ITALO-GRECI. - Sono i Greci o Bizantini commercianti, ecclesiastici, militari, pubblici uffi- ciali trasferiti nell'Italia meridionale e in Sicilia conquistate da Belisario (535) e da Narsete (553), nell'esercito di Ravenna (568-752) e nella stessa Roma dove ebbero chiese e monasteri in tal numero da prevalere per qualche secolo nei concili e nella elezione dei Papi, che in 110 anni su 19 furono 12 greco-orientali. Il rito greco si diffuse anche tra le popolazioni che parlarono il greco e si conforma- rono alle usanze religiose e civili bizantine ancor oggi riconoscibili nel folklore calabro-siculo.
Oltre 50 mila fedeli, religiosi e laici, si calcola che si rifugiarono in Italia al tempo della persecu- zione iconoclasta inferita in Oriente per oltre mezzo secolo (725-87). Gli Arabi (secc. IX e X), i Longo- bardi, Ottone I e II, e, infine, i Normanni fecero tra- montare la dominazione bizantina in Italia. Le po- polazioni della Calabria e delle Puglie per molti anni ancora conservarono il rito greco, resistendo ai Normanni i quali, se per politica prudenziale fa- vorirono per un certo tempo il clero e i monasteri basiliani, andavano sostituendo il rito latino dove i sacerdoti greci venivano a mancare. Vani furono i tentativi del card. Bessarione e di altri uomini dotti per far rifiorire il grecismo cattolico in Calabria e in Sicilia con la fondazione di scuole e della famosa Accademia di Messina, dove si recò lo stesso Bes- sarione e Costantino Lascaris dal 1462 al 1493, at- tirando uno stuolo di discepoli tra i più noti umanisti, senza nulla conchiudere ai fini religiosi a cui miravano i fondatori e i patroni tra i quali Callisto III, Pio II e il re Alfonso di Aragona. Come nulla avevano con- chiuso Urbano V nel 1370 e Martino V e altri pap- che tentarono di ravvivare la vita religiosa e gli studi nei monasteri basiliani che erano già sulla china ro- vinosa della civiltà bizantina in Italia, dove dal sec. XIV al XVIII spari del tutto il rito greco, mentre di grande utilità sarebbe stata per la riunione della Chiesa d'O- riente l'opera di un clero greco istruito e cattolico. Unico superstite di tanta rovina resta il monastero esarcchio di Grottaferrata (v. SANTA MARIA DI GROTTAFERRATA, BADIA GRECA DI), insigne monumento del rito greco in Italia.
I.-G. sono chiamati impropriamente anche i Greci venuti in Italia dall'Oriente, quando i Turchi invasero la penisola balcanica e, in maggior numero, dopo la ca- duta di Costantinopoli (1453): nel tempo che il rito greco bizantino finiva con il passaggio al rito latino dei più importanti centri italo-greci (Gracie nel 1467, Op- pido nel 1472, Gallipoli nel 1550, Benevento nel 1567, Policastro nel 1572, Bova nel 1573, Reggio nel 1611, Taranto nel 1622, Melfi nel 1697 e così tutte le altre diocesi), affluirono in Italia, a gruppi o isolati, questi nuovi emigrati che si stabilivano nelle principali città costiere: Venezia, Ancona, Barletta, Bari, Brindisi, Lecce, Taranto, Reggio, Messina, Napoli, Livorno ecc., dove costituivano comunità più o meno numerose attorno alle chiese o parrocchie con clero proprio orientale, godendo i privilegi concessi dal Concilio di Firenze (1439) a quelli che si dichiaravano cattolici.
Ben presto sorsero delle divergenze giuridiche e disciplinari per cui i latini, ignoranti dei riti e della disciplina orientale, provocarono talvolta provve- dimenti inopportuni e tali da inasprire gli animi degli emigrati, fra i quali non mancavano elementi pieni di prevenzioni contro la Chiesa romana, per cui il dissidio greco-latino si andò sempre più ag- gravando.
La Congregazione di Propaganda Fide qualche anno dopo la sua istituzione (1622) pensò di rime- diare a tanti mali con l'erezione di due seminari
per gli I.-G. a Reggio e a Messina; ma i tempi non erano ancora maturi. Un secolo dopo sorsero i due istituti e Italo-Albanesi (v.), e solo ai nostri giorni si è avuta la loro sistemazione giuridica con Ordinari propri, da cui sono da sperarsi i frutti auspicati per il rifiorimento del rito greco ai fini dell’apostolato per l’Unione, poiché non è più il caso di parlare di I.-G. e tali non sono il Collegio greco di S. Atanasio e gli altri istituti sorti a Roma per gli Orientali.
Per il rito Italo-greco, V. SORA.