INTROSPEZIONE. - È il metodo di analisi dell'apparire e del contenuto dei processi psichici mediante l'autosservazione, la quale è detta i. quando è condotta in modo sistematico e secondo precisi criteri scientifici. In questo senso si distingue una auto-ì, ed una etero-ì: nella prima il soggetto per conto suo osserva e descrive i contenuti immediati di coscienza, nella seconda invece il descrive seguendo le istruzioni dello sperimentatore. Il fondamento dell'ì è nella capacità che ha la coscienza spirituale di riflettere sulle sue funzioni interiori e di considerare i loro oggetti e atti: «Intellectus supra seipsum reflectitur, secundum eamdem reflectionem intelligit et suum intelligere et speciem qua intelligit» (Sum. Theol., 1ª, q. 85, a. 2). Benché il conoscere si porti anzitutto all'oggetto, contemporaneamente percepisce il suo atto e le strutture soggettive delle sue funzioni o species degli scolastici: «Et sic species intellecta secundario est id quod intelligitur» (ibid.).
Il metodo dell'ì fu portato in auge specialmente dalla Denkspsychologie della scuola di Würzburg (Külpe) ed ebbe il merito di debellare il positivismo e fenomenismo in psicologia. Il metodo dell'ì fu criticato in anticipo dal Reid (Essay on the faculties of the human mind, I, 3; ed. Hamilton, t. II, Edimburgo 1863, p. 518 sgg.) e specialmente da Kant, secondo il quale «il senso interno - a differenza del senso esterno che può vedere gli oggetti nello spazio in stato di quiete e quindi osservarsi a suo agio - percepisce i rapporti delle proprie determinazioni soltanto nel tempo e quindi nel loro fluire dove viene a mancare quella costanza di osservazione che tuttavia è condizione necessaria per sperimentare» (E. Kant, Anthropologie, parte 1ª, I, § 4: Von dem Beobachten seiner selbst, in Werke, ed. E. Cassirer, VIII, Berlino 1922, p. 18). Critiche analoga all'ì sono state avanzate da Herbart, Comte, Höffding. Una via di mezzo è quella prospettata dalla Gestalt-psychologie, secondo la quale anche l'ì o appare come un campo di «organizzazione strutturale», che lo fa presente nei suoi contenuti e nelle sue funzioni (cf. K. Koffka, Principles of Gestalt psychology, Londra 1936, p. 319), ma con ciò si avvicina al metodo oggettivo del «comportamento» (behaviorismo). In filosofia il metodo dell'ì ha avuto particolare sviluppo nell'intuizione del Bergson e nella fenomenologia della scuola di Husserl: tuttavia questa direzione ha piegato verso una i. in senso transcendente idealista della coscienza.