ALCOOLISMO. -
I. MEDICINA
Stato morboso dovuto all'uso smoderato d'alcool o di bevande spiritose, in quantità tale da giungere all'intossicazione alcolica. Più comunemente viene usato il vino (Italia e Francia), la birra (Germania ed Inghilterra), i liquori (Scandinavia, Russia e U.S.A.); in tali bevande l'alcool etilico è contenuto dal 3-4% nella birra, fino al 60-70% nei liquori. Elettivamente è colpito il sistema nervoso centrale; da prima con azione eccitante, cui presto subentra quella paralizzante e narcotica. Nell'intossicazione acuta, se non si ha la morte, i danni possono risolversi; in quella cronica si stabiliscono lesioni in gran parte irreparabili. Psichicamente l'a. cronico produce decadimento morale e intellettuale dell'individuo con alterazioni caratteristiche della personalità: affievolimento della memoria, ottusità del senso morale, apatia con forte riduzione della capacità lavorativa. Si sviluppano polinevriti (tremori,atassia, paralisi); stati catarrali cronici delle mucose, specie della gastrica, con il classico « vomitus matutinus potatorum »; lesioni arteriosclerotiche; alterazioni gravi nei più importanti organi della vita vegetativa: cirrosi epatica, sclerosi renale, degenerazione del miocardio, spesso causa di morte prematura. Sono frequenti le apoplessie (v.).
La forma neuropsichica più grave è il « delirium tremens » (sovrecitazione motoria con stato di confusione mentale e allucinazioni uditive e visive angosciose), cui può seguire la morte (10% dei casi) o uno stato demenziale cronico.
L'alta mortalità e morbilità nella discendenza degli alcoolisti è probabile sia legata alle tare neuropsichiche e somatiche trasmesse dai genitori.
Le forme più gravi d'a. cronico sono date dall'abuso dei liquori. Nei paesi più colpiti (Inghilterra e U.S.A.) il 40% delle psicosi e l'80% dei delitti sono causati dall'alcool; la prole degli alcoolisti da liquori è più gravemente tarata: frequente l'epilessia e altre malattie del sistema nervoso centrale.
In Italia, dove l'a. è meno diffuso che negli altri paesi, esso è causa dell'8% delle psicosi e l'etilismo figura come precedente personale nel 36% degli alienati e come precedente familiare nel 21%.
Circa la questione se le piccole dosi d'alcool diluito che s'usano come bevanda (vino, birra) siano dannose, si può rispondere con sicurezza negativamente, purché non s'esageri nella dose (circa un grammo di alcool per chilo di peso nelle 24 ore).
Il senso d'euforia, che accompagna l'ingestione dell'alcool, nasconde i danni dell'intossicazione e avvalora i pregiudizi che raccomandano l'uso e l'abuso delle bevande alcooliche. Similmente l'azione depressiva sull'intelligenza è spesso mascherata dall'apparente iper-ideazione, legata al tumulto d'idee e d'immagini che esso provoca nel cervello, analogamente a quanto avviene per altri avvelenamenti (belladonna, oppio, haschiach); da qui il rapporto tra alcoolismo e ispirazione poetica osservato in alcuni soggetti (Swift, Verlaine, Hoffmann).
BBL.: Royal Commission on liquor licensing Laws, Final Report, Londra 1899; L. Bianchi, Trattato di psichiatria, 2ª ed., Napoli s. a.; E. Adami, Farmacologia e farmacoterapia, Milano 1942; U. Cerletti, Santi delle lezioni di malattia nervose e mentali, Roma 1946. Giuseppe de Nino
2. MORALE SOCIALE
1) Danni dell'a. L'alcool fu definito il narcotico della coscienza perché altera o distrugge i centri della inibizione e della riflessione. Ne consegue il grande numero (si arriva al 40 e 50 %) di pazzi per a. e la connessione frequente e strettissima di esso con la criminalità, il suicidio, gli infortuni sul lavoro. L'a., inoltre, diminuisce la resistenza alle malattie, è fattore precipuo della prostituzione e della miseria, con lo sperpero di denaro e l'abbandono della vita familiare, specie negli ambienti proletari. I danni sofferti dall'individuo si trasmettono alla prole: l'alienista Mozel ha formulato una legge della discendenza degli alcoolisti lungo quattro generazioni, rinvenendo in esse le forme