LATINO CRISTIANO. - È la lingua speciale (lingua di gruppo) dei cristiani, formatasi entro la cornice del tardo latino nelle comunità paleocristiane. Con l'espansione del cristianesimo essa è divinata, a poco a poco, la lingua comune dei popoli latini e da essa sono sorte le lingue romanze.
I. EVOLUZIONE
Il messaggio cristiano, superate le frontiere della Palestina, fu da principio formulato nella xovvì greca, che, in un primo tempo, fu la lingua ecumenica del cristianesimo.Gli antichi testi cristiani greci provenienti da Roma e dalle più antiche comunità della Gallia attestano che le comunità primitive dell'Occidente erano greche. D'altra parte, i più antichi documenti cristiani dell'Africa del nord sono redatti originariamente in latino; ma essendo i testi latini dell'Africa saturi di elementi greci, bisogna supporre non solo una predicazione greca, ma anche una prima fase greca anche della Chiesa africana. Si è creduto a lungo che la latinizzazione delle comunità cristiane abbia avuto luogo innanzi tutto nella Chiesa dell'Africa del nord e che questa abbia poi contribuito molto a la tizzazione la Chiesa di Roma. Ora però si fa sempre più evidente che il processo di latinizzazione della comunità di Roma era già in corso verso la metà del sec. 11, il che significa che ci si trova di fronte ad una evoluzione contemporanea in Africa e a Roma. Verso le metà del sec. 11, infatti, a Roma si comincia a tradurre in latino la Bibbia e altri testi cristiani scritti originariamente in greco, ad es., la prima epistola di s. Clemente. Quanto alla lingua liturgica, sembra che la Chiesa romana non si sia decisa che assai tardi a latinizzare interamente la liturgia, specialmente la liturgia eucaristica (metà del IV sec.).
Il processo di differenziazione dell'idioma cristiano occupò il corso di qualche generazione, mutando a poco a poco nei circoli cristiani la fisionomia della lingua latina. In questo processo di differenziazione, che è inoltre caratterizzato da un riavvicinamento alla lingua popolare, hanno avuto una parte assai importante le più antiche versioni della Bibbia. Dopo il periodo creatore dei due primi secoli, in cui il 1. c. si è formato e si è stabilizzato, si può cogliere come una specie di rallentamento nell'evoluzione, che è al tempo stesso un consolidamento. Poi, durante la seconda metà del sec. 11, dopo la pace di Costantino, si assiste di nuovo ad una attività creatrice, ma in questo caso si tratta piuttosto di una creazione dottrina di termini tecnici teologici, che vanno ad aggiungersi alle formazioni popolari dei primi secoli cristiani. Nel sec. 5, poi, vige una specie di conservato-
rismo linguistico che, pur conservando l'eredità dei primi secoli cristiani, si orienta verso norme più tradizionali.
Questa evoluzione è la conseguenza dell'emancipazione sociale e culturale delle comunità cristiane, che importa un certo normativismo linguistico, insegnato dalla scuola. In questo modo fa la sua comparsa un certo umanesimo cristiano, fortunata combinazione di elementi linguistici e stilistici provenienti dalla tradizione letteraria di Roma e di elementi specificamente cristiani, che sta alla base della letteratura cristiana al suo apogeo.
II. TRATTI CARATTERISTICI
Il cristianesimo ha raccolto i suoi primi adepti soprattutto in mezzo al proletariato urbano. Ne consegue che, al momento decisivo della prima formazione dell'idioma, prevalsero le tendenze del volgo, e questo non solo per il grado sociale dei primi cristiani, ma anche per una causa di ordine psicologico: ed è che i cristiani respingevano decisamente l'esclusivismo e il normativismo del latino colto, che erano la conseguenza di una certa esagerazione del valore attribuito alla forma letteraria accurata. Un certo utilitarismo prende il posto del conservatorismo reverenziale, che regolava la vita della lingua nei circoli pagani colti.La prima evoluzione del latino dei cristiani viene così caratterizzata da una tendenza democratica, che si manifesta soprattutto nelle antiche versioni della Bibbia, le quali, a loro volta, esercitarono un influsso intenso e durevole sulla lingua con cui comunicavano i circoli cristiani. Nel corso del II e III sec. si elabora tutto un vocabolario tecnico dei cristiani, che resterà in uso sino alla fine del periodo latino, passerà nelle lingue romane, si manterrà nel latino medioevale e servirà di esempio alle lingue di tutti i popoli, che adotteranno il cristianesimo, predicato dalla Chiesa di lingua latina. Ora, per comprendere bene bisogna rendersi conto del fatto che, in origine, il cristianesimo era predicato in greco e che le idee e le istituzioni cristiane sono penetrate nell'Occidente con nomi greci. Dietro ogni termine tecnico dei due secoli si nasconde o si mostra un originale greco.
