INTER DUAS LAUROS, CIMITERO DI

INTER DUAS LAUROS, CIMITERO di. - Con tale denominazione topografica il Martirologio geronimiano indica, al quarto miglio, il luogo della Via Labicana dove furono sepolti i martiri Gorgonio, Marcellino e Pietro, Tiburzio e un altro gruppo di trenta martiri. Quanto al nome del cimitero, lo stesso documento dice per Gorgonio che esso era venerato al 9 sett. (V idus septembres) in cimitero eiusdem, cioè cimitero di Gorgonio.

Ma il martire Gorgonio era già segnalato nel sec. IV nella Depositio Martyrum (v.) sotto la stessa data: Gorgoni in Lavicana. Inoltre gli itinerari del sec. VII, oltre i detti martiri, indicano nella stessa località il gruppo dei Quattro Coronati; in più la Notitia ecclesiarum un gruppo di 40 martiri che diventano milites nell'itinerario, inserito da Guglielmo di Malmesbury nella Notitia portarum; così pure sono milites per l'itinerario de locis i trenta martiri; lo stesso documento aggiunge anche i nomi dei

martiri Geminus e Maximus che in Guglielmo di Malmesbury è dato quale Geminus.

Quanto al gruppo dei Quattro Coronati, la citata Depositio Martyrum li dà venerati nel sec. IV in Comitatum. Per molti archeologi tale espressione si è identificata come una indicazione topografica della località inter o ad duas lauros, e perciò proprietà imperiale, identica a quella di Subaugusta sulla Via Labicana.

Il c. di i. d. l. è molto esteso; esso era composto di un'area sopra terra, nella quale fu deposto il martire Tiburzio, di cui lo Stevenson ritenne poter identificare il santuario; inoltre di due piani sotterranei nei quali le varie scale indicano i differenti nuclei o ipogei originali poi raccordati.

Dopo l'abbandono dei cimiteri, in seguito alla traslazione delle reliquie dei martiri nell'interno della città, anche il c. di i. d. l. cadde in dimenticanza. Primi ad avventurarsi in alcune gallerie sotterranee furono Pomponio Leto e i suoi compagni che vi lasciarono scritti i loro nomi ca. la metà del sec. XV. A. Bosio vi iniziò le sue esplorazioni nel 1594 e le continuò a lungo, rinvenendo molti cubicoli dipinti e tra questi uno con un affresco del sec. V nella volta rappresentante nel campo inferiore l'Agnello divino sul monte da cui sgorgano i quattro fiumi, circondato dai martiri Pietro, Marcellino, Tiburzio e Gorgonio indicati con i loro nomi. Nella zona superiore il Salvatore barbato, con lunghi capelli, con nimbo e le lettere A e D, tra gli apostoli Pietro e Paolo.

Nella prima metà del sec. XVIII da questo cimitero M. Boldetti asportò molte iscrizioni. Nel 1779 il p. G. M. Partenio eresse un altare marmoreo in una cripta di una regione prossima al mausoleo di S. Elena. G. B. De Rossi rinvenne una regione del sec. IV e ne dette notizia nel suo Bullettino di archeologia cristiana. Studi metodici sul c. di i. d. l. vennero iniziati da E. STEVENSON, JOSEPH (v.), al quale si deve la scoperta della regione nella quale furono sepolti i martiri Marcellino e Pietro, depositi da una pia Lucilla in due semplici loculi di una galleria del primo piano del cimitero; in seguito fu tagliata la parete opposta della galleria e costruito un piccolo santuario absidato, lasciando intatti i sepolcri dei due martiri, decorati da Damaso (366-84), il quale compose pure un carme in loro onore; il testo ne fu tramandato dalla Passio; un frammento se ne rinvenne ai SS. Quattro Coronati al Celio. Nelle pareti intonacate del santuario e delle gallerie adiacenti numerosi pellegrini scrissero i loro nomi o invocazioni, come « Marcelline Petre petite ». Il papa Adriano I (772-95) costruì un'apposita scala di accesso alle due tombe venerate. Il martire Gorgonio fu sepolto in un'altra regione, probabilmente nel piano inferiore, data l'indicazione « in inferiore antro » della Notitia ecclesiarum; ma la sua tomba non è stata ancora ritrovata; come pure è ignoto tuttora il luogo dei sepolcri dei trenta martiri segnalati dal Martirologio geronimiano e dei quaranta martiri indicati nella Notitia ecclesiarum « in inferiore spelunca », di Geminus o Geminus e di Maximus, dei quali ultimi nulla si sa da altre fonti. Il sepolcro dei Quattro Coronati fu identificato in una regione in parte veduta prima dal Bosio, poi dal Wilpert, ed esplorata nel periodo 1911-12. Una scala immette dal sopratterra fino ad una galleria di ca. 40 m. di lunghezza nel secondo piano del cimitero; su di essa si aprivano gallerie e cubicoli, murati in seguito per permettere ai pellegrini di accedere a due cripte storiche, nella seconda delle quali un rozzo sarcofago fu immesso in un arcosolio; sulla parete intonacata A. Bevignani lesse l'invocazione « SCE CLE(mens) », il primo dei Quattro Coronati ricordati nella Depositio Martyrum. Fra gli altri nomi graffiti vi è anche quello del Leo che si ritrova in molti santuari dei martiri romani. È noto che H. Delehaye, L. Duchesne e P. Franchi de' Cavalieri ritennero che i Quattro Coronati sono da identificare con i marmorari martirizzati a Sirmio. H. Delehaye, L. Duchesne e P. Styger invece giustamente identificarono in comitatum per detta città; il Martirologio geronimiano indica i Quattro Coronati venerati almeno fino al sec. VI non nel c. di i. d. l. ma nella chiesa urbana « in Caelio monte ». Il sarcofago rozzo, la sua immissione in un arcosolio decorato precedentemente, il carattere fu-

Article illustration
(da P. Slyger, Die Rumischen Katakamben, Berlino 1933, p. 159) INTER DUAS LAUROS, cimitero di - Pianta della regione della basilica «ad corpus» dei martiri Marcellino e Pietro.
nerario e i muri tardi costruiti lungo tutta la lunga galleria che immette nella cripta venerata confermano la traslazione delle reliquie dei martiri di Sirmio non prima del sec. vi nel c. di i. d. l.

