IRENEO, santo, martire. - Vescovo di Sirmio, è commemorato il 6 apr. nel Martirologio geronimiano che riferisce il vero dies natalis.
Esiste la Passio molto antica, degna di fede e probabilmente composta sui protocolli giudiziari. Secondo questa, I., ancora in giovane età, era vescovo di Sirmio durante la persecuzione di Diocleziano. Condotto al tribunale del preside della Pannonia, Probo, essendosi rifiutato di sacrificare, nonostante le preghiere di parenti ed amici, fu sottoposto ai tormenti. Chiuso in carcere, dopo un nuovo interrogatorio fu condannato alla decapitazione ed il corpo gettato nella Sava, M. nel 304. Iscritto nel Martirologio romano al 25 marzo.
IRENEO, santo. - Vescovo di Lione, n. ca. il 135-40, m. ca. il 200; festa il 28 giugno.
I. VITA
I dati storicamente certi della vita di s. I. sono pochi. Con ogni probabilità era originario di Smirne o dei dintorni. Infatti, nella sua infanzia, come egli stesso attesta (Adv. haer., III, 3-4; Ep. ad Flor., in Eusebio, Hist. eccl., V, 20, 4-8), vide e ascoltò s. Policarpo, famoso vescovo di quella città e discepolo di s. Giovanni. Si ritiene comunemente che, nella giovinezza, sempre nell'Asia Minore, stringesse relazioni personali con altri testimoni oculari degli Apostoli. Nel 177 o 178, durante la persecuzione di Marc'Aurelio, si trovava a Lione come sacerdote di quella Chiesa; e come tale ebbe dai martiri l'incarico di portare al papa Eleuterio una lettera riguardante il montanismo (Eusebio, ibid., V, 4, 1). Dopo il martirio del vescovo quasi nonagenario Fotino, avvenuto nel 178, gli successe nella sede di Lione. Nella controversia quartodecimana, che originò un acceso contrasto tra papa Vittore (189-99) e l'episcopato dell'Asia Minore, I. si distinse quale pacificatore (Eusebio, ibid., V, 24, 9).II. OPERE
Sebbene avesse imparato a parlare la lingua «barbara» - latina o celtica - del suo paese d'adozione (Adv. Haer., I, praef. 3), I. rimane uno scrittore di lingua greca e di cultura ellenistica. La sua attività letteraria, abbastanza varia, presenta un carattere esclusivamente polemico e apologetico. Una parte delle sue opere è perduta (De cognitione adversus graecos, De schismate ad Blastum, e altre). Rimangono tuttavia: 1) Detectio et eversio falso cognominatae gnoseos, più conosciuta sotto il nome di Adversus haereses. L'opera comprende 5
III. PENSIERO
I. ha dato la migliore e più originale confutazione dello gnosticismo; in questo consiste la sua maggiore importanza per l'epoca in cui scrisse. Ma la sua opera sorpassa di molto le circostanze che la provocarono e conserva un valore permanente, sia per la ricchezza di informazioni che per l'importanza della dottrina.Riguardo alla materia raccolta nell'Adversus haereses, I. ha descritto i sistemi dei principali capi gnostici o eresarchi affini, quali Valentino, Marco, Simone, Menandro, Saturnino, Basilide, Carpocrate, Cerinto, Cerdone, Marcione, Taziano, e le dottrine di parecchie sette, come gli ebioniti, i nicolaiti, gli ofiti, i cainiti ed altri. Queste informazioni non hanno tutte lo stesso valore: quelle che riguardano le origini e i primi stadi dell'evo-
luzione delle diverse sette vanno prese con precauzione, mentre appare sempre più chiaramente, alla luce delle scoperte di documenti autenticamente gnostici, che I. era bene informato sulle dottrine gnostiche quali esse si presentavano nella seconda metà del sec. II.
Gli esposti dottrinali dell'Adversus haereses, nonostante rivestano una forma assai debole e abbiano digressioni e ripetizioni spesso fastidiose, tuttavia rivelano un pensiero fermo e coerente, per non dire sistematico. Si scoprono infatti presso I. tre temi fondamentali; quello della Chiesa, quello del mondo corporale e della carne umana, e quello della ricapitolazione. Al primo si riconnettono i punti di vista molto noti di I. sulla autorità dottrinale della Chiesa, sulle regole di fede, la successione dei vescovi, l'apostolicità delle Chiese particolari, specialmente della Chiesa romana; il celebre testo dell'Adv. haer. (III, 3, 1) sulla «potentior principalitas» della Chiesa di Pietro e Paolo, mette ancora a prova la sagacità degli esegeti. Il tema del mondo corporale inspira quasi tutti gli altri sviluppi dottrinali d'I.; infatti è proprio a proposito della materia e specialmente della carne dell'uomo, che il I. V dell'Adv. haer. esamina successivamente le dottrine dell'unicità del Creatore, della creazione, della Incarnazione e della salvezza di tutto l'uomo. Ma l'idea maestra che realmente guida e domina tutte le speculazioni d'I. è quella della ricapitolazione della carne umana e della totalità del mondo materiale nel Cristo, prototipo dell'umanità ed esemplare iniziale della creazione; questa grandiosa concezione abbraccia tanto i disegni nascosti di Dio quanto la loro realizzazione storica per mezzo della Incarnazione redentrice del Cristo; in essa si inseriscono le tesi, care ad I., del Cristo nuovo Adamo, di Maria nuova Eva, della divinizzazione dell'uomo totale mediante la Grazia, della sua salvezza finale in un mondo materiale completamente restaurato. Solo un passo guasta alquanto questa bella sintesi ed è quello sul millenarismo proposto nell'Adv. haer. (V, 32-35); è significativo però che gli ultimi studi a questo riguardo mettano in dubbio l'autenticità di questi capitoli, i quali in tutta ipotesi non si accordano perfettamente con la dottrina della ricapitolazione né con lo stile solito di I.