JAVORSKIJ, STEFAN. - Rappresenta nella teologia russa l'indirizzo cattolico di fronte a quello protestante capeggiato da Teofane Prokopovič, favorito di Pietro il Grande. S. nella Russia meridionale, studiò a Kiev, poi, per quel tempo cattolico, nei Collegi dei Gesuiti a Leopoli e Poznania. Tornato allo scisma si fece monaco a Kiev, dove anche insegnò e diventò prefetto dell'Accademia. Nel 1700 diventa metropolita di Rjazan, e poi esarca patriarcale a Mosca, dove istituì, sul modello di quella di Kiev, l'Accademia slavo-greco-latina, insegnandovi per qualche tempo. J. accettò la riforma politica di Pietro, esaltandone le gesta, ma non volle accettare la sua riforma ecclesiastica e l'ingerenza delle autorità civili negli affari ecclesiastici.
L'opera principale di J. è Kamen' very (originariamente scritto in latino: Petra fidei), divisa in 12 trattati,
la più eccellente di tutte le opere scritte dagli orientali separati contro il protestantesimo (dipende molto da Bellarmino e Becano). Altre opere di J. sono l'Epistola ad doctos sorbonicos de Ecclesiarum unione (1720, pubblicata in Germania), Signa adventus Antichristi et finis mundi (1703, contro i vecchi credenti che insegnavano che Pietro fosse l'Anticristo); Predicha (pubblicata a Mosca 1804-1805) e Lectiones theologiae dogmaticae (Kiev 1693-1697, rimaste manoscritte). Classica è la dissertazione dello slavofilo Jurij Samarin su Teofane Prokopovič e S. J. scritta sotto l'influenza di A. S. Chomjakov.