forniscono materia ai corsi del maestro di teologia; i commentari di Aristotele furono «letti» generalmente nella facoltà delle arti o in corsi simili; le dispute ordinarie, Quodlibeti (v.) furono realmente discussi prima di essere scritti.

Le S. sono in margine a questo insegnamento scolastico, per quanto alcune abbiano potuto essere più o meno in correlazione ad esso. Non sono affatto un esercizio scolastico; sconosciute, perciò, agli Statuti, si sottraggono a qualsiasi regolamento e controllo. Possono essere però opera tanto del baccelliere (come quella di Ulrico di Strasburgo), che del maestro, redatte in un momento qualsiasi della carriera professionale: quella di S. Tommaso fu iniziata in Italia, a Roma e Viterbo, continuata a Parigi, terminata a Napoli. Gerardo di Bologna incominciò la sua S. dopo aver lasciato l’insegnamento, quando divenne priore generale dei Carmelitani. Tali S. non risentono affatto, nella distribuzione della materia o nella loro stesura, delle esigenze scolastiche. Ciò appare soprattutto quando si confronta la S. e i commentari alle Sentenze, che potrebbero aspirare anch’essi ad offrire un quadro completo della dottrina cristiana. Il baccelliere che legge le «Sentenze» è tenuto a seguire un testo e a farvi i relativi commenti. Se egli se ne discosta un po’ troppo e si ferma eccessivamente su determinate questioni, i regolamenti lo richiamano all’ordine. Egli espone il pensiero di un altro, anche quando fa riserve e aggiunte. Sta sempre nell’impostazione fissata da Pietro Lombardo, anche se, personalmente, preferirebbe fare una sintesi diversa. L’autore di una S. invece non è tenuto a queste leggi: ciò spiega il fiorire di tali opere durante il sec. XIII.

Il passaggio dalle «Sentenze» alle S. avvenne gradualmente, mano mano che i commentari e il pensiero personale dell’autore si impongono sulla semplice raccolta di

testi patristici. I quattro libri delle « Sentenze » Pietro Lombardo (v.) furono un primo tentativo ben riuscito, il quale, dopo il Concilio Lateranense IV (1215), ebbe una fama non certamente sospettata dall’autore. Dopo Pietro Lombardo, Gandolfo di Bologna, poi, verso il 1152-60, Roberto di Melun, i cui due libri, che trattano nella prima parte dell’Incarnazione, costituiscono una vera S. Nel 1160 apparve la S. Quoniam homines di Alano di Lilla, con la sua tinta platonica e con atteggiamenti veramente personali. Pietro di Poitiers, utilizzando l’opera del Lombardo, pubblicò verso il 1168-70 i suoi Senten- tiarum libri quinque, che portano in certi manoscritti il titolo di Summa. Verso la stessa epoca, 1165, Simone di Tournai scrisse la sua Summa o Institutiones in sacram paginam, il cui schema comporta, dopo una introduzione De sermone theologica, un primo trattato De Deo et divina natura, poi De rebus divinis quae sunt ipse Deus, id est de personis; immediatamente dopo, De rebus divinis quae sunt a Deo: gli angeli, l’uomo (creazione, caduta, peccato originale, virtù); De Christo incarnato pro homine ipso reparando (l’Incarnazione, la Legge, il Decalogo); infine De Sacramentis Christi per quae fit reparatio hominis.

Subito dopo, verso il 1180-90, maestro Martino redasse la sua S. in tre parti; si ispira a quelle di Pietro di Poitiers (v.). Tra il 1190 e il 1197 si ebbe la Summa de Sacramentis di Pietro Cantore; verso lo stesso periodo (1193-1200) lo Speculum universale di Radolfo Ardente e, quasi subito dopo, la S. di Prevostino di Cremona, che viene ad aggiungersi alla sua Summa de officiis e alla Summa contra haereticos. Nel 1201-1202 Pietro di Capua dedicò la sua S. all’arcivescovo di Palermo, Gualtiero. Apparve, tra il 1202 e il 1206, la S. di Bamberg, per lungo tempo attribuita a Stefano Langton, la quale adotta la divisione tripartita: Dio e la sua opera; l’Incarnazione; i Sacramenti. Apparvero successivamente la S. di Roberto di Courçon (1204-1207), quella di Guigelmo di Auxerre (1215-120), di Ardennes, di Erberto di Auxerre, che spiegavano e riassumevano tutte e due la precedente. La Summa aurea di Guglielmo di Auxerre ebbe un notevole successo; nei suoi quattro libri tratta: De mundo archetypo; De mundo creato; De reparatione peccati; Incarnazione, Redenzione, seguita dal trattato delle virtù e del decalogo: in ultimo, De Sacramentis con i Novissimi.

