LEANDRO di SIVIGLIA, santo. - N. a Cartagena, da famiglia romana, prima del 549, m. a Siviglia il 13 marzo 600 o 601. Prima monaco benedettino e poi metropolita di Siviglia, il suo nome va legato alle principali vicende di quell'epoca cruciale. Ebbe grande influsso nella conversione di s. Ermenegildo e perciò fu esiliato dal padre di lui, Leovigildo (569-86). Intorno al 580-82 L. si trova a Costantino-
poli in missione diplomatica da parte della Chiesa visigotica e vi stringe amicizia con il futuro s. Gregorio Magno, che induce a scrivere i Moralia.
La grande opera di L. fu l'evangelizzazione dei Visigoti e la conversione di Recareto, seguita da quella del suo popolo e solennemente ratificata nel III Concilio di Toledo (580): essa « fu opera di fede e di industria » di L., come afferma suo fratello s. Isidoro. La solenne predica pronunciata in quell'occasione da L. è uno dei rari esemplari del genere oratorio fra i Visigoti.
Sono andati perduti due scritti polemici antiariani e l'epistolario di L., ricordati da s. Isidoro. Resta invece il trattatello De institutione virginum et de contemptu mundi, dedicato alla sorella Fiorentina, seguito da 31 capitoli di carattere ascetico-disciplinare. L'opera è un gioiello della letteratura ascetica, dove in mezzo a copiose reminiscenze delle lettere di s. Girolamo, della Regola di s. Agostino, di Cassiano e di altri, si scorge un dire personale meno di nobiltà e pernicato di semplicità affettuosa.
È iscritto al Martirologio romano al 27 febbr.; in Spagna è venerato come dottore.