INTENZIONALITÀ. - Termine filosofico derivato da intenzione, e oggi prevalentemente usato per designare l'ordine della conoscibilità nel suo senso più ampio di tendenza (in-tendere) e contatto tra soggetto ed oggetto.
Per intenzione si intende anzitutto l'atto del volere, cioè l'attuale tendenza della volontà verso il suo oggetto formale che è il bene (v. INTENZIONE). Però è comune in filosofia l'uso del termine per significare sia l'atto del conoscere (cioè l'attuale tendenza conoscitiva del soggetto verso l'oggetto), sia soprattutto l'oggetto conosciuto, che costituisce il termine formale
dell'attuale conoscere. Questa terminologia è propria della filosofia realistica, e si trova già con diverse sfumature in S. Agostino, negli Arabi, negli scolastici medievali ed in particolare in S. Tommaso, il quale frequentemente chiama prima intentio l'oggetto della conoscenza diretta o metafisica, e secunda intentio l'oggetto della conoscenza riflessa o logica. Anche l'attuale filosofia tomistica adopera il sostantivo intenzione per indicare sia l'atto che l'oggetto del conoscere, e l'aggettivo intenzionale per indicare tutto ciò che in qualunque maniera si riferisce all'ordine conoscitivo, ed in particolare all'ordine intellettivo. È in questo senso che il termine astratto di i. significa anzitutto conoscitività e intellettività; e poiché la conoscenza non è possibile senza una fondamentale somiglianza e ordinazione reciproca tra il soggetto conoscente e l'oggetto conosciuto, il termine i. significa anche l'ordine o finalità che intercede tra soggetto ed oggetto ed in particolare tra pensiero e realtà.
Studi antichi e recenti hanno messo in luce la possibilità di una teoria integrale della i., che in S. Tommaso abbraccia una problematica multiforme, e che si sviluppa coerentemente nello stesso ordine con cui si articolano le singole parti della filosofia. Vi è interessata anzitutto la gnoseologia, a cui spetta il compito di esplicitare e difendere la natura realistica del conoscere umano, e quindi di concludere che la nostra attività intenzionale è naturalmente ordinata a cogliere quale suo oggetto proprio il reale dato nel senso. Stabilita in tal modo la legittimità della distinzione tra l'ordine intenzionale conoscitivo e l'ordine reale, la teoria della i. si arricchisce dal punto di vista psicologico con la spiegazione più profonda della i. del soggetto: l'unione intenzionale si attua con il verbum mentis, per cui l'intelligenza in actu si identifica con l'intelletto in actu. In questo senso l'intelligenza, immediata nell'ordine logico, si attua come mediazione nell'ordine psicologico, in quanto il conoscere tocca simultaneamente «primo verbum e principaliter rem» (cf. Sum. Theol., 1a, q. 85, a. 2); distinzione questa molto importante, perché permette di comprendere come S. Tommaso possa coerentemente dare il nome di intentio sia alla realtà a cui tende il verbo, sia al verbo con cui l'intelletto tende alla realtà, fondando il tal modo la distinzione sopra accennata tra prima e seconda intenzione. Se la i. si origina formalmente dal soggetto e nel soggetto, nulla però impedisce che per estensione e correlazione anche l'oggetto debba dirsi intenzionale. Quale sia la i. dell'oggetto lo determina ulteriormente la filosofia della natura, a cui spetta non soltanto comprovare la natura intuitiva del senso, ma anche stabilire la natura dell'attività della realtà materiale, la quale per medium arriva ad attuare il senso. Questo «medio» è immediatamente originato dal complesso degli agenti sensibili, e quindi non ha quella iniziale immaterialità che si deve attribuire al senso. Per spiegare l'immaterialità della sensazione basta la immaterialità della potenza sensitiva. Però non è possibile rifiutare senz'altro la intuizione speculativa di S. Tommaso, che vide nel «medio» una intentio fluens, quale frutto proporzionato della ordinazione generica che il complesso degli agenti materiali ha verso il senso e l'intelletto, e che fa parte della armonica somiglianza reciproca di tutte le parti dell'universo, in quanto l'universo si costituisce e sviluppa sotto l'influsso del suo primo Ordinatore e Motore. In tal modo la teoria della i. è portata a sorpassare lo studio delle finalità immediate per salire allo studio del fine ultimo, utilizzando tutte le risorse della metafisica, ed in particolare della metafisica dell'intelligente e dell'intelligibile. C'è, sembra, una via gnoseologica che può pervenire a Dio percorrendo la direttiva della i. creata: non nel senso del vano tentativo cartesiano, di salire a Dio per poi discendere alla quiddità delle cose sensibili che sono l'oggetto proporzionato e immediato della conoscenza umana, ma nel senso che la spiegazione ultima dei vari aspetti della i. umana e co
smologica non si può trovare che in Dio, in cui Essere e Pensiero si identificano. Questa purissima Unità divina è da noi partecipata in due ordini distinti, l'ordine ontico dell'essere e l'ordine logico del conoscere. Come ambedue questi ordini si realizzano sotto l'influsso della Causa efficiente prima, così proporzionatamente essi si realizzano sotto l'influsso della Causa finale ultima. Nell'ordine ontico ogni cosa tende al suo fine proporzionato ed immediato, e vi tende in quanto soggiacce alla causalità del Fine ultimo, senza cui nessuna cosa si muoverebbe. Nell'ordine logico vale la stessa osservazione quando l'ordine logico è considerato come una parte dell'ordine ontico. In quanto invece esso si oppone all'ordine ontico, e si costituisce come ordine distinto, deve dirsi che ogni nostro atto di conoscenza intende formalmente l'oggetto proprio ed immediato e virtualmente l'oggetto ultimo, a cui noi non possiamo arrivare che per dimostrazione. L'ambizione dell'alta fantasia di Platone (che immaginò una partecipazione immediata o quasi immediata del nostro ordine intenzionale con l'intelligibile sussistente) non potrà mai essere una verità filosofica: solo la fede ci insegna che tale può essere talora la intuizione soprannaturale del mitico. Questo però non impedisce al filosofo di spiegare come, una volta trovato Dio, la del conoscere naturale apra la via legittima alla i. del naturale amore, che rafforza e potenzia tutte le nostre attività.
La teoria tomistica della i., con i suoi spunti originali e vigorosi, apporta al problema filosofico odierno molteplici contributi. Anzitutto serve a mettere in luce come il realismo immediato sappia armonizzare la spontaneità produttiva del soggetto con l'attività normativa dell'oggetto nella costituzione del concreto atto del conoscere. In secondo luogo mentre ci mette in grado di mostrare il fondamentale intellettualismo che pervade la ricerca filosofica, permette anche di comprendere e chiarificare il problema della i. BRENTANO, FRANZ (v.), HUSSERL, EDMUND (v.), SCHELER, MAX (v.), fino alle più recenti correnti del dinamismo volontarista ed esistenziale. Si può aggiungere che i. significa anche finalità ed appetito, e in quanto tale vale non solo nell'ordine naturale, ma pure in quello soprannaturale. In questo senso si può concludere che anche la teologia può svolgere legittimamente una propria teoria della i., utilizzando ed analogando i molteplici contributi della filosofia.