Da questo momento, se non prima, le S. di teologia recano impresso quasi una specie di desiderio di sottrarsi allo schema delle « Sentenze » di Pietro Lombardo e spaziare in un campo più libero che fu subito dopo imposto ai baccellieri e ai commentatori. Nonostante il titolo Quaestiones super libros quatuor Sententiarum, l’Cremona (v.), terminata nel 1232, è assai più una S. che un commentario. Lo stesso, anzi assai di più, si può dire a proposito della Summa de bono del cancelliere Filippo che costruisce la sua sintesi intorno alla nozione di bene, incroato e creato. Dopo Guiardro di Laon e Guglielmo di Durham (dei quali rimangono appena rari estratti), si ebbe subito il Mysterium divinale di Guglielmo di Auvergne (1223-40), la Summa de creaturis composta da Alberto Magno all’inizio della sua attività scientifica, prima del 1246 e, dopo il 1270, al termine della stessa, la Summa theologica. La composizione della Summa universae theologica di Alessandro di Ales, si protrae, con le sue ramificazioni, per un periodo assai lungo (prima del 1245 - dopo il 1257). Dopo l’opera di Guido l’Elementis, la S. anonima di Basilea (B. IX. 18; verso il 1240-51), si giunge a S. Tommaso con le sue grandi S.: Summa contra Gentiles; Summa theologica. Quest’opera esercitò un influsso analogo a quello che prima avevano esercitato le Sentenze di Pietro Lombardo: divenne oggetto di studi e di commenti. Ma la corrente creatrice continua. La S. incompiuta di Ulrico di Strasburgo fu contemporanea a quella di S. Tommaso: composta tra il 1262 e il 1272, questa Summa de bono doveva essere divisa in 8 libri; si conoscono solo i primi 6. Un po’ più tardi, l’OLIVETANI (v.), con le sue Quaestiones super Sententias, pose gli elementi assai sviluppati di una S. teologica mirata anch’essa incompiuta. La S. di Enrico di Gand, divisa in tre parti, ha largamente utilizzato, rimaneggian-

Le Summae al Digesto hanno solo funzione complementare di fronte a quelle scritte al Codice. Per questo motivo l'unica conservata sembra essere un'opera miscellanea, la cui proprietà letteraria si dividono probabilmente Bulgaro, Giovanni Bassiano, Azone, Ugolino. A Giovanni Bassiano si attribuisce pure una Summa all'Authenticum, aggiornata da Accursio. Giovanni Bassiano è probabilmente anche autore di una Summa feudorum. Certamente ne ha scritta una Pillio, riveduta da Jacopo Colombi. Importante è soprattutto la Summa feudorum di Jacopo d'Ardizzone. Dopo Accursio si hanno non poche altre Summae di diritto feudale. La Summa legis Langobardorum non è da attribuirsi alla scuola di Bologna, ma piuttosto a quella di Pavia. Il famoso Liber pauperum del Vaccarius, scritto ad Oxford per gli studenti poveri, è piuttosto un estratto di testi legali con glosse. Con maggior diritto vanno avvicinate alle S. alcune famose opere della scuola francese, che tende in modo particolare all'esposizione sistematica, quali il Libro di Tubinga, il Libro di Ashburnham, le Exceptiones legum Romanarum Petri, di cui le due prime opere sarebbero due precedenti recensioni; tutte dei primi decenni del sec. XII. Da aggiungersi il Brachylogus e l'Epitome Exactis regibus. In senso improprio anche altre opere vengono chiamate S., ad es., la Summa contradictionum, erroneamente attribuita a Guglielmo da Cabriano, che appartiene al genus delle Quaestiones legitimae. Questa terminologia ancor fluttuante, a cui si è già accennato, si nota ancora nelle opere della scienza di diritto canonico.

BIBL.: E. Genzmer, Die justinian. Kodifikation und die Glossatoren, in Atti del Congr. intern. dir. rom. di Bologna, I, Pavia 1934, p. 403 sgg.; E. M. Meijers, Sommes, Lectures et Comment. (1100-1230), ibid., p. 433 sgg.; H. Kantorowicz-W. W. Buckland, Studies in the glossators of the Roman Law, Cambridge 1938, introd. p. 228 sgg.; St. Kuttner, Zur neuest. Glossatorenforschung, in Studia et docum. histor. et iuris, 6 (1940), p. 275 sgg.; E. Besta, Fonti del dir. ital. dalla caduta dell'Impero Rom. sino ai tempi nostri, Padova 1938, p. 161 sgg.; 2a ed., Milano 1944, p. 142 sgg.

