ISAIÀ. - È la più occidentale provincia del patriarcato di Antiochia e nella geografia ecclesiastica dell'epoca bizantina non comprende se non una parte della precedente provincia romana, grosso modo le valli del Lamos e del Kalykandos e il massiccio montuoso fra questa ultima ed il mare. La sua esplorazione archeologica è incompleta. Metropoli della I. è Seleucia, presso la quale sorse il santuario più importante dedicato al culto di s. Tecla che aveva soppiantato quello del demone Sarpe-donte e della dea Atena, consistente in un martyr-rium e monasteri racchiusi in un muro fortificato a protezione degli assalti briganteschi. Il santuario attirava un grandissimo numero di pellegrini di ogni regione. I miracoli di s. Tecla ricordano anche una cappella della Santa e Selinunte, costruita su una acropoli e che difese sovente la città contro gli attacchi nemici: un altro monastero di S. Tecla, noto attraverso una iscrizione, esisteva a Diocesarea ed un santuario a Dalisandea che fu luogo di pellegrinaggio celebre quasi quanto quello presso Seleucia. Il carattere montagnoso della regione protesse le comunità cristiane nei primi secoli dell'invasione musulmana, si che rappresentanti degli antichi vescovati appaiono in parte ancora al VII Concilio, e Giorgio di Cipro, la Nea Tactica e la Notitia Antiochiana dàno fin otto nomi di sedi vescovili.
Il gruppo più importante di monumenti della I. è quello del santuario di S. Tecla presso Seleucia, nella località oggi chiamata Meriamlik, una grande basilica a tre navate divise da colonne, probabilmente costruita nella seconda metà del V sec. e rimaneggiatà più tardi, una grotta sotto di essa trasformata in chiesa, una basilica a cupola sulla navata centrale probabilmente fondazione dell'imperatore Zenone (574-91) e un poco più lontano la chiesa del Nord. Della massima importanza è questa basilica a cupola che documenta una nuova concezione dello spazio architettonico nell'evoluzione delle forme basilicali in Seleucia un antico tempio romano era stato trasformato in chiesa con la sostituzione di un'abside ad uno dei lati minori. La basilica di S. Tecla è notevole non solo per le sue grandi dimensioni, ma prin-

Isai da Pisa - L'evangelista s. Marco (ca. 1470). Scultura sul portale della chiesa di S. Marco - Roma.
cipalmente perché i due locali che fiancheggiano l'abside al modo della Siria sono provvisti ognuno di un'abside secondo una struttura caratteristica della Siria centro-settentrionale (cattedrale di il-Anderin, martyrion e basilica B di Rusafah).
All'estremità settentrionale della valle del Kalykandos, presso il villaggio di Hoğa Kalesi sorge un'altra importantissima chiesa, una basilica a tre navate di perfetta costruzione in pietra squadrata, di tecnica (anche nella decorazione) prettamente siriaca: la navata centrale è divisa in due parti da archi trasversi, e su quella innanzi al presbiterio si eleva a torre che ha al piano ultimo, sopra al matroneo, gli angoli smussati con quattro raccordi a nicchia portati da colonne, simili a quelli delle camere laterali all'abside della basilica d'St. Sergio a Rusafah, e al Convento Rosso presso Sohag, tutti monumenti della metà del V sec. Pure di planimetria nettamente siriaca con l'abside fiancheggiata da due camere, sono la grande chiesa a matroneo di Gâmbazli e una di Tapureli; mentre invece una chiesa di Olba e due di Sok Örem (Korasion) si riattaccano a strutture diffuse nella Cilicia, aventi cioè un locale dietro l'abside, nel primo caso provvisto esso pure di due absidi. La sua funzione liturgica è ignota. Una chiesa di Olba ed una di Tapureli hanno solo diaconium. Tutte queste basiliche a tre navate sono provviste di nartace ed a Meriamlik tanto nella basilica a cupola quanto nella chiesa del nord v'è anche l'atrio, prova della penetrazione di elementi ellenistici in una regione che può considerarsi come l'estrema propaggine dell'architettura siriaca verso il nord-ovest.