più gravi della pazzia e della degenerazione. Particolare importanza rivela la intossicazione alcoolica nel concepimento, nella gravidanza, nell'allattamento, in quanto essa dà il maggior numero di malattie mentali e nervose (isterici, epilettici, idioti, imbecilli). Le riprove statistiche: alto numero delle riforme militari per eredità alcoolica; alto numero dei longevi tra i temperati e gli astinenti. L'a. come malattia sociale è favorita dalla organizzazione industriale e dall'urbanesimo, specie tra i lavoratori delle officine; è largamente diffuso tra le classi agiate dei paesi anglosassoni.2) La Chiesa e la lotta contro l'a. La Chiesa non può restare indifferente dinanzi ai danni fisici e spirituali dell'a. Il cristianesimo afferma un dovere la tempe-
ranza per tutti i fedeli, a prescindere dalle rinunce degli scenti. S. Paolo esalta l'ebbrezza che dà lo Spirito di Dio contro quella che dà il vino e concede a Timoteo l'uso del modico vino quale medicina. Non mancarono tra i pagani le condanne della ubriachezza e gli elogi dell'astinenza. Le leggi di Licurgo e quelle, ideali, di Platone e di Aristotele, proibivano il vino ai giovani. All'atleta era prescritto di astenersi da venere e dal vino. Ma il paganesimo non poteva vedere a fondo il problema perché molte sue divinità erano dedite al vino, e ai riti di Dioniso e di Bacco si celebravano ebbrezze sacre. La Chiesa dunque, maestra in ogni tempo di temperanza, usa a considerare il vino nella casta santità del rito, si è trovata in prima linea nella lotta contro l'a. Le prime manifestazioni di azione privata e statale si sono avute in paesi non cattolici perché il fenomeno sociale dell'a. si è verificato in essi prima che nei paesi cattolici, fatta eccezione dell'Irlanda. Al cappuccino irlandese p. Teobaldo Mathew (1790-1850) (v.) si deve la fondazione della Lega della Croce, società cattolica di temperanza, frutto e strumento di un apostolato mirabile iniziato in Irlanda (1837) e proseguito nell'America del Nord: egli ricevette 5 milioni di promesse di sobrietà e organizzò 90 mila astinenti. Alla propaganda corrispose la diminuzione del 50 % delle condanne criminali e dell'80 % di quelle a morte. Dall'inizio ad oggi, l'opera del p. Mathew, diffusa anche negli Stati Uniti e in Inghilterra, suscitò la cooperazione di Daniele O'Connel, dei cardinali Manning, McCabre, Newman, Logne, Gibbons, Vaughan. L'importanza dell'azione antialcoolistica della Chiesa negli Stati Uniti ebbe conferma in deliberazioni dei Concili di Baltimora (1840 e 1884) e del Sinodo di Cincinnati. La Germania cattolica ebbe valorosi apostoli dell'antialcoolismo dal 1843, il sac. Seling, mons. Egger, il capo del Centro, Windthorst. Fiorentissima la Lega della Croce (adulti) e la Lega dell'Angelo Custode (fanciulli). Notevoli pure le iniziative cattoliche in Polonia, Lituania, Svizzera, Belgio. In Francia - come in Italia e in Spagna - l'alto consumo del vino è collegato con gli interessi della produzione nazionale; donde la difficoltà della propaganda. La francese Lega nazionale contro l'a. federa alcuni sodalizi tra i quali due cattolici, la Croce bianca e la Croce d'oro. I protestanti hanno costituito potenti associazioni antialcoolistiche. Nell'America del Nord l'Ordine dei buoni Templari (1852) con ramificazioni in Europa; in Europa la Croce blu diffusa in Svizzera, Germania, Belgio, Francia; l'Esercito della Salvezza partecipa all'azione antialcoolistica. I partiti operai hanno spesso aderito alla azione antialcoolistica. Base comune di tutte è l'azione educativa (famiglia, scuola, chiesa, officina) poggiata sull'esempio (« l'astinenza assoluta dalle bevande alcooliche è il mezzo più efficace di lotta », come dice una delle risoluzioni delle Federazioni antialcoolistiche francesi e italiane) e sorretta da una energica azione legislativa. Alle ragioni di carattere morale, igienico, sociale i cattolici aggiungono la difesa della fede, perché l'a. è strettamente collegato con la bestemmia, il turpiloquio, il vizio.
