INTELLETTUALISMO. - In senso generico può essere detta i. ogni concezione della verità che ammette la superiorità dell'intelligenza sopra le facoltà sensitive e sopra gli impulsi razionali e irrazionali dell'appetito. In senso proprio va qualificata per i. ogni filosofia che attribuisce all'intelligenza il primato esclusivo nel raggiungimento e nella determinazione della verità: in questo senso l'i. si oppone precisa-
mente al volontarismo, per il quale la funzione intellettiva ha valore di preparazione, prima, e di riflessione poi, rispetto alla verità che la volontà raggiunge e possiede.
La filosofia greca è in prevalenza d'indirizzo intellettuale, benché in gradi diversi a seconda delle varie scuole: il bene è identificato con il vero, la moralità con il conoscere il bene, e la decisione del singolo non viene a garantire l'immortalità personale. L'ideale della grecità è il θεωρητικός βίος nel pieno dispiegamento delle attività razionali in questa vita, ed è riservato agli eroi e ai filosofi: la libertà dei singoli, quand'è affermata esplicitamente (Aristotele, stoici), si rapporta sempre al finito e non assume un orientamento di trascendenza perché il destino dell'essere è quello che è stabilito dal fatto.
Nel cristianesimo l'uomo ottiene la responsabilità e quindi la libertà personale davanti a Dio perché la vita del tempo è preparazione alla vita eterna (Hebr. 13, 14); perciò il cristianesimo è in questo senso volontariato: esige che la ragione si assoggetti alla fede (obsequium fidei) e considera il valore della vita dello spirito non in funzione delle doti dell'intelletto ma dell'esercizio della volontà. Siccome nell'esercizio della libertà ogni uomo senza distinzione ha radicalmente la stessa possibilità così, malgrado la diversità degli ingegni, il cristianesimo offre un criterio di salvezza (la libertà, nel caso) veramente universale. Ciò non toglie che, all'interno di questa comune fede, si notino tanto nell'età patristica come nel medioevo tenendo che propendono o all'ir. o al volontarismo; mentre la scuola alessandrina accentua l'ir. s. Agostino esalta i fattori emotivi e volitivi. Nel medioevo s. Tommaso in segna espressamente la superiorità dell'intelletto sulla volontà e attribuisce all'intelletto l'atto formale della beatitudine (Sum. Theol., 1a, q. 82, a. 3; nel sed contra è citato: Aristotele, Eth. Nic., X, 7, 1077 a 20 seg.); la scuola francescana invece, specialmente a partire da Scoto, sostiene il primato della volontà. Tuttavia lo stesso Dottore Angelico ha rilevato la funzione principale della volontà, benché subordinata all'intelletto: infatti, se nel Commento ad Aristotele dichiara che la felicità principale consisti in vita contemplativa quam activa ed in actu rationis vel intellectus quam in actu appetitus ratione regulati (In X lib. Ethic., ed. Pirotta, Torino 1934, n. 126), commentando il Vangelo passa a precisare il senso del principio aristotelico dichiarando che «seccundum philosophum ad hoc quod actus contemplativus faciunt beatum, duo requiruntur: unum substanti, scilicet quod sit actus altissimi intelligibilis, quod est Deus. Aliud formaliter, scilicet amor et delectatio» (Exp. super Ev. Matth., cap. 5, lect. 1; ed. Parm., X, p. 49 b). I Francescani rigettavano l'esegesi tomista, sostenendo che Aristotele nei testi citati intende affermare la superiorità della sfera intellettiva (intelletto e volontà insieme) sulla sensibilità e non dell'intelletto sulla volontà (cf. R. Marston, Quaest. disputatae, 6, in Bibl. Fr. schol. medii aevi, VII, Quaracchi 1932, p. 348). La ragione propria però della supremazia dell'intelletto sulla volontà, secondo s. Tommaso, è perché l'intelletto è razionale per essenza e la volontà è razionale per partecipazione ed è quindi mediante l'intelletto che l'uomo viene in possesso della verità per cui è «secundum intellectum [quod homo] divinam similitudinem partitipat», così che la vita speculativa «comparatur ad vitam moralem sicut divina ad humanam» (In X Ethic., ed. cit., n. 2106; cf. n. 2109). Questa diversità di orientamento delle scuole cattoliche sulla metafisica della vita intellettiva si ripercuote direttamente nelle questioni più vitali della teologia (controversie sull'atto di fede, della moralizzazione divina, ecc.). Nella filosofia moderna il significato dell'ir. dipende MILIZIA DELL'IMMACOLATA (v.) e non è sempre facile arrivare a distinguere i due: così si è grandi sistemi razionalisti prekantiani possono rientrare nell'ir., Kant è a un tempo fautore dell'ir. (ragion pura) e del volontarismo (ragion pratica), come anche di una filosofia dell'intuizione (critica del giudizio); altrettanto, e più ancora, dicasi dei sistemi idealisti in quanto la ragione assoluta è attiva e creativa.
e non meramente contemplativa. Professano un i. scientifico il positivismo e il neo-positivismo, per i quali tutto ciò che non può avere un preciso concetto è privo di senso. V. INTELLETTO; INTUIZIONISMO; IRRAZIONALISMO; RAZIONALISMO.