Nel latinizzare il vocabolario tecnico più antico si sono applicati tre processi: o s'è presa in prestito la parola greca, o s'è creata una parola nuova, o s'è dato un senso nuovo a parole già esistenti in latino. Si può dire in generale che le cose o le istituzioni più o meno concrete hanno conservato il nome straniero di origine, rendendo ordinario nei circoli cristiani tutto un vocabolario tecnico preso ad imprestito: ad es., i nomi: apo-stolus, ecclesia, baptisma, catechumenus, diaconus, episcopus, ecc.; i verbi: baptizare, blasphemare, propheteare, ecc. Ci sono poi alcune categorie d'idee che fin dal principio sono state invece interpretate con parole puramente latine, sia con neologismi lessicolo-gici, sia con neologismi semascolo-gici: così le nozioni in stretta relazione con la dottrina cristiana hanno trovato quasi sempre una interpretazione latina, ad es., tutto il vocabolario della carità cristiana (caritas, dilectio ecc.) è latino. Lo stesso avviene per il vocabolario della salvezza e della redenzione (salus, salutare, salvare, salvator, ecc.), per quello dell'opposizione fra carne e spirito (spiritualis, carnalis, ecc.). Più tardi la terminologia teologica e dogmatica sarà quasi esclusivamente latina. Molto spesso, poi, non si creavano parole nuove, ma la stessa lingua comune offriva un punto di partenza e allora uno spostamento di senso era sufficiente per interpretare un'idea cristiana. Le parole pax, confiteri, salus, gratia, caro, hanno adottato un senso nuovo.
La differenziazione lessicolo-gica non si limita a termini tecnici indicanti cose cristiane; nei circoli cristiani, infatti, si formò buon numero di parole nuove che non indicano cose, idee o concezioni specificamente cristiane, ma piuttosto idee generali. Questo fatto sorprendente non può venir spiegato se non riferendosi alla concezione stessa della lingua speciale, che implica di per sé una differenziazione in tutto il dominio della lingua, senza bisogno di una necessità esteriore per ogni singolo caso: di questa specie sono: appetitare, arrepitire, beatificare, beneplacitum, cohabitare, concrembere, cooperatio, cooperato, corruptibilis, fornicari, immarcescibilis, damnator, ecc.
Anche nel campo sintattico si possono segnalare differenziazioni, che non si giustificano con il bisogno concreto di una espressione tecnica. In questo caso si tratta assai spesso di tendenze generali della lingua, che, nella società linguistica dei cristiani, hanno portato ad una evoluzione speciale. Si potrebbe accennare, ad es., l'uso speciale di aggettivi di appartenenza, in luogo del genitivo, in espressioni fisse come: divina gratia, passio dominica, apostolica praecepta, divina misericordia, ecc.; una certa predilezione per costruzioni libere ed espressive, come quella del singolare collettivo, del nominativo isolato, ecc.; l'uso di certe costruzioni verbali, come quella di ad con i verba dicendi, di benedicere con l'accusativo, dell'uso tecnico della frase credere in. Assai spesso, come nell'ultimo dei casi citati, l'uso latino è stato stimolato dall'esempio di costruzioni ebraiche o greche, ad es., la perifrasi del futuro con i verbi coepi, incipio, l'interrogazione indiretta introdotta con si, e, nella maggior parte dei casi, con l'indicativo; l'uso dell'infinito finale; l'uso del genitivo in espressioni come homo peccati, ecc.
