LATONA (ἈΝΤΏΝ)

LATONA (Ἀντών). - De greca figlia del titano Koios e di Phoebe; amata da Zeus, per sottrarsi ai furori di Era, si rifugiò a Delo - l'isola errante dell'Egeo che da allora divenne stabile - dove dette alla luce Artemide e Apollo (nascita ricordata con due feste quivi celebrate il 6 ed il 7 Thargelione).

A Delo si trovava pure il principale dei santuari sacri a L. (Ἀντών) con una statua arcaica in legno ed una palma di bronzo, che ricordava quella a cui la dea si era aggrappata all'atto del parto; nella stessa isola, inoltre, le sue feste (Ἀντών) ed il suo culto erano strettamente connessi con quelli dei suoi figli. Vari altri templi erano sparsi nella Grecia, a Creta, ma soprattutto nell'Asia Minore, sua patria d'origine, dove era venerata quale «signora» e quale protettrice delle tombe e dei giuramenti; in questi paesi, inoltre, sembra fosse originariamente connessa con la vegetazione e con riti cronici.

Statue greche di L. furono anche collocate a Roma nel tempio di Apollo sul Palatino (da Augusto) ed in quello della Concordia; rappresentazioni della dea con il nome di Letum compaiono anche su specchi etruschi d'età ellenistica.

Bibl.: M. P. Nilsson, Minoan-myeenaean religion, Lund 1927, p. 444 sq.; Wehrli, s. V. in Pauly-Wissowa, Suppl. V, col. 555 sq.; G. Barbieri, s. V. in F. de Ruggiero, Diz. epigr., Cesare D'Onofrio

LA TOUR D'AUVERGNE, HENRI-ALPHONSE-GODEFROY-BERNARD, principe di LAURAGIAS e di. - Uomo politico francese, n. il 21 ott. 1823 a Parigi, m. il 5 maggio 1871 al castello di Angliers (Vienne). Entrò a 18 anni nella carriera diplomatica, quale addetto al Ministero degli esteri. Nell'apr. 1849 sbarcò a Civitavecchia insieme all'aiutante di campo del generale Oudinot con l'incarico di rassicurare la popolazione sulle intenzioni francesi e di predisporre tutto per il pacifico sbarco del corpo di spedizione.

Ministro di Francia a Weimar, a Firenze, a Torino nel 1859-60, ambasciatore a Berlino. Di sentimenti rigidamente cattolici, successe nell'ott. 1862 al La Valette all'ambasciata di Roma. Vi trovò i rapporti tra la Francia e la S. Sede piuttosto tesi, soprattutto a causa dell'atteggiamento del suo predecessore, il quale non faceva mistero della sua ostilità verso la S. Sede. Il nuovo ambasciatore, incaricato di far presente al Papa la necessità di riconoscere per lo meno de facto, se non de iure, l'occupazione di una parte del territorio pontificio da parte del Regno d'Italia, consigliò pure l'attuazione di riforme nello Stato della Chiesa. Le relazioni tra le due parti migliorarono, ma la S. Sede troppo si illudeva sul supposto cambiamento della politica francese dopo l'avvento di Drouyn de Lhuys al Ministero degli esteri. La posizione del L. T. d'A., persona assai grata a Pio IX, diveniva di giorno in giorno più difficile ed il principe salutò con sollievo nell'ott. 1863 il suo trasferimento a Londra. Nominato ministro degli Esteri nel 1869, divenne nel luglio 1870 ambasciatore a Vienna e negoziò un accordo tripartito austro franco-italiano contro la Prussia, accordò che non fu concluso per l'intransigenza di Napoleone III sulla Questione romana.

Bibl.: A. Robert-E. Bourloton-G. Cougny, Dictionnaire des parlementaires français, III, p. 610; E. Bourgeois-E. Clermont, Rome et Napoléon III, Parigi 1907, passim; J. Maurian, La politique ecclésiastique du Second Empire, ivi 1930, passim; S. Jacini, Il tramonto del potere temporale nelle relazioni degli ambasciatori austriaci a Roma, Bari 1931, passim; L. M. Case, Franco-Italian relations 1860-65. The Roman question and the contention of September, Filadelfia 1932, passim. Silvio Furlani