POLE, REGINALD

POLE, REGINALD. - N. a Stourton Castle (Staffordshire) nel marzo 1500 da sir Richard (m. nel 1505), la cui madre era sorellastra di Margherita Beaufort, madre di Enrico VII, e da Margherita Plantageneto, figlia di Giorgio duca di Clarence. Enrico VIII nel 1513 creò la madre contessa di Salisbury (poi le affidò l'educazione della principessa Maria) e il figlio maggiore, Enrico, barone Montague; a Reginald, destinato alla Chiesa, favorì gli studi a Oxford (sotto W. Latimer), diede prebende e mezzi

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per studiare in Italia, dal 1521. A Padova, il P. si legò d'amicizia con dotti ed umanisti, tra cui il Bembo e Cristoforo di Longueil (Longolius); fin dal 1525 entrò in relazioni epistolari con Erasmo e, per tramite di lui, con Giovanni Laski. Fu anche a Roma, e nel 1527 tornò in Inghilterra. La questione del divorzio regio lo imbarazzava; ottenne di andare a Parigi, ove tuttavia accettò di raccogliere (secondato da sir Richard Fox) pareri favorevoli ai desideri di Enrico, che anche Francesco I appoggiava. Intanto era stato eletto decano di Exeter; tornato in Inghilterra, a Sheen, gli fu offerta la sede di York, vacante per la morte del Wolsey, purché si pronunciasse; ma, dopo un drammatico colloquio con il Re, e addolcato per lo scisma ormai manifesto, preferì ripartire. A Padova e a Venezia ritrovò vecchi amici e ne fece di nuovi: I. Sadolto, G. Contarini, G. Cortese, M. A. Flaminio, G. M. Giberti, Alvise Priuli, L. Beccadelli, poi suo biografo, lo stesso G. P. Carafa.

Talle due parti si premeva perché si pronunciasse sulla situazione religiosa inglese; preferì fare da solo e, sperando forse di ottenere ancora la respicienza, mandò al Re, manoscritto, il trattato Pro ecclesiasticae unitatis defensione, finito nel maggio 1536. Poco dopo, chiamato a Roma, fu creato cardinale diacono di S. Maria in Cosmedin, il 22 dic., con il Carafa, il Del Monte, il Sadolto e altri, nonché membro della commissione che redasse il famoso Consilium de emendanda Ecclesia (1538). Altre prove di benevolenza e fiducia ebbe da Paolo III: legato per l'Inghilterra, si recò nelle Fiandre (ma la ribellione in cui sperava era stata soffocata sul nascere da Enrico); accompagnò il Papa al colloquio di Nizza con Carlo V e

Francesco I, compì un'altra missione in Spagna. Intanto Enrico faceva arrestare i suoi fratelli, Goffredo (poi graziato) ed Enrico (decapitato il 4 nov. 1538) nonché la madre Margherita (v. SORA) e inviava sicari contro di lui, che dovette rifugiarsi a Carpentras; tornò tuttavia a Roma nel 1540, e, nominato legato del Patrimonio di S. Pietro, si stabilì in Viterbo, dove attorno a lui e a Vittoria Colonna si radunò il gruppo degli «spirituali», che speravano nella conciliazione con i luterani (e con il P. si consigliò il Contarini, in vista della Dieta di Ratisbona), giungendo fino ad accogliere quella dottrina della «duplice giustizia», respinta poi dal Concilio di Trento. Nell'immunenza di questo, il P. era stato designato legato papale nel 1542; e partecipò in tale qualità ai lavori di esso dal dic. 1545 al giugno 1546, quando la salute lo costrinse a ritirarsi presso il Friuli, quindi nuovamente a Roma.

Godeva di grande prestigio, si che nel Conclave del 1549 gli mancava un solo voto per essere eletto, ma nulla fece per ottenerlo. L'avvento al trono di Maria gli offerse l'occasione di ricondurre l'Inghilterra al cattolicesimo. Ma il suo ritorno come legato papale fu ostacolato da Carlo V, che lo temeva avverso al matrimonio di Maria con Filippo II, fino al nov. 1554; ordinato sacerdote e consacrato arcivescovo di Canterbury il 22 marzo 1556 fu il principale consigliere della Regina. Storici inglesi osservano che, già poco abile o fortunato nelle missioni diplomatiche, il P. dimostrò scarse doti di statista in quanto non si sarebbe mostrato abbastanza arrendevole nella questione dei beni ecclesiastici — con cui la potente classe media s'era arricchita — si da conciliarsene il favore, né avrebbe saputo frenare la severità della repressione, che provocava rancori. Interessante per molte misure — tra cui l'istituzione dei seminari — è la sua opera di riformatore.

