C. Schmidt, nell'opera qui citata (pp. XVIII-XXVI), fondandosi sulle analogie con la Pistis Sophia e su criteri interni, crede di identificare i due libri di J. in un codice papiraceo, scritto in copto s'a'idico, della Biblioteca Bodleiana di Oxford, detto Codex Brucianus, dal nome dell'esploratore scozzese J. Bruce che lo acquistò in Egitto su segnalazione del Woide. E. C. Amélineau ne pubblicò una versione francese a Parigi nel 1891 (Notice sur le papyrus gnostique Bruce, texte et traduction). C. Schmidt, confrontando la trascrizione del Woide con il testo originale, ne pubblicò una più accurata versione commentata in tedesco in Texte und Untersuch., 8, 11, e poi nel 1905 nell'opera sopra citata (pp. 257-329). In quest'ultima ritiene che i due libri di J. siano stati scritti in greco nella prima metà del sec. III dalla setta gnostica dei barbeliani (cf. Ireneo, I, 29-31; PG 7, 691-704).
Il primo libro, intitolato Libro del grande zzzz zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz (J. A. Corblet, 3 (1950), pp. 71-147).