IVIZA (IBIZA), DIOCESI di. - I. è una delle isole del gruppo delle Baleari. La diocesi ebusitana è costituita dalle isole di I. (Eivissa o Ervissa in catalano) e Formentera e da alcuni isolotti adiacenti. Nel complesso ha un'estensione di 600 kmq. con una popolazione di 45.000 ab. tutti cattolici.
La diocesi comprende 23 parrocchie (con cinque arcipresbiterati) il cui servizio è espletato da 53 sacerdoti diocesani e 2 regolari, un seminario conciliare ed una scuola preparatoria annessa al seminario, una comunità religiosa maschile e 11 femminili (1949).
Le isole di I. e di Formentera furono denominate «Pityusas» dai Greci, per la lussureggiante vegetazione di pini, che le abbellisce tuttora. I Romani chiamarono I. Ebusus. Il nome di Formentera deriva dal latino Frumentaria.
Vittore di Vita cita, fra i vescovi che il vandalo Unerico fece radunare a Cartagine per attrarli all'arianesimo, Elio di Maiorca, Macario di Minorca e Opilione di I., i quali proclamarono valorosamente l'attaccamento alla loro fede. Nel 535, dopo la spedizione di Belisario contro i Vandali dell'Africa e delle Baleari, I. entrò a far parte della Spagna bizantina. Da allora divenne rifugio dei monaci del monastero situato presso il capo Martin.
Agli ultimi anni del regno visigoto appartiene un anello d'oro, rinvenuto qualche anno fa presso la città fra resti sepolcrali, con una Croce recante la seguente iscrizione: In D(omi)no Benedicto tecum, Vifrede, vita. Nel 1235 I. e Formentera furono conquistate da Guillermo de Montgrí, e passarono allora alla diocesi di Tarragona, fino alla erezione in episcopato fatta da Pio VI con la bolla Ineffabilis Dei benignitas del 30 apr. 1782. Il primo vescovo della nuova diocesi fu p. Manuel Abad y Lasierra.
Col Concordato del 1851 la Cattedrale veniva ridotta a chiesa collegiata ed aggregata al vescovato di Maiorca. Nel 1927, il vescovato fu restaurato con carattere di amministrazione apostolica. Nel 1950 I. è stata eretta a diocesi.
Nativi di I. furono Jaime Cardona y Tur (m. nel 1923), vescovo di Sion e patriarca delle Indie; Juan Torres y Ribas (m. nel 1939), vescovo di Minorca e il p. Fulgenzio Torres y Mayans (m. nel 1914), vesco-abate di Nuova Nursia, fondatore della missione di Drydale-River (Australia).
Gli archivi della Cattedrale e del vescovato sono ricchi di pergamene e documenti storici.
MONASTERI E CONVENTI. - Il primo monastero fu quello di S. Maria de Formentera degli Eremiti di s. Agostino. Si mantenne solo fino alla fine del sec. XIII o agli inizi del XIV, quando l'isola fu abbandonata a causa delle incursioni moresche. Verso la fine del XV o i primi del XIV i Francescani si stabilirono nella chiesa di Nostra Signora di Gesù, a cui gli isolani furono devoti fin dall'antichità.
Nel 1580 ai Francescani si narrarono i Domenicani, che fondarono in città il convento di S. Vincenzo Ferrer e di S. Giacomo. Ivi si mantennero fino al 1836. Nel 1599 fu fondato il monastero di S. Cristoforo delle Agostiniane. Nel 1653 si stabilirono ad I. i Gesuiti cacciati nel 1767 da re Carlo III.
MONUMENTI. - Il monumento più notevole è la Cattedrale (antica parrocchia di S. Maria) con la sua vecchia torre. La Cattedrale, costruita poco dopo la conquista cristiana del 1235, è ogivale, ma fu deturpata in parte per la ricostruzione barocca del sec. XVIII. Ne è titolare Nostra Signora delle Nevi, patrona della diocesi. Vi si conserva, fra l'altro, un prezioso ostensorio gotico, con ricchi smalti, del principio del sec. XV. Attiguo è l'edificio del Museo archeologico con collezioni puniche e romane, con una bella sala ogivale del sec. XIII-XIV, antica cappella del Salvatore, della Confraternita delle genti del mare.
Segue, per importanza, la chiesa di S. Domenico (antico convento domenicano di S. Vincenzo e S. Giacomo), opera del Rinascimento (1592) dovuta a due maestri genovesi. Nella parrocchia di Nostra Signora di Gesù è un quadro della Madonna titolare della Chiesa, dovuto al pittore valenzano Rodrigo de Osona (figlio) degli inizi del sec. XVI.
BIBLI: F. PITA, Antigüedades ebnistanas. Madrid 1907; I. Macabich, S. Maria la Mayor, Ibiza 1916; id., Sobre arqueologia ibicesea, 3 voll., Palma di Maiorca 1931-33; id., Historia de I., 7 voll., ivi 1935-43.