JAVOUHEY, ANNE-MARIE, BEATA

JAVOUHEY, Anne-Marie, beata. - N. a Jallanges, in Borgondia, il 10 nov. 1779, m. a Parigi il 15 luglio 1851. Donna di altissime qualità morali, durante la Rivoluzione si adoperò, appena quindicenne, a nascondere sacerdoti non giurati e ad aiutarli nel loro ministero clandestino.

Nel 1806 fondò a Chalon-sur-Saône una Congregazione religiosa per la cura degli ammalati e l'educazione della gioventù, la cui sede dal 1812 fu a Cluny in diocesi di Autun, poi a Parigi. Col 1817 la Congregazione si inserì anche nell'attività missionaria. La Beata fu nel Senegal, poi nella Guiana francese, dove svolse una grandiosa attività per la redenzione dei Neri, altamente riconosciuta anche dal governo francese. È celebre la frase del re Luigi Filippo: «Madame Javouhey! mais c'est un grand homme». Nel consolidamento dell'Istituto ebbe a soffrire grandi difficoltà, durante le quali rifulsero soprattutto la sua fermezza e la sua umiltà. Fu beatificata da Pio XII il 15 ott. 1950.

Bibl.: Recueil des lettres de la vén. A.-M. J., 5 voll., Parigi 1909-17; Annales historiques de la Congrégation de Saint-Joseph de Cluny, par une religieuse de la même Congrégation [Mère Leontine], Solemnes 1890; F. Delaplace, La vén. mère A.-M. J., 1 vol., Parigi 1886; 3a ed., rifusa da Ph. Kieffer, 2 voll., ivi 1915; G. Goyau, Un grand «Homme», Mère J., apôtre des Noirs, 1920; [F. Antonelli], Disquisito circa controversias quas Anna Maria J. cum episcopo Augustodunensi et aliis viris ecclesiasticis habuit (Sectio historica S. R. Congr., 34), Roma 1936.