III. S. «DICTAMINIS ET ARTIS NOTARIAE». — Alla scienza del diritto si avvicinano le Summae dictaminis e quelle artis notariae. Le prime sono di carattere letterario-grammatico, le seconde giuridico-pratico. Mentre quelle hanno per scopo principale l'accuratezza e la bellezza dello stile, queste intendono fornire ai notai le formule giuridicamente corrette per i vari negozi giuridici. L'ars notaria divenne una vera facoltà nelle Università e suscitò una serie di S., teoricamente ben fondate ed eleborate. Ogni regione aveva il suo formulario. I retori e grammatici adattavano alla loro volta i loro trattati formulari a questa esigenza giuridico-pratica. Rimane ancora accanto alla S. il nome tradizionale di Formularium.

Capo-stipite di questi formulari nuovi, a tipo scientifico-sistematico, si dice quello attribuito allo stesso Inrerio. Tra le prime, sono quelle di Ranieri da Perugia, di Bencivenni da Norcia, di Salatelle, di Giovanni e soprattutto quella di Rolandino Passagerii da Bologna, tutte del sec. XIII. Tra le Summae dictaminis meritano un accenno speciale quelle di Trasumundo della fine del sec. XII, di Tommaso da Capua, notaio e cancelliere di papa Innocenzo III, di Riccardo di Pofi, di Berardo di Napoli del sec. XIII, di Jacques di Dinant.

BIBL.: L. Rockinger, Über Formelbücher vom 13. bis zum 16. Jahrh. als rechtsgesch. Quellen, Monaco 1855; id., Briefsteller und Formelbücher des XI. bis XIV. Jahrh., in Quellen und Erörterungen zur bayerisch. und deutsch. Gesch., 9 (1863); A. van Hove, De rescriptis, Malines-Roma 1936, p. 17 sgg.; G. Masi, Formularium florentinum artis notariae, Milano 1943.

IV. S. DI DIRITTO CANONICO. — Anche presso i glossatori canonisti la S. si sviluppa dalle glosse «summati». L'insieme di queste singole Summae costituisce una opera che si chiama Summa. I commentatori del Decreto di Graziano (decretisti) sviluppano però di fronte ai legisti questo genere letterario in forme specifiche che dimostrano chiaramente l'evoluzione autonoma: anche per essi la S. costituisce un compendio sistematico del materiale legale-dottrinale che segue, generalmente, l'ordine della fonte ed è scritta a scopo didattico; ma in non poche opere di questo genere, dopo l'esposizione com

pendiosa-sistematica, si aggiunge un commento egesetico alle singole parole o brani della legge di modo che, sostanzialmente, si è di fronte ad un vero Apparatus, ossia ad un insieme coerente di glosse esegetiche al testo legale. Da esso si distingue solo per il fatto che non fu, originalmente, scritta e pubblicata con il testo legale, ma separata da esso. Per questo motivo non è facile distinguere tra un Apparatus ed una Summa siffatta che si chiama, per questo, Summa a modo di Apparato oppure Summa mixta. Criterio di distinzione rimane solo quello esterno di tradizione (sempre senza il testo legale).

La ricca produzione di S. della scienza decorticata va catalogata secondo scuole. Prima fra tutte è quella di Bologna che oltre a qualche anonima ha una serie di S. scritte da decretisti ben noti: le Summae mixtae di Paucapalea (ed. Schulte 1890), di Rufino (ed. Singer 1902), di Stefano di Tournay (ed. parziale Schulte 1891), di Giovanni da Faenza, di Simone da Bisignano; la più grande e completa di tutte è quella di Uguccione da Pisa (v. Benevento?). Summa tantum oppure S. solamente sistematico-sintetica è, praticamente, solo la S. di Rolando Bandinelli (Alessandro III, ed. Thaler 1874).

