LAMBERTI, FAMIGLIA

LAMBERTI, FAMIGLIA. - NICCOLÒ, scultore fiorentino la cui personalità è stata scissa solo di recente (1931) da quella di Niccolò di Luca Spinelli da Arezzo, con il quale era stata confusa in seguito ad errore del Vasari.

Attivo fin dal 1388 nell'Opera del duomo di Firenze, lavorò alla Porta della Mandorla (1393-94, 1407), alla Porta dei Canonici (1402-1403), alle statue della facciata (4 Santi e 4 Padri della Chiesa), rimossi quando nel 1588 fu demolita la vecchia facciata. Nel 1401-1402 prese parte al concorso per la seconda porta del Battistero e nel 1415 terminava la statua di S. Marco che, insieme con quelle degli altri 3 Evangelisti (commesse rispettivamente a Donatello, a Nanni di Banco, al Ciuffagni), doveva venir collocata sulla facciata del Duomo (le statue sono oggi nell'incerto). Legato alla tradizione trecentesca, Niccolò non partecipò del movimento innovatore di Donatello ma insisté stancamente nel gioco decorativo del linearismo tardogotico (cf. il S. Luca, già in Orsanni-chele, ora al Bargello, del 1403-1406, e il S. Marco); tale maniera egli portò a Venezia ove lavorò dal 1416 alla decorazione della facciata di S. Marco (fregio e coronamento dell'arco centrale); passò poi a Bologna ove è ricordato ancora nel 1429 (restauro del Palazzo degli Anziani). A Venezia lavora con lui il figlio PIERO (n. a Firenze ca. il 1393, m. a Venezia intorno al 1434). Mentre non si hanno opere sicure nel periodo fiorentino (l'attribuzione a lui di un'Annunciazione in Orsannichele e della tomba di Onofrio Strozzi in S. Trinita non sembrano sostenibili), Piero firma a Venezia, con Giovanni di Martino da Fiesole, la tomba Mocenigo in SS. Giovanni e Paolo (1423); e sul modello della tomba di Giovanni XXII erige, con la collaborazione di Giovanni di Bartolomeo da Firenze, il monumento Fulgosio (1431) nella chiesa del Santo a Padova. Gli vengono attribuite, tra l'altro, in S. Marco a Venezia, le figure reggidocconi sul lato della Basilica verso S. Basso; con Piero, e con il suo collaboratore Giovanni di Martino, quasi concordemente si identificano i "duo sottili fiorentini" che firmarono

il capitello della Giustizia in Palazzo Ducale, mentre assai controversa è l'attribuzione a lui (De Fabriczy, 1902) del noto gruppo angolare del Giudizio di Salomone. Dopo un soggiorno a Verona (1430), nel 1434 lavorava alla Cura d'Oro.

BIBL.: L. Plannscig, Nicolò di Piero I., in Thieme-Becker, XXV, pp. 436-38, e Piero di Nicolò L., ibid., XXVIII, pp. 24-25 (con bibl. prec.); Venturi, VI (1908), p. 222 sgg.; VIII, II (1924), p. 473; G. Fiocco, I. La Venezia, in Dedalo, 8 (1927), pp. 287-313, 343 sgg.; U. Procacci, Nic. di P. L., detto di Pela di Firenze e Niccolò di Luca Spinelli da Arezzo, in Il Vasari, 1 (1928), p. 200 sgg.; L. Plannscig, Die Bildh. Venedigs in d. I. Hälfte d. Quattrocento, in Jahrb. d. Kunsthist. Samml. (Vienna), nuova serie, 4 (1930), pp. 47-120; G. Fogolari, Gli scultori toscani a Venezia nel 1400 e B. Buon veneziano, in Arte, nuova serie, 1 (1930), pp. 427-64; G. Fiocco, in Riv. d'arte, 12 (1930), pp. 565-68 e 13 (1931), pp. 266-84; G. Fogolari, Ancora di B. Buon scultore veneziano, in Arte, nuova serie, 3 (1932), p. 27 sgg.

Maria Vittoria Brugnoli