KOSSUTH, LAJOS

KOSSUTH, LAJOS. - Patriota ed uomo politico, n. a Monok nell'Ungheria settentrionale il 17 sett. 1802, m. esule a Torino il 20 marzo 1894. Brillante oratore, avvocato e giornalista, venne arrestato nel 1837 per la clandestina divulgazione dei rendiconti dell'Assemblea, proibiti dalla censura di Metternich. Amnistiato, assunse nel 1841 la direzione del quotidiano Pesti Hirlap, dove combatté per la riforma dell'antica costituzione secondo i concetti del libéralismo nazionale. Sostenne aspre polemiche con il conte Stefano Széchenyi, capo della corrente moderata dei riformisti, il quale riteneva più prudente contenere le aspirazioni nazionali nei limiti del campo economico e culturale per non esporre il paese ad una guerra civile.

Ministro delle finanze nel marzo 1848, fu osteggiato dall'ala sinistra dei radicali; nel luglio riuscì a proscatina l'ulteriore invio di soldati ungheresi in Lombardia e nell'ott. 1848 richiamò i suoi compatrioti dall'esercito di Radetzky. Quando la Corte di Vienna revocò le libertà costituzionali e suscitò una guerra di razze e di nazionalità per soffocare il moto ungherese, K., capo del «Comitato per la difesa della patria», creò un esercito che sconfisse gli Austriaci, che chiamarono le truppe dello Zar.

K. concluse un'alleanza con Manin e preparò, con il concorso della legione italiana organizzata in Ungheria, una spedizione per liberare Venezia dall'assedio; ma sopraffatto, il gen. Arturo Goernghey depose le armi il 13 ag. 1849 ed il K. riparò in Turchia.

Nel 1850 K. entrò in corrispondenza con Mazzini e aderì al programma democratico, riservando al popolo ungherese la scelta della futura forma del governo. Recatosi in Inghilterra ed in America, quale campione delle libertà costituzionali e della nazione magia oppressa dalla reazione, nell'estate del 1852 si stabilì a Londra e vi sostenne l'opportunità di concordare i moti del Risorgimento italiano con una nuova insurrezione in Ungheria.

Nel 1859, staccatosi da Mazzini, si recò da Napoleone

III, da Vittorio Emanuele II e dal principe Girolamo Bonaparte per indurli ad allargare le operazioni belliche sulle coste dalmate allo scopo di liberare anche l'Ungheria. Deluso dall'armistizio di Villafranca, ritornò a Londra; ma nel sett. 1860 a Torino strinse accordi con Cavour, offrendo il concorso della legione ungherese per la liberazione del Veneto, mentre i generali fuoriusciti, Türr e Klapka, preparavano uno sbarco di Garibaldi alle foci del Danubio per fare insorgere l'Ungheria attraverso la Transilvania.

Dopo il compromesso del 1867 tra l'Ungheria e la dinastia asburgica, nella famosa lettera Cassandra indirizzata a Francesco Deák, artefice dell'accomodamento, condannò il regime dualistico e prevede l'inevitabile crollo della monarchia austroungarica. Eletto deputato, rifiutò l'invito a rimpatriare e rimase in Italia fino alla morte.

Alla sua opera si deve, fra l'altro, se i contadini ungheresi poterono ottenere legalmente nel 1848 la proprietà di quelle terre che fino ad allora avevano coltivato per conto del feudatario. Per suo merito l'insurrezione ungherese del 1848-49 non degenerò in eccessi rivoluzionari. Proclamata la decadenza degli Asburgo dalla corona ungarica (14 apr. 1849), K. evitò la instaurazione della repubblica che avrebbe scisso l'unità nazionale. Pur essendo protestante, dimostrò deferenza per la maggioranza cattolica del suo paese.

BIML.: Opere: Souvenirs et écrits de mon exil, Parigi 1880. Studi: F. Bettoni-Cazzago, Gli italiani nella guerra d'Ungheria 1848-49, Milano 1887; L. Chiaia, Politica segreta di Napoleone III e di Cavour (1838-67), Torino 1895; Ch. Sproxton, Palmerston and the hungarian revolution, Oxford 1910; M. Menghini, Luigi K. nel suo carteggio con Giuseppe Mazzini, Roma 1921; A. Vigevano, La legione ungherese in Italia (1859-67), Roma 1924; E. V. WINDESHEIM, Ludwig K. in America (1851-52), in Preussische Jahrbücher, 1925, pp. 237-81; St. Hajnal, A. K. emigráció Törökországban, Budapest 1927; E. Kastner, Mazzini e K., Firenze 1929; A. Ber-zaviczky, Gli esuli ungheresi nella seconda metà del sec. XIX, in Rassegna stor. Risorg., it., 19 (1932), p. 182 sgg.; C. A. Ferreira, Storia del Regno d'Ungheria in relazione con la storia italiana, Napoli 1933; E. Kastner, Il contributo ungherese nella guerra del 1859, Firenze 1934; G. Falzone, Italia e Ungheria nel Risorgimento, Palermo 1940; D. Jánossy, A. K. emigráció Angliában és Amerikában, Budapest 1940; S. Markus, Luigi K. e i siciliani nel 1843, Palermo 1948; id., I surdi del Risorgimento e l'Ungheria, Cagliari 1948; L. Pasztor, La guerra d'indipendenza italiana nel 1848 e il problema dei soldati ungheresi in Italia, Milano 1948; cf. inoltre lo studio di G. Péterffy sul clero ungherese nel 1848 in L'osservatore romano, 23 genn. 1949, n. 18; S. Markus, La missione del console Marcello Cerruti nel 1849, Roma 1950.