Fioriva anche a Parigi una scuola decorticata assai feconda di S.; non conoscendo per la maggior parte gli autori, si distinguono secondo gli Incipit oppure secondo il luogo di compilazione o di conservazione del manoscritto unico o prima trovato. Tra le altre minori e frammentarie occorre notare le Summae tantum: Elegantius in iure divino (Coloniensis), Imperatoriae maiestatis (Monacensis), la Summa di Sicardo di Cremona che, giustamente, secondo posizioni recentissime (St. Kuttner, in Mélanges Joseph de Ghellinck. S. 7., II, Gembloux 1951, p. 783 sgg.) si deve attribuire piuttosto alla scuola francese anziché a quella bolognese. La Summula decretalium quaestionum dell'Evrardus Ypresnis è una combinazione tra S. e Quaestiones. Di Summae a mo' di apparato si ha la Magister Gratianus in hoc opere (Parisiensis), la Tractaturus Magister, la Permissio quaedam, la Reverentia sacrorum canonum, la Et est sciendum (Glossae Stuttgartenses), tutte della seconda metà del sec. XII. La più grande: Animal est substantia (Bambergensis) è già dell'inizio del sec. XIII. La scuola anglo-normanna ha dato, sempre nel sec. XII, la Omnis qui iuste (Lipsiensis) con le connesse: De iure canonico e In nomine, tutte della specie mista. Inoltre le sistematiche pure: De multiplici iuris divisione, e la Prima primi uxor. I Decreta minora di Odo da Dover sunteggiano il Decreto e il commento nello stesso tempo.

I decretalisti, ossia i commentatori delle collezioni delle Decretali pontificie, non compongono più, salvo qualche rarissima eccezione, Summae mixtae, ma solo sistematiche che si chiamano, come quelle dei loro colleghi legisti, Summae titulorum e vogliono essere libri didattici che espongono sistematicamente il materiale legale e dottrinale, seguendo i titoli delle collezioni. Il prototipo di queste Summae titulorum è quella di Bernardo da Pavia della fine del sec. XII. Oltre qualche anonima è da notare la S. di Ambrosio e di Damaso Ungaro, scritte tra il 1210 e il 1215. Alle Decretali di Gregorio IX hanno composto S. Giovanni da Petesella Compostellano, soprattutto Goffredo di Trani (molto citata), Bernardo Parmense de Bo-tone, Enrico di Merseburg e Baldovino di Brandenburgo.

Una Summa di genere particolare è la famosa Summa aurea di Enrico da Susa (v. BARTOLOMITI, Enrico). Vi sono poi nella canonistica classica del sec. XIII S. che uniscono in una esposizione compendiosa tutto il materiale legale del Decreto e delle Decretali in un ordine sistematico libero. Esse si chiamano qualche volta, più esattamente, Specula iuris. Oltre la S. metrica, chiamata Iuris Ysagoge dell'inizio del sec. XIII, è da segnare qui l'opera incompleta del giovane Raimondo da Peñafort (ca. il 1221), la Summa iuris che intendeva trattare tutto il diritto in sette libri, di cui si hanno, in un unico manoscritto conservato, solo i primi due, probabilmente gli unici elaborati. Verso la fine del sec. XIII fu composta in Inghilterra la Summa Summa- marum, che viene chiamata, nello stesso titolo del libro, anche Speculum e Repertorium. Un'altra specie di S. costitui

scono le Summae quaestionum le quali, nate nella scuola francese e anglo-normanna, probabilmente da Riccardo Anglico (de Mores) furono portate anche a Bologna alla fine del sec. XII. Esse uniscono Summae e Quaestiones in quanto che, dopo la glossa summante di ogni titolo, si discutono una serie di rispettivi casi. Da notare principalmente la Summa Quaestionum del Magister Honorius, inglese, e quella di Richardus Anglicus.

Si hanno pure le S. monografiche, quelle cioè che trattano in forma sistematica una determinata materia e che, per questo, si chiamerebbero meglio trattati, come le opere rispettive presso i legisti. Essi riguardano soprattutto il matrimonio e i processi.

Tra le Summae de matrimonio sono da notarsi quella di Bernardo di Pavia, di Tancredi, di S. Raimondo di Peñafort (seconda redazione della precedente), di Roberto Flamesburgense, di Giovanni Andrea che segue però il libro VI di Bonifacio VIII. Molto più numerose sono le Summae de ordine iudiciario dette anche più comunemente Ordines iudiciarii e che, per la evidente connessione dei due campi, trattano leggi e dottrine civili e canoniche. Tra le tante opere di questo genere (alcune anonime), meritano una menzione speciale quella di Riccardo Anglico, di Tancredi, di Roffredo Beneventano, Guglielmo de Drogheda, Bonaguda d'Arezzo, Martino di Fano, Egidio Foscarari, e in modo particolare il cosiddetto Speculum iuris di Guglielmo Durantis. Non mancano S. su altre materie come, p. es., de electione, de excommunicazione ecc.

