IVAN IV, il TERRIBILE - I. il T. presso il cadavere del figlio da lui ucciso. L’ogfata di Julius Sittenfeld (Berlino) dal quadro originale di V. G. Svarc.

tuale sempre più interessante alla vita ed alla civiltà dell’Occidente (che si cominciava in qu’che aspetto di imitare).
IVAN IV, il TERRIBILE. - N. nel 1533, m. nel 1584, fu VACARIO (v.) nel 1547 senza previo permesso del patriarca bizantino, il quale soltanto nel 1562 riconobbe come validà la sua incoronazione. Il regno di I. significa l’acme del medioevo russo sotto l’influsso della scuola di Giuseppe di Volokalamsk. Il «Domo-stroj» (un codice che regola la vita giornaliera dei laici) e lo «Stoglav» (che lo fa per i chierici) pubblicati sotto I., costituirono norma incontrastata di vita.
I. riunì inoltre le leggi di Stato allora vigenti in una nuova codificazione che ebbe il nome di sudebnik cars-kij (1549). Sotto il regno di I. fu anche pubblicata una nuova specie di cronaca, cioè il Libro dei gradini sui quali avanzava lungo i secoli la famiglia regnante nella Russia. I. introdusse nella Russia l’arte della stampa, ma a cagione della resistenza del popolo dovette più tardi congedare il tipografo, che emigrò in Polonia.
I. sostenne incondizionatamente l’opera del suo metropolitano nel campo religioso. Disputò con successo con un noto protestante polacco, Rokita.
Nel campo dell’arte sacra I. fece costruire dai due architetti russi Barmat e Postnik la chiesa di Maria protettrice, poi di Basilio Blazeni, sulla Piazza rossa dinanzi al Cremlino di Mosca, un’altra simile a Svjask presso Kazan’ ed una terza a Vologda. Per abbellire il suo palazzo e queste chiese ebbe alle sue dipendenze
pittori che in uno stile nuovo, non più diretto da concezioni platoniche, dipinsero affreschi ed icone.
I. non perdette il senso religioso neanche in mezzo alla sua terribile ferocia; sapeva di far male e prima di morire tentò in qualche maniera di riparare i propri misfatti.
Fin da giovane sentì la «grandezza del potere»: anche le sue crudeltà ed i suoi delitti, più che corrispondere ai capricci di un autocrat, rientrano nella durezza di un capo deciso a raggiungere a qualunque costo la sua meta. Celebre la sua spietata repressione dei boiari (un ceto sociale da cui temeva intrighi e complotti): intere famiglie furono distrutte, senza riguardo per l'età e per il sesso. Parecchi nobili riuscirono a fuggire ed alcuni di costoro passarono dalla parte dei Polacchi-Lituani: tra costoro il principe Kurbskij, il quale svolse poi con il suo ex-sovrano un interessante epistolario polemico, importante nello sviluppo della letteratura russa e molto significativo sul piano politico, in quanto accennava già alcuni fondamentali spunti della lotta ideologica tra l'autocrazia ed un vago «liberalismo» a sfondo nobiliare. Sul piano militare, I. IV ottenne grandi vittorie contro i Tartari, conquistando Kazan' e Astrachan'. Precorse in certo qual modo la politica di Pietro il Grande con la sua lotta per la conquista delle terre baltiche (contro Svedesi e Polacchi): notevoli successi iniziali in Livonia furono peraltro seguiti da rovesci. Le guerre e la lotta contro i boiari non mancarono di scuotere gravemente l'organismo statale. Non molto tempo dopo la sua morte cominciarono per la Russia i cosiddetti «tempi torbidi». I. ha interessato grandemente storici, romanziere e poeti. Nell'U.R.S.S. la sua figura è stata in notevole misura «rivalorizzata»: si tende ad esaltare in lui l'avversario dei boiari in nome della potenza dello Stato ed il combattente contro Tedeschi baltici e Svedesi, in nome della grandezza della Russia.