ITALO-BIZANTINO, RITO

ITALO-BIZANTINO, RITO. - Può dividersi in due rami, l'italo-greco e l'italo-albanese. Con la prima denominazione si intende quel rito introdotto o rinnovato in Sicilia e nell'Italia meridionale con l'arrivo nel sec. VII di molti esuli dal prossimo Oriente, fuggiti davanti agli Arabi o piuttosto con lo stabilirsi in queste regioni del dominio dell'Impero bizantino. Ebbe la sua più bella fioritura dal IX al XII sec.; basta nominare fra tanti poeti liturgici s. Giuseppe l'Innografo. La presenza della liturgia di s. Giacomo, di s. Marco e di s. Pietro come quella di un proprio Typicon prova che il rito di

Article illustration
(ca. A. Medea, Gli agresi delle cripte aromatiche popiche, Roma 1909, tav. 38) ITALO-GRECI - Ingresso della cripta di S. Procopio con iscrizione dedicatoria (fine sec. XI) - Fasano.
Costantinopoli colà praticato non era esclusivo. Nella lotta contro la latinizzazione dal sec. XIII al sec. XVI, doveva subire gravissimi danni. Inoltre l'arrivo di numerosi albanesi diede alla liturgia in uso nelle parrocchie una impronta più costantinopolitana, mentre l'antico rito italo-greco fu conservato nei monasteri basiliani, dei quali, nel sec. XIX, rimase uno solo, quello di Grottaferrata; ove il rito venne restituito alla primitiva genuinità, grazie agli interventi energici e generosi dei pontefici (cf. A. Rocchi, La badia di Grottaferrata, Roma 1904, p. 74), e conobbe così nuovo splendore.

Le particolarità di questo rito, non ancora abbastanza studiato, sono fissate in numerosi codici conservati nelle biblioteche di Grottaferrata, del Vaticano, di Messina; poi, per il periodo della decadenza, nei libri stampati a Roma o a Grottaferrata: le tre Liturgie (1601), il Liturgicon (simile al Messale plenario dei Latini; 1683), l'Orologion (1677 e 1772), il Salterio (1685), il piccolo Euchologion (1831), dopo il rinnovamento, l'Orologion (1950). L'ufficienza denota un tipo nettamente più antico di quello bizantino odierno.

L'italo-albanese divenne il rito delle regioni di Calabria e di Sicilia quando i profughi dell'Albania si mischiarono agli scarsi fedeli ivi praticanti ancora il rito bizantino, cioè dopo il sec. XV. La lingua liturgica non cambiò, perché nell'Albania stessa era in uso il solo greco; probabilmente si ebbero melodie nuove nel canto liturgico che sono tuttora conservate (cf. F. Falsone, I canti ecclesiastici greco-siculi, Padova 1936, litografia). Gregorio XIII (1573), Clemente VIII (1595), Benedetto XIV (1742) diedero diverse istruzioni per regolare il rito. Erano state stampate a Roma nel 1526 le tre Liturgie e nel 1598 una specie di Breviario chiamato Anthologion, redatto da Antonio Arcudio.

Quando dalla S. Sede fu istituita una commissione per l'edizione dei libri liturgici orientali, vide la luce il Triodion nel 1724, con la voluta falsa indicazione di Bologna; fu ristampato in 9 voll., nel 1738, l'Anthologion di A. Arcudio, e nel 1754 uscì l'Euchologion; in questa occasione Benedetto XIV emanò la bolla Ex quo primum (1ª apr. 1756) dove fa la storia di questa edizione e spiegò lungamente alcune osservanze rituali proprie agli Orientali. Poi, dal 1873 al 1902, furono stampati tutti i libri liturgici del rito bizantino, ad eccezione del Typicon, in 16 voll.; fu ripresa l'edizione dell'Orologion nel 1937 e sono in preparazione un Archieraticon e un Aghiasmatarion. Da tutti questi libri si vede che il rito italo-albanese non differisce affatto, quanto ai testi e alle rubriche, da quello usato a Costantinopoli o in Grecia.

BIBL.: P. P. Rodotà, Dell'origine, progresso e stato presente del rito greco in Italia, osservato dai Greci, monaci basiliani e albanesi, Roma 1758-63; T. Toscani, Ad Typica Graecorum ac praesertim ad Typicum Cryptoferratense S. Bartholomaei abbat. animadversiones, ivi 1864; C. Korolevsky, Il rito bizantino dei secc. X-XIV. Studio storico e liturgico, in Bollettino della badia greca di Grottaferrata, nuova serie, 1 (1947), pp. 5-16, 144-54; 2 (1948), pp. 76-86; T. Minisci, Le preghiere ἀνασπαστικοί dei codici criptensi, ibid., pp. 65-75, 117-26; 3 (1949), pp. 3-10, 61-66, 121-32; 185-94; 4 (1950), pp. 3-14; anon., Rito della solenne professione dei Megaloschimi secondo il Typikon di Grottaferrata, Grottaferrata 1941.

Si citano i seguenti articoli anche a motivo della loro ricca bibliografia: C. Giannelli, Un documento sconosciuto della polemica tra Greci e Latini intorno alla formula battesimale, in Or. Chr. periodica, 10 (1944), pp. 150-67; G. Garitte, Deux manuscrits italo-grecs, in Miscellanea G. Mercati, III, Città del Vaticano 1946, pp. 16-40; A. Strittmatter, Liturgical Latinism, in a Twelfth century greek Euchology, ibid., pp. 41-64; S. Salaville, Studia Orientalia liturgico-theologica, Roma 1940, pp. 138-42 (sull'Anthologion di Arcudio); P. De Meester, Catechismo liturgico del rito bizantino, Pompei 1929; C. Korolevsky, L'édition romaine des Métiers grecques, in Bollettino della badia di Grottaferrata, 3 (1949), pp. 30-40, 153-62, 225-47; 4 (1950), pp. 15-16. Alfonso Raes

Cite this article

“ITALO-BIZANTINO, RITO.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 333. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/italo-bizantino-rito.