Quanto agli affreschi, il cimitero è il più ricco di tutta la Roma sotterranea: essi furono pubblicati in parte da A. Bosio, molti da G. Wilpert e da G. P. Kirsch. Sono da ricordare il gruppo con scene di Agapi già veduto dal Bosio; nelle rappresentazioni dell'Epifania i Magi per lo più sono due; la decorazione delle volte dei cubicoli offre uno schema con il Buon Pastore nel centro, ciclo di Giona, stagioni che si ripete più volte; tra i miracoli del Signore si ha l'unica scena della guarigione della donna che era «inclinata nec poterat sursum respicere» (Lc. 13, 10-13). Tra le iscrizioni vanno ricordate quelle di un appartenente al «titulus Matthaei» e di un lettore del «titulus» di Eusebio, le quali permettono identificare i due «tituli» urbani da cui dipendeva il cimitero. Tra le epigrafi datate, la più antica è del 340, la più recente del 506. Notevoli sono due iscrizioni greche con la lettera T' inserita in mezzo al nome (G. Wilpert, La Croce sui monumenti delle Catacombe, in Nuovo bull. di arch. crist., 8 [1902], tav. 7, nn. 3 e 4).

Nel 1936 fu ritrovato un singolare cubicolo, già segnalato dal Bosio, con sepolcro isolato a baldacchino, del tipo caratteristico in uso in Sicilia e a Malta (E. Josi, Cimitero ad duas lauros. Il cubicolo 20 della pianta Bosio, in Riv. di arch. crist., 13 [1936], pp. 220-30). - Vedi tav. IX.

BIBL.: A. Bosio, Roma sotterranea, Roma 1634, pp. 321-95; pianta a p. 591 D; G. B. De Rossi, Escavazioni nel cimitero dei SS. Pietro e Marcellino sulla Via Labicana, in Bull. arch. crist., 4ª serie, 1 (1882), pp. 111-30; G. Wilpert, Ein Cyclus christologischer Gemälde aus den Katakamben der heiligen Petrus und Marcellinus, Friburgo in Br. 1891; id., Di un ciclo di rappresentazioni cristologiche nella catac. dei SS. Pietro e Marcellino. Le pitture del cubicolo LIV, in Studi e documenti di storia e diritto, 13 (1892), pp. 5-38; O. Marucchi, La cripta storica dei SS. Pietro e Marcellino recentemente scoperta sulla Via Labicana, in Nuovo bull. di arch. crist., 4 (1898), pp. 137-93; G. Wilpert, Le pitture recen-

tenente scoperte nel cimitero dei SS. Pietro e Marcellino, ibid., 6 (1900), pp. 85-97; id., Affreschi inediti del cimitero «ad duas lauros», ibid., 4 (1898), pp. 117-21; id., Pitture, pp. 508-12; R. Kanzler, L'ultima scoperta di Augusto Bevignani. Graffiti storici nel cimitero dei SS. Marcellino e Pietro, in Studi romani, 1 (1913), pp. 189-96; id., Scoperte nel cimitero dei SS. Marcellino e Pietro sulla Via Labicana, in Nuovo bull. di arch. crist., 20 (1914), pp. 65-77; O. Marucchi, Osservazioni sulla cripta storica recentemente scoperta nel cimitero dei SS. Marcellino e Pietro sulla Via Labicana, ibid., 21 (1913), pp. 5-11; E. Josi, Scoperte nel cimitero dei SS. Marcellino e Pietro, ibid., 26 (1920), pp. 77-87; F. Fornari, Relazione sul lavoro eseguito nel cimitero dei SS. Pietro e Marcellino «ad duas lauros», in Riv. di arch. crist., 3 (1926), pp. 31-39; I. P. Kirsch, Die Märtyrer der Katakamben ad duas lauros in Rom, in Die Ehrengabe der deutschen Wissenschaft, Friburgo in Br. 1920; id., Pitture inedite di un arcosolio del cimitero dei SS. Pietro e Marcellino, in Riv. di arch. crist., 7 (1930), pp. 31, 46; id., Un gruppo di pitture inedite di un arcosolio del cimitero dei SS. Pietro e Marcellino, ibid., pp. 203-234; id., Cubicoli dipinti del cimitero dei SS. Pietro e Marcellino sulla Via Labicana, ibid., 9 (1932), pp. 17-36; id., Un cubicolo con pitture profane inedite nella catacombe dei SS. Pietro e Marcellino, ibid., 10 (1933), pp. 263-85; C. Cecchelli, E. Persico, SS. Marcellino e Pietro, la chiesa e la catacomba (Le chiese di Roma, 36), Roma 1938; J. De Witt, Spätrömische Bildnismalerei, Berlino 1938; H. Leclercq, Catacombe des Ss-Pietro et Marcellin, in DACL, XIV, 1, coll. 981-1018 (l'iscrizione 4) «Clementinus fossor mansionarius» [col. 1016] dell'a. 508, non esiste in questo cimitero ma in quello in Catacombas). Enrico Josi

Cite this article

“INTER DUAS LAUROS, CIMITERO DI.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 75. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/inter-duas-lauros-cimitero-di.