BIBL.: J. Juncker, Summen und Glossen, in Zeitschr. der Savignyst. f. Rechtsgesch., han. Abt., 14 (1925). p. 384 sgg.; St. Kuttner, Repertorium der Kanonistik (Studi e testi, 71), Città del Vaticano 1937, pp. 123 sgg., 386 sgg., 438 sgg.; id., Bernardus Compostellanus Antiquus, in Traditio, 1 (1943), p. 277 sgg.; id., The Barcellona Edition of St. Raymonds first treatise on canon law, in Seminar (The Jurist), 8 (1950), p. 52 sgg.; id. e E. Rathbone, Anglo-Norman Canonists of the Twelfth Century, in Traditio, 7 (1949-51), pp. 279 sgg.; A. Van Hove, Prolegomena, 2a ed., Malines-Roma 1945, pp. 432 sgg., 447 sgg., 450 sgg., 476 sgg., 490 sgg.

V. «Summae» CASUUM ecc. - Meritano trattazione speciale le Summae casuum, de casibus conscientiae, de confessione, confessorum, de poenitentia. Per sé sono giuridiche, ma perché sono dirette per l'uso in foro interno nella confessione e non escludono la dottrina dogmatica e morale in senso stretto, partecipano a tutte e due i settori.

Strettamente parlando si possono distinguere le Summae de poenitentia dalle Summae confessorum oppure de casibus conscientiae. Ma la stessa terminologia non distingue nettamente: S. Raimondo chiama, p. es., anche Summae de poenitentia la sua Summa de casibus. In esse si raccoglie sistematicamente tutto il materiale legale e dottrinale e canonistico necessario al ministro della penitenza privata. Da tutti si espone in forma più o meno concisa la S., il riassunto cioè della rispettiva materia, poi si adducono e risolvono casi pratici, e si aggiunge alla sistematica la casistica tanto desiderata e utile in materia di penitenza. L'ordine è generalmente logico-sistematico, qualche volta anche alfabetico.

La prima Summa confessorum, chiamata ancora Poenitentiale, è quella scritta tra il 1208 e il 1210 da Roberto Flamesburgense, in 5. Leggono, dopo il Lateranense IV (1215), le S. di Tommaso da Chabham, dei due domenicani Paolo Ungaro e Corrado di Hoexter, di Giovanni di Kent e Pietro di Poitiers. Tutte queste supera la famosa Summa de casibus di S. Raimondo da Peñafort, divisa in 3 libri scritti tra il 1227 e il 1234 a cui, nei due anni seguenti, aggiunse, come l. IV, il de matrimonio. La Summa ebbe glosse e abbreviazioni (tra cui la Summa pauperum o Summula de Summa, di Adamo Teutonico), che dimostrano il grande uso che tutti ne fecero. Il francescano Monaldus scrisse prima del 1217 la Summa Monaldina, la prima alfabetica; tra il 1280 e 1298 il domenicano Giovanni da Friburgo la Summa Joannina che ebbe anche una abbreviazione e una traduzione in tedesco. Nello stesso tempo scrisse il francescano Giovanni di Saxonia (Erfurdensis) e, verso il 1311, Alberto da Brescia O. P. Nel sec. XIV emergono la Summa Astesana divisa in 8. Il (il titolo 32 del 1. V contiene una raccolta di canoni penitenziali assai noti) di Astesanus O. F. M., un'anonima Summa rudium per i sacerdoti meno istruiti, la Summa Pisana (Magistratus, Pisanaella) di Bartolomeo a S. Concordio O. P. che ebbe, nel 1444, un supplemento per opera di Niccolò da Osimo O. F. M. Ca. l'anno 1486 A. Carletto da Chivasso scrisse la famosa Summa Angelica e nel 1483 Baptista de Salis (Trovalma) O. F. M. la prima redazione della Summa Baptistina o Rosella, in ordine alfabetico, che aumentò poi in una seconda redazione. All'inizio del sec. XVI Giovanni Cagnazzo da Tabia compose la Summa Tabiena e Silvestro Frerius (Mazzolino) O. P. la Summa Sylvestrina o Summa Summarum, disposta in ordine alfabetico. - Vedi tav. LXIII.

BIBL.: J. Dietterle, Die S. confessorum, in Zeitschr. für Kirchengesch., 24-28 (1903-1907), V. indicii; A. Teetart, La confession aux laïques dans l'Eglise latine, Lovanio 1926, pp. 347 sgg., 440 sgg.; St. Kuttner, Pierre de Roissy and Robert of Flam-bourg, in Traditio, 2 (1944), p. 492 sgg.; A. Van Hove, Prolegomena, 2a ed., Malines-Roma 1945, pp. 298 sgg.; 512 sgg.; sulle edizioni delle singole S. elencate in questa voce (molte sono inedite) vedi BIBLICA. citata (v. RAIMONDO DE PEÑAFORT, SANTO).

Alfonso M. Stickler