3) L'a. in Italia e l'azione antialcoolistica. L'Italia è tra i paesi dove è minore il consumo degli alcoolici più nocivi, mentre vi si consuma al massimo il vino, che è il meno nocivo degli alcoolici. La percezione dei pericoli sociali dell'a. si manifestò in Italia nei primi anni del sec. XX. Effimeri, per quanto significativi, furono i tentativi di una organizzazione antialcoolistica dovuti al dott. Clerici, a Torino (1861), e al Patronato di temperanza, a Milano (1882). Un mo-
vimento efficace si iniziò a Firenze col periodico Bene sociale (1898) e la fondazione della Federazione antialcoolistica italiana al Congresso nazionale contro l'a. tenuto a Venezia nel 1904. L'iniziativa, di carattere neutro, ebbe notevoli adesioni del clero e del laicato. Seguirono iniziative cattoliche: la lotta contro l'a. era uno dei caposaldi del movimento per la pubblica moralità promosso a Torino (1899) dal prof. R. Bettazzi il quale fondò poi (1912) la Nuova Crociata - Associazione cattolica italiana contro l'a. - che ebbe rapido successo e manifestazioni efficaci: buone pubblicazioni divulgative (G. Masi, A. Portaluppi, A. Giacomelli), una lettera pastorale di mons. Marenco, vescovo di Massa Carrara (1915), la costituzione di gruppi di astinenti, giovani e sacerdoti, sull'esempio dei giovani cattolici tedeschi, e della Unione dei preti sistemi, costituita in Belgio, sotto il patronato del card. Mercier. Un decreto di Pio X (21 maggio 1914) concedeva indulgenze per gli ascritti alle « società denominate di temperanza, di astinenza dalle bevande alcooliche ». Quanto ai criteri direttivi dell'azione contro l'a., essi sono riassunti nella seguente dichiarazione adottata dalle Federazioni nazionali di Francia e d'Italia: a) Il vino e la birra non sono necessari né utili all'individuo sano. Le bevande distillate sono sempre dannose. b) Per l'uomo adulto normale il massimo giornaliero di vino, esclusivamente nei pasti, non supera il mezzo litro. c) Vino e bevande alcooliche sono da proibire ai bambini, ai giovinetti, alle gestanti, alle nutrici, ai nevropatici. d) L'astinenza assoluta dalle bevande alcooliche è il mezzo più efficace di lotta contro l'a.
5) Disposizioni legislative contro l'a. Si riconosce unanimemente che la lotta contro l'a. si avvalorava innanzi tutto di mezzi spirituali e sociali - l'educazione e il più alto tenore di vita del lavoratore nella casa e nell'officina - i quali però debbono essere integrati dall'azione della legge. L'esperienza di un secolo e mezzo (i primi provvedimenti legislativi contro l'a. negli Stati Uniti risalgono al 1868) ha saggiato misure diverse, tra le quali ricordiamo: a) punizioni agli ubriachi; b) internamento degli alcoolizzati; c) divieto di dare bevande alcooliche ai minori, a ubriachi; d) limitazione nella vendita di esse (nel numero degli spacci, nell'orario, ecc.); e) diritto di vendita riconosciuto solo alle società di temperanza; f) concessione ai comuni e a enti autarchici di emanare disposizioni contro l'a.; g) imposizione di tasse gravose alla produzione, fabbrica e vendita; h) monopolio statale di fabbricazione e di vendita; i) divieto di commercio e vendita dell'assenzio e bevande alcooliche; l) istruzione antialcoolica nelle scuole, provvedimenti contro gli impiegati e lavoratori intemperanti.
La legislazione italiana - che ebbe in materia la prima affermazione sistematica con la legge 19 giugno 1913 - ha coordinato nel T. U. delle Leggi di Pubblica Sicurezza (18 giugno 1931) le varie disposizioni che disciplinano la vendita degli alcoolici. Il Codice penale del 1930 contiene disposizioni relative, negli artt. 686-91 (Controversioni concernenti la prevenzione dell'alcoolismo e dei delitti commessi allo stato di ubriachezza).
Particolare significato hanno le norme contro l'a., contenute nella Legge per la protezione e l'assistenza della maternità e dell'infanzia.
6) L'a. nelle colonie e in Africa. L'a. nei territori coloniali e specialmente in Africa, dà luogo ad un grave problema sociale - analogo a quello degli stupefacenti - che interessa le missioni cristiane. Le rovine dell'a. tra le genti di colore provocarono misure internazionali concordate nell'Atto generale di Berlino (29 febbr. 1883) e nell'Atto generale e dichiarazione di Bruxelles (2 luglio 1890). Contro il commercio infame di esosi speculatori furono fissati dazi di importazione e divieti o limitazione delle bevande alcooliche. Tali misure sono state rafforzate dalle Convenzioni internazionali di Saint-Germain (10 sett. 1909),
alle quali partecipò anche l'Italia. Esse sono inoltre connesse con l'azione internazionale contro la schiavitù.
Per l'azione contro l'a.: I. Doogan, Manual of Temperance (Roman Cath. Temperance Society), Calcutta 1897; A. Bertillon, L'alcoolisme et les moyens de le combattre, Parigi 1904; A. Giacomelli, Il gran nemico, Treviso 1908; J. Witte, Die Alkoholfrage in religiöser Beleuchtung, Bonn 1910; A. Portaluppi, In faccia alla rovina, Legnano 1912; A. Cobelli, I pubblici esercizi nei provvedimenti per combattere l'a., Milano 1914; G. Masi, Fu bene l'alcool?, Torino 1914; A. Junod, L'alcoolisme chez les noirs africains, Ginevra 1930; A. Jamalio, s. V. in Nuovo Dip. Ital., I, Torino 1937, pp. 302-306. Egilberto Martire