KRŠNA

KRŠNA. - Prima di essere identificato con il dio Višnu e innalzato agli onori del culto, K. fu un valoroso principe della stirpe dei Višni, che avendo tolto a Kamsa, tiranno di Mathurā, il regno e la vita, divenne il capo e l'eroe nazionale degli Yādava. Da parte di padre, era cugino dei Paṇḍuḍi, con i quali lo si trova alleato nella grande battaglia, descritta nel Mahābhārata che finisce con la sconfitta dei Kuruḍi.

Ma K. non fa sempre bella figura nel poema epico. Eroe nell'ora della battaglia, non ha troppi scrupoli nella scelta dei mezzi quando si tratta di ottenere un successo. È lui che induce Arjuna a far cenno a Bhima di rompere le cosce a Duryodhana con il colpo di clava vietato ai duellanti dalle regole cavalleresche, e la sua condotta non è sempre degna del dio fatto uomo, che nella Bhagavadgītā (v.) impartisce ad Arjuna così alti ammaestramenti. Per la complessa figura del dio, derivata dalla fusione di varie divinità, V. INDUISMO. Qui si fa cenno soltanto degli elementi costitutivi della leggenda di K., nella forma in cui fu tramandata dal Haricamla o «Genealogia di Hari (Višnu)», appendice del Mahābhārata, non più antica del III sec. d. C.

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(da K. K. Populić, Archivare, Lipsia 1900, 1 vol.) KRUMBACHER, KARL - Dedica autografa in latino. Esemplare della Biblioteca Vaticana.
Il profeta Nārada aveva predetto a Kaṃsa, re di Mathurā, che egli sarebbe stato ucciso dall'ottavo figlio di sua cugina Devakī, moglie di Vasudeva. Il crudele tiranno aveva perciò fatto uccidere i primi sei figli di Devakī, e solo per un miracolo era scampato il settimo alla morte. Vasudeva decise allora di salvare l'ottavo con un inganno, e quando nacque, lo sostituì con la figlia del pastore Nanda, la quale era nata nello stesso giorno, K., incarnazione (avatāra) del dio Viṣṇu, fu allevato tra i pastori, come figlio di Nanda, e dette prova di una forza miracolosa quand'era ancora lattante, rovesciando con un calcio un grosso carro, sotto il quale era stato messo a dormire. In età di sette anni, sostenne una lotta vittoriosa con il re dei serpenti, e uccise un temuto demonio. La sua giovinezza trascorse in mezzo a giuochi e danze, non senza amoreggiamenti con le pastorelle (gopi) del Vṛndāvana, finché, ritornato a Mathurā, per invito di Kaṃsa, uccise di propria mano l'odiato tiranno.

La vita pastorale di K. è assolutamente ignorata dal Mahābhārata e però appartiene a una biografia leggendaria più tarda. Il Bhandarkar la mette in rapporto con la comparsa degli Abhīra, pastori nomadi, che, nei primi secoli dell'era volgare, occuparono il Rājputāna portando «probabilmente» seco il culto del dio fanciullo, di derivazione cristiana. Ma questa ipotesi non è suffragata da prove, che tali non possono esser considerate somiglianze esteriori come l'infanzia in umile stato, il padre putativo e la strage degli innocenti figli di Devakī. Le gesta infantili di K.-Viṣṇu sono poi più convenienti a un Ercole fanciullo che a Gesù bambino; si deve quindi considerare autoctona la leggenda del Harivaṇṭa. Paesi sono invece le derivazioni cristiane nel V libro del Viṣṇupurāṇa, sebbene non sia possibile fissarne la data a causa dell'incertezza riguardo all'età e alla formazione del Purāṇa (v.). Non si sa quando Mathurā incominciò ad essere considerata la Betlemme indiana, ma la festa nella natività di K. (Kṛṣṇajāmāṣṭamī), nell'8° giorno della quindicina oscura del mese di Bhādrapada, data almeno dal XIII sec., ed è una probabile imitazione del Natale cristiano.

BIBL.: R. G. Bhandarkar, Vaiṇavism, Śaivism and minor religious systems, Strasburgo 1913; R. Garbe, Indien u. das Christentum, Tubinga 1914, p. 254 sgg. Ferdinando Belloni Filippi
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“KRŠNA.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 467. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/krsna.