LAURANA, LUCIANO. - Architetto, n. a Zara probabilmente tra il 1420 ed il 1425, ed operoso a Napoli, Mantova, Urbino, Pesaro, Senigallia; m. a Pesaro nel 1479.
A lui viene attribuito l'arco di Alfonso d'Aragona nel Castelnuovo di Napoli ma la sua attività documentata è limitata alle Marche, con epicentro Urbino, tanto che s'è parlato di una «architettura urbana», avente a prototipo il Palazzo ducale di quella città e quale creatore il L. Il Palazzo ducale (non completamente terminato) può essere considerato come la prima reggia moderna, dove l'architettura non è fine a se stessa, ma armonizzata mirabilmente con la natura; esso determina un ambiente scenografico di intensa armonia, che s'inserisce nel paesaggio in modo perfetto. Fino a qual punto tutto ciò sia merito del dalmata è argomento sottile da dimostrare. In verità la figura di lui è ancora più enigmatica di quella del suo omonimo conterraneo e contemporaneo Francesco Laurance (v.) scultore. È difficile a definirsi la sua formazione e la sua stessa attività; sicché recentemente questa incertezza ha dato luogo a tentativi di togliere a lui lo stesso Palazzo ducale, a tutto vantaggio di Francesco di Giorgio, l'artista senese che fu a lungo alla corte dei Montefeltro, e al quale viene assegnata, a ragione, la chiesa di S. Bernardino nelle vicinanze della città.
Probabilmente l'ideatore della fabbrica dovette sottostare a due volontà che sembrano dominare ed aver contribuito a dare coerenza stilistica ad una fabbrica tanto vasta e costruita in un lungo periodo di tempo: e cioè la mente del duca Federico che s'intendeva di architettura, e il genio di Piero della Francesca, al cui gusto la solenne e chiara architettura del Palazzo così bene si ricollega. Poiché sembra azzardata l'ipotesi che tutta la fabbrica urbana sia di Francesco di Giorgio, convien riferire al L. quella parte dell'edificio che risponde maggiormente all'estetica perifrancescana, e cioè tutto il corpo centrale. Ivi le forme sono equilibrate, di una purezza cristallina e di una calma solennità. Il cortile d'onore, che raccoglie ed armonizza le varie membrature del Palazzo, è certamente la parte più pura di esso, in quanto non è stato alterato da aggiunte o decorazioni. Ivi l'autore ha raggiunto una armonia assoluta. È da concludere che l'architetto del Palazzo di Urbino (e non v'è ragione di ritenere che non sia il L.) pur avendo sentito in modo fortissimo l'influsso di Piero, onnipotente in quest'opera, debba essere annoverato tra i più puri e grandi architetti del Rinascimento, come colui che seppe dare alla sua fabbrica una solenne e musicale armonia, con una sensibilità davvero sublime per lo spazio racchiuso.
I modi del L. sono visibili, oltre che in diversi palazzi urbani, nella «Corte Alta» di Fossombrone, nei Palazzi ducali di Gubbio, Fossombrone e Pesaro e nella rocca di quest'ultima città; sono però assai alterati. - Vedi tav. LVIII.