- Noto teologo liberale e moralista russo, n. il 14 apr. 1826, m. il 13 giugno 1910. Rettore dell'Accademia ecclesiastica di Piecles triburgo, fu protopresbitero della corte imperiale e confessore degli zar.
La sua dissertazione dal titolo: Lo stato della dottrina sulla coscienza, libertà e grazia nel sistema ortodosso di teologia e tentativo di dilucidazione di questa dottrina fu respinta nel 1872 dal consiglio accademico e nel 1873 dal S. Sinodo come contraria al Libri Simbollici ed alla teologia ufficiale, la quale era per il J. «non abbastanza determinata» per cui egli cercava di sostituirla con il metodo psicologico-filosofico. Nel periodo 1874-75, il trattò dell'unione con i «vecchi cattolici». L'opera primaciale del J. è La dottrina ortodosso-cristiana sulla moralità (corso delle sue lezioni tenute a Pietroburgo, Mosca 1887, 2ª ed. Pietroburgo 1906). J. dipende da autori protestanti. Favoreggiò un ascetismo non tanto monacale quanto generalmente cristiano, cercando di dimostrarlo la somma ragionevolezza, e insistendo nella formazione del proprio carattere piuttosto che nella contemplazione in cui J. vedeva il quietismo.