III. IL LATINO DELLA CHIESA
È un ramo particolare del latino dei cristiani. La forma più antica del latino della Chiesa si trova nel latino delle antiche versioni della Bibbia che sono state redatte in una lingua assai popolare. I traduttori, persone semplici e senza formazione letteraria, hanno attinto largamente allo idioma del popolo ed hanno praticato al tempo stesso un estremo letteralismo, privi com'erano di preoccupazioni letterarie, traducendo parola per parola, conservando assai spesso la costruzione sintattica dell'originale greco che aveva già subito, sotto parecchi rispetti, l'influsso dell'ebraico. A cagione dei numerosi elementi esotici di carattere linguistico e stilistico, la lingua delle antiche versioni, pur essendo estremamente popolare, aveva un carattere particolare, che la distinguiva nettamente dalla lingua corrente delle comunità cristiane.Queste antiche versioni hanno generalmente urtato il gusto dei letterati per il loro carattere popolare e al tempo stesso esotico. L'attanzio osserva che il carattere volgare delle antiche versioni scandalizzava i letterati e che questo costituiva un ostacolo insormontabile per molti di essi, imbevuti della cultura letteraria dell'epoca. Tuttavia, nei circoli cristiani, questa forma rude e poco letteraria venne alla fine accettata, come lo stile biblico. Nelle sue Locutiones in Heptateuchum, s. Agostino si sforza di segnalare e di spiegare le particolarità di lingua e di stile delle antiche versioni, caratterizzandole come elementi biblici, e riconosce l'esistenza di una lingua e di uno stile biblici, ben distinti non solo dalla lingua comune delle persone colte, ma anche dalla lingua corrente dei cristiani; i accettati e nei suoi libri De doctrina chri-stiana raccomanda la Bibbia come un esempio di eloquenza cristiana. Dopo Lattanzio avviene uno spostamento nel senso intimo della lingua, e ciò spiega come Girolamo, letterato e buon conoscitore del latino letterario, rivedendo le antiche versioni della Bibbia abbia potuto conservare molte parole ed espressioni, assai ardite e persino volgari. Per i contemporanei di s. Girolamo, questi elementi si erano nobilitati come tradizionali della lingua biblica.
Una forma più matura del 1. c. si manifesta nel latino liturgico. In conseguenza del fatto che la liturgia occidentale, e in particolare quella di Roma, è stata latinizzata in epoca assai tarda, il latino liturgico di Roma presenta, nella sua forma più antica, una fase assai evoluta del latino dei cristiani. Per questo il latino liturgico si distingue chiaramente dal latino biblico, che porta, ancora e sempre, alcune tracce delle versioni più antiche della Bibbia.
La liturgia latina romana ha potuto attingere, sin dalle origini, a tutte le ricchezze di un idioma maturo;
il suo stile è una creazione romana autonoma, che si distingue nettamente dallo stile della preghiera orientale, e si manifesta in primo luogo nei testi liturgici più antichi, come il canone della Messa. Esso ha subito influenze diverse in diverse epoche: influenze bizantine, gallicane ed altre, ma tutte queste influenze, che nella maggior parte dei casi tendono a diminuire il carattere assai severo e ieratico dello stile romano in favore di uno stile più misterioso, più poetico, o più affettivo, non sono mai riuscite ad eliminare del tutto il carattere di sobrietà solenne, di unzione virile e austera dell'antico stile romano. Il stile assai solenne e ieratico del Canone della Messa è un stile dell'antico stile romano; è imparentato con lo stile dell'antico preghiera nazionale di Roma, da cui ha tolto la ricerca del grandioso, la verbosità e la precisione giuridica. Grazie al fatto che l'Occidente rimasto a lungo fedele allo spirito primitivo, che lasciava certe preghiere liturgiche all'improvvisazione, sia spontanea, sia premeditata, del celebrante, si è reso possibile il sorgere di forme liturgiche tradizionali; e s'è formato un formulario ed uno stile tradizionale per certi tipi di preghiere; per essi gli «ormus» hanno un loro stile e i «prefazi» un altro.
Nello stile curiale il latino della Chiesa ha trovato la sua espressione più ufficiale, che si allontana coscientemente dal carattere popolare della lingua comunemente usata dalle comunità cristiane, e ha subito l'influsso esercitato dalla lingua del diritto romano e soprattutto dallo stile dei documenti ufficiali dell'Impero; resta quindi fedele alle norme assai severe fissate dal latino colto.