A Roma, invece, era ormai sospetto: da tempo circolavano voci sulla sua condotta politica, e, più gravi, sull'eccessiva longanimità di lui verso i protestanti. Inoltre, il conflitto tra Filippo II e Paolo IV, coinvolgendo anche l'Inghilterra, lo mise in una situazione delicatissima. Privato della legazia, venne accusato innanzi all'Inquisizione, insieme con il card. Morone; stava giustificandosi per scritto, quando si ammalò e il 17 nov. 1558 morì.

Oltre i 17 nov. 1558 morì.

Pope I, Luigi, «Architetto, n. a Modena il 28 ott. 1792, m. a Milano il 2 ag. 1869. Da giovane studiò a Bologna all'Accademia Clementina, quindi, dal 1818, si stabilì a Roma presso Raffaello Stern negli anni in cui questi era intento ai lavori del braccio nuovo dei Musei Vaticani.

Cresciuto nella considerazione presso i competenti uffici della Camera Apostolica, nel 1833 il P. veniva incaricato di proseguire la ricostruzione della basilica di S. Paolo già iniziata da Pasquale Belli. E questo, che rimase il suo maggior lavoro, da lui proseguito fino alla morte, egli condusse apportando qualche modifica ai disegni originari ed elevando accanto all'abside uno strano campanile a forma di faro. Nel 1833 il P. lavorava anche al restauro del Palazzo Lateranense e quindi progettava e costruiva i due prospetti di intonazione classicheggiate alle testate dei Borghi, verso Castel S. Angelo, che sono stati demoliti nelle moderne sistemazioni della zona. Nonostante accademico di S. Luca e dei Virtuosi al Pantheon, purismo (v.) architettonico romano, il P. veniva incaricato di dirigere vari lavori nella basilica di S. Maria degli Angeli ad Assisi ed elevava a Roma (1834-38) la colonna dedicata alla Immacolata Concezione che è in Piazza di Spagna. Fuori Roma intanto costruiva i teatri di Fano (1845-63), di Terni (1849) e di Rimini (1857). Costruzione, quest'ultima, specie nell'interno, purtroppo danneggiatissimo nella seconda guerra mondiale, indubbiamente solenne e grandiosa. Altre sue costruzioni sono il Collegio Scozzese in Via Quattro Fontane a Roma, la chiesa di S. Filippo a Nocera Umbra e la ricostruita basilica di S. Venanzio a Camerino. Nel quale ultimo edificio usò forme imitate dal gotico borgognone.

Tipico esponente del purismo architettonico nell'usare forme sintattiche vignolesche per esprimere concetti nuovi il P., avanzando negli anni, inclinò a certo

POPE I, Luigi, «Architetto, n. a Modena il 28 ott. 1792, m. a Milano il 2 ag. 1869. Da giovane studiò a Bologna all'Accademia Clementina, quindi, dal 1818, si stabilì a Roma presso Raffaello Stern negli anni in cui questi era intento ai lavori del braccio nuovo dei Musei Vaticani.

Cresciuto nella considerazione presso i competenti uffici della Camera Apostolica, nel 1833 il P. veniva incaricato di proseguire la ricostruzione della basilica di S. Paolo già iniziata da Pasquale Belli. E questo, che rimase il suo maggior lavoro, da lui proseguito fino alla morte, egli condusse apportando qualche modifica ai disegni originari ed elevando accanto all'abside uno strano campanile a forma di faro. Nel 1833 il P. lavorava anche al restauro del Palazzo Lateranense e quindi progettava e costruiva i due prospetti di intonazione classicheggiate alle testate dei Borghi, verso Castel S. Angelo, che sono stati demoliti nelle moderne sistemazioni della zona. Nonostante accademico di S. Luca e dei Virtuosi al Pantheon, purismo (v.) architettonico romano, il P. veniva incaricato di dirigere vari lavori nella basilica di S. Maria degli Angeli ad Assisi ed elevava a Roma (1834-38) la colonna dedicata alla Immacolata Concezione che è in Piazza di Spagna. Fuori Roma intanto costruiva i teatri di Fano (1845-63), di Terni (1849) e di Rimini (1857). Costruzione, quest'ultima, specie nell'interno, purtroppo danneggiatissimo nella seconda guerra mondiale, indubbiamente solenne e grandiosa. Altre sue costruzioni sono il Collegio Scozzese in Via Quattro Fontane a Roma, la chiesa di S. Filippo a Nocera Umbra e la ricostruita basilica di S. Venanzio a Camerino. Nel quale ultimo edificio usò forme imitate dal gotico borgognone.

Tipico esponente del purismo architettonico nell'usare forme sintattiche vignolesche per esprimere concetti nuovi il P., avanzando negli anni, inclinò a certo